Dopo l’Alitalia, anche la premiata compagnia di bandiera giapponese, fiore all’occhiello del Giappone “number one” che negli anni ‘70 si era lanciato alla “conquista” dell’Occidente, si è dovuta arrendere. Ieri il presidente Nishimatsu ha portato i libri in tribunale, sanzionando così il sesto fallimento più grande nella storia del Giappone: 16 miliardi di dollari, metà dei quali accumulati negli ultimi due anni. Nessuna pietà per i cosiddetti “poveri risparmiatori”: chi ha scommesso sull’ennesimo salvataggio governativo del resto non può cnsiderarsi un “povero risparmiatore”, ma uno speculatore sfigato. Poi, senza nemmeno chiedere scusa o valutare non dico il tradizionale harakiri, ma magari l’altrettanto tradizionale ritiro in monastero, si è infilato in una macchina rifiutando ogni commento ai giornalisti.
La JAL, il cui titolo ha perso il 90% in un mese e oggi vale appena 150 milioni di dollari, meno delle Linee Aeree Croate e di un nuovo Boeing 747, continuerà tuttavia a volare. Il governo giapponese, cui va il merito di non aver ceduto alla tentazione dell’ennesimo “prestito ponte” (ne erano stati concessi 4 negli ultimi anni, dopo la privatizzazione avvenuta nel 1987) ha infatti immediatamente annunciato il piano di ristrutturazione. Un piano severo, che prevede il taglio di oltre 15 mila posti di lavoro, la cancellazione di numerose tratte nazionali, la rottamazione (o la vendita) di molti vecchi, inefficienti aerei e l’acquisto di nuovi. Un’operazione simil ALITALIA, che tuttavia verrà affidata ad un imprenditore sui generis. Il “vecchio” (77 anni) Kazuo Inamori, l’inventore dei famosi coltelli di ceramica (ha fondato e presiede la Kyocera). Inamori è un fervente buddista, e dieci anni fa è stato ordinato formalmente monaco. Durante la settimana lavora, il week end lo passa in monastero, a meditare. C’è solo da sperare che raggiunga presto l’illuminazione, e che trovi una soluzione per i 15 mila “esuberi”, ai quali, per ora, non è stata offerta neanche la cassa integrazione. Fra due anni, finiscono per strada.
pubblicato il 19 gennaio 2010
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Mentre in Cina se ne parla poco, in Giappone è quasi lutto nazionale. Il sorpasso cinese. Oramai è pressochè ufficiale: l’economia cinese, che quest’anno nonostante tutto e tutti pare continui a crescere attorno al 9%, ha superato quella giapponese. La Cina è dunque diventata ufficialmente la seconda potenza economica mondiale. Per lo meno in dollari, la valuta di “riferimento” per questo tipo di calcoli (ma chissà per quanto ancora: teniamo d’occhio lo yuan, che già viene di fatto utilizzato per scambi commerciali in Asia).
La maggior parte della stampa giapponese vive questo storico sorpasso con moderazione e invito alla riflessione, ma non mancano editoriali nazionalistici (Sankei Shinbun) e accuse al nuovo governo di centrosinistra (installatosi da appena 4 mesi…) di non non aver fatto abbastanza per fermare l’avanzata cinese. La cosa più interessante è che invece in Cina governo e mass media non sembrano “pompare” la notizia: probabilmente, come osserva guistamente Francesco Scisci su La Stampa, per evitare che il primato economico obblighi Pechino ad assumersi maggiori responsabilità finanziarie, politiche e militari nel mondo. Cosa che i dirigenti cinesi vogliono evitare o quanto meno rimandare il più possibile
pubblicato il 31 dicembre 2009
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L’idea è partita da due giovani donne stufe del solito tran-tran in ufficio. Si sono dimesse e per andare avanti hanno deciso di subaffittare le loro rispettive case, molto grandi, che avevano ereditato. Tre stanze ciascuna, salone e servizi in comune. Ora è diventato un business di cui parlano tutti, a Tokyo. parliamo di TKGF (Tokyo Girls House),l’agenzia immobiliare per sole donne fondata da Kana Arai e Kumiko Tahara. Il prodotto che offrono è nuovo e molto appetibile. Una sorta di “comune”: grandi case arredate, con più camere, servizi in comune. Stanno andando a ruba. “Si perde qualcosa in privacy – spiega una delle fondatrici, Kumiko – ma fra donne non è un problema. Soprattutto se in cambio hai la possibilità di vivere in centro, con tutte le comodità, ad un prezzo imbattibile”. L’agenzia TKGF oltre alla casa, offre anche una consulenza “sociale”. Quali sono le altre inquiline, che lavoro fanno etc etc. le proprietarie intervengono personalmente anche per risolvere eventuali liti o tensioni interne.
