E’ cosa nota che, nel lontano 1998, il Partito Democratico del Giappone studiò , senza peraltro sposarla completamente, la strategia per l’alternativa di governo dell’Ulivo italiano. Al punto che il giorno del trionfo elettorale, lo scorso 31 agosto, l’attuale vicepremier Naoto Kan ringraziò pubblicamente ed in diretta TV l’”amico” Prodi per l’aiuto fornito in passato. Ma come è capitato in altri settori e in altri tempi, i giapponesi non solo “copiano”. Migliorano.
Accusato dalla stampa locale di aver fatto approvare una finanziaria troppo generosa quanto a spese sociali, Naoto Kan, che è anche ministro delle Finanze, ha ricordato, questa volta in negativo, l’esperienza dell’Ulivo: “le promesse elettorali vanno mantenute. Il punto non è vincere le elezioni, e conquistare il governo. Ma mantenerlo. Non vogliamo fare la fine del centrosinistra italiano”. A scatenare dubbi e perplessità della stampa conservatrice e degli “esperti” finanziari, il popolare, appena approvato, sussidio per l’infanzia. Dal primo aprile tutti i genitori, ricchi o poveri, sposati o single, riceveranno l’equivalente di circa 100 euro al mese per ciascun figlio di età inferiore ai 15 anni (cioè fino alla fine della scuola dell’obbligo). Il sussidio è esteso anche agli stranieri, e anche a coloro che hanno figli minori all’estero, basta che dimostrino, con un’autodichiarazione, di mantenerli. E dall’anno prossimo il sussidio raddoppierà: 200 euro al mese. Forse se qualcuno, nel centrosinistra italiano, a suo tempo ci avesse pensato, oggi sarebbe ancora al governo.
La nuova manovra finanziaria del governo giapponese, che sfiora i mille miliardi di dollari (la più “corposa” dal dopoguerra) taglia drasticamente (-14%) le opere pubbliche (centinaia di progetti sono stati cancellati o congelati) mentre aumenta sensibilmente la spesa sociale (+18%). E poco importa se la necessità di ricorrere ancora una volta all’emissione di titoli di stato, proietterà il deficit pubblico giapponese, già tra i più alti tra i paesi industrializzati, al primo posto assoluto (220% del PIL). “Possiamo permettercelo – ha spiegato Kan – a differenza del debito pubblico USA, il nostro è nelle mani di investitori istituzionali giapponesi” E poi c’è l’IVA, che in Giappone è fissa, da anni al 5%. Ma chi tocca l’IVA, in Giappone, “muore”. In passato, aver avuto il coraggio di ritoccare, anche solo di un punto, una delle tasse più odiate dal popolo, è costata la poltrona al ministro di turno e la sconfitta elettorale al governo che l’aveva approvata. Chissà se, quando di recente ha dichiarato che “è ora di riaprire il discorso sull’IVA” il vicepremier Kan non abbia pensato, ancora una volta, all’Italia. Sarebbe un suicidio.
pubblicato il 8 aprile 2010
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5 Commenti a “L’ulivo appassito ed il ciliegio in fiore”
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8 aprile 2010 alle 04:58
[...] Here is the original post: Dal Giappone con furore » Blog Archive » L'ulivo appassito ed il … [...]
8 aprile 2010 alle 13:47
Ah, se si potesse inchiodare su ogni porta di ogni “circolo”pd questo breve articolo, affinché smettessero finalmente la solita tiritera sulla caduta del governo Prodi per colpa della sinistra, tiritera ripetuta fino alla nausea in articoli di giornale, forum,fino a far diventare una menzogna verità.
21 aprile 2010 alle 14:31
Una delle cose che ha fatto questo goberno giapponese, è stato abassare le borse di studio per quelli che fanno il dottorato in Giappone. Quindi, mi sembra che si comincia male.
17 maggio 2010 alle 21:00
[...] Libro dei sogni? Il governo giapponese, paese con un debito più alto del nostro, ha fatto proprio questo: dirottato soldi dalle spese faraoniche verso un sussidio di 100 euro al mese a figlio per tutti, [...]
5 giugno 2010 alle 15:04
Pio sveglia… vogliamo dare qualche notizia a chi ancora vorrebbe seguire le strane vicende di questo paese dove sia io che te abbiamo deciso di abitare e invece non ne riceve di fresche da un po’?
Con affetto
michelangiolo