Con la cerimonia per la ricorrenza dei 70 anni dal rastrellamento del Vel d’Hiv, il 16 e 17 luglio 1942 a Parigi, François Hollande ha definitivamente riconosciuto la responsabilità della Francia per questo crimine: 13.152 ebrei arrestati (di cui4115 bambini) dalla polizia francese, ammassati al Vélodrôme d’Hiver nel XV arrondissement e poi deportati nei campi di sterminio. Il Vel d’Hiv, come ha spiegato Raphaël Esrail, presidente dell’Unione dei deportati di Auschwitz, “per noi francesi incarna oggi il genocidio”.
Hollande ha affermato che il rastrellamento è stato “un crimine commesso in Francia, dalla Francia”. Per primo ad ammettere le responsabilità francesi erano stato Jacques Chirac nel ’95. Prima di lui, François Mitterrand, che era andato nel ’92 sul luogo dove sorgeva il Vel d’Hiv (che non esiste più), era rimasto silenzioso. Troppe ambiguità pesavano sul suo proprio passato: l’amicizia con René Bousquet, che fu il capo della polizia che ordino’ il rastrellamento, la corona di fiori messa sulla tomba di Pétain, un passato da “gioventù francese”… Chirac aveva avuto il coraggio di affrontare la verità e di dire che la colpa non era dei tedeschi, ma dei francesi. Sarkozy si era mostrato insofferente verso tutti gli atteggiamenti di “pentimento” rispetto alla storia passata e quindi aveva ignorato il Vel d’Hiv. Hollande riprende la strada aperta da Chirac, e aggiunge: il crimine non è solo stato commesso “in Francia, dalla Francia”, ma anche “contro la Francia, un tradimento dei valori che la Resistenza, la Francia libera, i Giusti hanno saputo incarnare con onore”. Hollande affronta anche il presente, in un paese dove l’antisemitismo e il razzismo si diffondono: “quattro mesi fa – ha ricordato nella cerimonia di domenica 22 luglio – dei bambini sono morti per la stessa ragione di quelli del Vel d’Hiv, perché erano ebrei”. Sul massacro alla scuola ebraica di Tolosa, perpetrato da Merah, che già aveva ucciso dei militari, la giustizia non ha ancora fatto tutta la chiarezza possibile. Dalle pubblicazioni delle registrazioni del dialogo tra Merah e la polizia, prima dell’assalto finale dell’appartamento dove si era rinchiuso, affiorano ambiguità sulle relazioni che il fanatico aveva con i servizi segreti.
pubblicato il 23 luglio 2012
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