pubblicato il 26 novembre 2009
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A volte ritornano. E ti rendi conto che ci sono sempre stati, nascosti nei vivaci sotterranei di Tokyo. Ogni tanto, come i famosi “kappa”, le creature del sottosuolo di Akutagawa Ryunosuke (magico scrittore del primo nocevento, autore di feroci satire sociali e morto suicida a soli 35 anni) fanno una capatina in superficie. E devi acchiapparli al volo.
Ho avuto modo lo scorso week-end di rivedere – e riascoltare – un paio di “miti” degli anni ‘70 giapponesi.
Il gruppo hard rock “Zuno Keisatsu” (Polizia del Cervello), guidato da “Panta-chan” sorta di Demetrio Stratos locale, i cui brani sono ancora oggi “off limits”, e “Kono buttai”, una intrigante pièce di “butoh”, il teatro d’avanguardia fondato dai mitici Hijikata Tatsuno e Ohno Kazuo (ancora vivo, 104 anni, segno che danzare, anche a livelli stremi, fa bene!) ad opera del danzatore Meguro Daiji, uno dei giovani continuatori di questa intrigantissima scuola. Un’ora di esercizi a corpo libero, usato sia come strumento di autoliberazione, sia come un’arma impropria, ma efficacissima, contro l’apatia e la rassegnazione. Se siete in letargo, vi dà la sveglia, se siete svegli, vi ipnotizza. Comunque, una bella scossa.
Per chi volesse approfondire la faccenda del Butoh, ecco un recente video girato nel 2007, nello studio Asbestos (ora chiuso). Ma non c’entra niente con lo spettacolo di cui parlo. Solo per avere un punto di riferimento, su You Tube poi c’è molta altra roba.
Per Kazuo Ohno, ecco un paio delle sue performance più gettonate “Mar Morto”e “Okaasan” (Madre). Qui aveva 86 anni!
Una delle “costole” più famose del Butoh, costrette ad “emigrare” in Europa (Francia) dopo che le loro performances venivano rifiutate dai teatri, in Giappone, è il gruppo SANKAI JUKU: molti li ricorderanno per le loro rappresentazioni estreme, si appendevano dai monumenti a testa in giù, dipinti di bianco. Solo di recente sono tornati in Giappone, per una indimenticabile tournee, al teatro “ku-nale” di Setagaya: Tobare (tenda)
http://www.youtube.com/watch?v=AnR1FJ6yQq4
www.sankaijuku.com


pubblicato il 18 novembre 2009
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Incredibile ma vero, nel paese della mazzetta libera e detraibile dalle tasse, dove l’assoluto asservimento della magistratura al potere esecutivo alimenta da sempre uno dei sistemi più diffusi di corruzione e malversazione, un povero monaco buddista è stato condannato in via definitiva ad un’ammeda di 5.000 euro per aver “violato” la legge elettorale. Il monaco si chiama Yosei Arakawa, ha 62 anni e lo scorso agosto, durante la campagna elettorale, si era messo a distribuire dei volantini in cui incitava a votare per il candidato locale del PC. La polizia l’ha più volte fermato, in quanto in Giappone è vietato volantinare all’interno di edifici pubblici e privati, senza regolare autorizzazione. Dopo due mesi, la sentenza: 5 mila euro. “Semplicemente, non riesco a capire cosa ci sia di male, anzi di criminale, nel distribuire un volantino”, ha commentato il monaco, che ha comuque promesso di pagare.
pubblicato il 16 ottobre 2009
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L’aumento della criminalità, dei suicidi, e soprattutto delle violenze familiari è direttamente legato alle politiche disumane portate avanti dal Keidanren, la Confindustria giapponese. L’accusa, pesantissima, è stata portata da Shizuka Kamei, ministro per le riforme postali e dei serivizi finanziari, nel corso di un discorso ufficiale ieri a Tokyo. “Gli omicidi perpetrati all’interno del nucleo familiare sono aumentati in Giappone perché le aziende hanno smesso di trattare gli esseri umani così come dovrebbero essere trattati” – ha dichiarato Kamei – c’è un limite alla resistenza dell’essere umano e alcune aziende questo limite l’hanno passato. Quando si dice, parlar chiaro.
