Non farà numero, è uno dei 35 mila giapponesi che ogni anno si tolgono la vita: uno ogni 15 minuti circa. Ma il suicidio di K.T. (per ora si conoscono solo le inziali: scriviamo in base ad informazioni provenienti dalla fabbrica, la notizia non è ancora stata battuta dalle agenzie) è particolarmente drammatico e inquetante.
K.T era un lavoratore precario. Al suo ultimo contratto. Dopo quasi tre anni di lavoro alla catena di montaggio, oggi era il suo ultimo giorno di lavoro. Licenziato. Come ogni giorno si è recato in fabbrica, solo che invece del bento, il pranzo da casa, si è portato una bottiglietta di acido solfidrico. E’ il sistema oggi più diffuso, tra i giovani disperati, per suicidarsi senza troppo soffrire. Si sviene immediatamente, e non ci sveglia più. Il fatto è successo nella fabbrica di Fujimatsu, dove si assemblano le Previa e le Prius, l’ibrido fiore all’occhiello della Toyota. I compagni hanno trovato il cadavere dentro una Prius perfettamente completata, pronta per la consegna. Accanto al corpo dell’operaio, un biglieetto d’addio, sul cui contenuto per ora non si sa nulla. Pare sia stato raccolto da un dirigente della fabbrica e non sia più riapparso. La fabbrica di Fujimatsu lavora dalle 6:30 di mattina alle 3 di notte. Il cadavere è stato torvato alle 6:05 e ha provocato l’interruzione del ciclo produttivo – ci ha spiegato con inspiegabile freddezza un portavoce – di 4 ore e 16 minuti. Da far venire i brividi.
pubblicato il 12 marzo 2010
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I delfini giapponesi hanno vinto l’Oscar. Così titola l’autorevole Asahi, che finalmente si accorge della “mattanza” che da tempo avviene in quel di Taiji, un piccolo villaggio di pescatori sulle coste meridionali del Pacifico. Il documentario “THE COVE” (“la grotta”), prodotto tra mille difficoltà e non ancora diffuso in Giappone (lo sarà, pare, a partire dal prossimo luglio) ha infatti vinto la statuetta come miglior documentario e improvvisamente la stampa giapponese comincia a parlare della questione. “Sono contento come un delfino libero” ha detto l’allenatore di Flipper, il leggendario Rick’ OBarry, da anni “pentito” per aver costretto in cattività tanti delfini ed oggi divenuto il testimonial più efficace della battagli per i delfini. Chissà che ora le autorità di Taiji non ci ripensino e non aboliscano per sempre questa barbara tradizione”.
Nessun commento ufficiale da parte del sindaco di Taiki, Sengen. Parlerà domani, in una conferenza stampa alla quale, per la prima volta, sono stati formalmente invitati anche i giornalisti stranieri. C’è chi dice che potrebbe annunciare la fine della “mattanza”. Staremo a vedere.

pubblicato il 8 marzo 2010
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Potrebbe passare alla storia come uno dei processi più lunghi. Fatto sta che dopo oltre ’70 anni il Tribunale di Yokohama ha accolto l’ennesimo ricorso delle famiglie di alcuni giornalisti comunisti che negli anni ’40, durante la guerra, erano stati arrestati e torturati dalla polizia politica sotto l’accusa di “sovversione”. La Corte ha accettato di riaprire il processo ricnoscendo l’esistenza di nuove prove che scagionano completamente i redattori della rivista KAIZO (“riforma”) e dimostrano che le confessioni all’epoca ottenute dalla polizia erano state estorte con la tortura. “Megli tardi che mai – ha commentato il nipote di Yasuhito Ono, una delle vittime – questa sentenza dimostra che la giustizia può davvero trionfare e che questo paese sta davvero cambiando”. Il Tribunale, oltre a “riabilitare” i cinque giornalisti, ha liquidato oltre 47 milioni di yen (circa 4 milioni di euro) a titolo di ridsarcimento per le famiglie. Lo stato non ha ancora deciso se appellare o meno la sentenza, soprattutto per evitare che altre famiglie decidano di citare lo Stato per la repressione di quegli anni.
pubblicato il 3 marzo 2010
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