Shizuka Kamei non è uno qualsiasi. Capo della polizia di Tokyo durante il ‘68 (guidava le operazioni ai tempi dell’Asama Sanso) è stato per molti anni uno dei mastini del PLD, fino a quando non si è scontrato a brutto muso con l’ex premier Junichiro Koizumi, che provò a “farlo fuori” opponendogli, nel suo storico collegio di Hiroshima, il “furbetto” Horie-mon. Kamei, che nel frattempo è diventato un garantista (è presidente della lega parlamentare contro la pena di morte ed è sempre in prima linea nel denunciare gli abusi della polizia) fu l’unico a sopravvivere allo “tsunami” di Koizumi, sbaragliando il “furbetto” (che venne poi arrestato per lo scandalo Livedoor). Ora guida uno dei piccoli partiti della coalizione di centrosinistra al potere in Giappone, lo Shin Kokumin-to (Nuovo partito del popolo).
pubblicato il 6 ottobre 2009
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Visto che l’argomento ha sollevato abbondanti e articolate reazioni mi permetto un breve update. A seguito delle pressioni internazionali (soprattutto dell’Australia, la cui piccola cittadina di Broome aveva annunciato la fine del gemellaggio con Taiji) ) qualche giorno fa i pescatori di Taiji hanno, per la prima volta, liberato un centinaio di delfini, dopo aver proceduto alla selezione per gli acquari. Il sindaco dfi Taiji, Sangen, in un comunicato ha detto che per ora si tratta di un “gesto di buona volontà”, ma che non significa che la “tradizione” della mattanza verrà interrotta per sempre. Comunque sia, un buon segno. Ci sono delle bellissime immagini girate da un ambientalista svizzero, dove si vede chiaramente una barca togliere le reti e i delfini, prima riluttati, poi felici, prendere il largo saltando sulle onde. Provo a metterlo in rete, ma non sono sicuro di riuscirci, in caso chiederò aiuto ai colleghi della redazione.
Una brevissima nota per Pier Franco, a proposito dei conigli spellati in pubblico. Non è una palla. Oggi magari le cose saranno diverse, ma trent’anni fa, epoca a cui si riferisce Komatsu, nei mercati rionali tipo Piazza Vittorio e Ponte Milvio i conigli venivano presi dalle gabbie, uccisi e spellati in pubblico, esattamente come i polli. Per non parlare delle varie fiere popolari.
pubblicato il 6 ottobre 2009
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Masayuki Komatsu non ha peli sulla lingua, e forse proprio per questo, nonostante l’efficacia con la quale ha per anni difeso le indifendibili posizioni del governo giapponese sulla caccia alla balena, è stato “promosso”. Cioè rimosso. Va bene cercare di difendere gli interessi di piccole comunità di pescatori che, tutte assieme , non rappresentano più di diecimila persone (e non eleggono neanche un deputato..): ma il governo giapponese preferisce non dare troppa pubblicità a questa battaglia, che tutto porta tranne “simpatia” internazionale. E quindi affida il ruolo di portavoce ad un personaggio meno appariscente, meno pronto al contrattacco culturale.Ma Masayuki non molla, e tra una lezione e l’altra di “gestione dei conflitti e tecniche del negoziato” la disciplina che insegna ora presso l’Alta Scuola di Pubblica Amministrazione di Tokyo, continua ad essere uno dei pochi disponibili ad incontrare i giornalisti e a spiegare loro perchè sia sbagliato distinguere tra la mattanza dei tonni e quella dei delfini, che ogni anno avviene in gran segreto tra le splendide insenature di Taiji, 600 chilometri a sud di Tokyo, uno dei pochi posti dove lo straniero si sente decisamente poco gradito, se non fisicamente minacciato.
Reduci dalla mattanza, che oramai avviene tra misure di sicurezza e depistamenti degni di un’operazione militare, siamo andati a trovarlo. Perchè amamzzate i delfini? “Perchè sono troppi, perchè con la loro voracità alterano l’ecosistema e perchè ci piace la loro carne…”. Ma sono mammiferi, animali intelligenti….”Balle. Anche le mucche sono mammiferi. E’ ora che la finiate voi occidentali di imporre i vostri valori. Prima i diritti umani, adesso anche quelli animali. Di universale c’è solo una cosa: che gli animali sono animali, e gli essere umani esseri umani. I secondi mangiano i primi. Punto e basta. Fare distinzione tra animali intelligenti – come delfini e balene – e stupidi, come polli e manzi non ha senso e denuncia un vero e proprio razzismo di stampo nazista…a sopravvivere debbono essere solo gli animali “ariani”? Che ne direste se venissi, un giorno, ad aprire tutte le gabbie dei vostri polli di allevamento, dei visoni, delle oche, e dei poveri vitelli? O a liberare i tonni prima della mattanza?
Per avvalorare il suo concetto, il signor Komatsu racconta di quando ha vissuto in Italia qualche anno, come funzionario della FAO, e di come un giorno la sua bambina sia ritornata in lacrime dal mercato di Ponte Milvio. Aveva visto dei conigli in gabbia, e una signora che, dopo averne afferrato uno per le orecchie, gli aveva tirato il collo e si era messa a spellarlo davanti a tutti. ” Era disperata – racconta Komatsu - e ancora oggi pensa che voi italiani siate dei barbari: in Giappone il coniglio è un animale domestico, come per voi cani e gatti. Ma io le dissi: bisogna rispettare le tradizioni culturali di un popolo. Loro mangiano mucche e conigli. Noi balene e delfini. E allora?”Già, e allora? Confesso di essere rimasto un po’ tramortito da questo veemente contropiede. Sarò felici “girare” eventuali commenti dei lettori al signor Komatsu.
Foto: Interiora di delfini ammucchiati sulla banchina: finiranno inscatolati come cibo per gatti

pubblicato il 24 settembre 2009
Tag: mattanze
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Il Giappone sta diventando sempre di più un paese normale. Una buona notizia viene dalla caserma di Nerima, una delle più grandi di Tokyo. Preoccupate dal fatto che un mesetto fa una recluta (in Giappone il servizio militare, formalmente proibito dalla Costituzione, è da sempre rigorosamente volontario) era stata arrestata con 7 grammi di “erba” in tasca, le autorità hanno deciso di sottoporre all’esame delle urine “volontario” tutti i miliatri ospiti della caserma. In un totale di circa 2 mila persone, ben 4 sono stati trovati positivi alla marijuana: 3 reclute e “addirittura”, scrivono scandalizzati i giornali locali, un ufficiale. Dopo aver penetrato il sacro (e corrotto) mondo del SUMO, lo spinello si è intrufolato tra le truppe imperiali. Buon segno, commentano alcuni: finchè “tuonano” le canne, tacciono i cannoni.


pubblicato il 25 luglio 2009
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E’ inutile, Taro Aso proprio non ce la fa a chiedere scusa. Nonostante il premier giapponese abbia dovuto cedere alle richieste dell’opposizione e di una buona parte del suo stesso partito, e si appresti quindi a scomparire dal panorama politico giapponese, Aso ha perso l’ennesima occasione, forse l’ultima, per un gesto di distensione. Lo scorso 15 luglio,in occasione di una solenne commemorazione delle vittime della battaglia di Okinawa, una delle più sanguinose dell’ultima guerra, tra le 4.500 persone intervenute c’era Joseph Frederick Coombs (nella foto con il figlio), un cittadino australiano di 85 anni. Fatto prigioniero dai giapponesi, venne spedito nell’isola di Kyushu e costretto a lavorare gratis, in condizioni di schiavitù, presso le miniere Aso, all’epoca dirette dl nonno dell’attuale premier. Il quale non ha voluto sentire ragioni, nonostante le pressioni del partito e di alcuni dei suoi più stretti collaboratori, Aso ha rifiutato di incontrare Coombs e la sua famiglia. “Che c’entro io – ha commentato il giorno dopo, chiacchierando con i giornalisti – io all’epoca avevo 5 anni, non potevo mica dire a mio nonno cosa doveva fare!”
pubblicato il 17 luglio 2009
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