Tempi duri per la yakuza, la mafia giapponese.
Quest’anno la tradizionale festa di fine anno organizzata dal clan Yamaguchi, il più potente del Giappone con oltre 40.000 tra membri ufficiali e “lavoratori a contratto“, non sarà aperta al pubblico.
Con un cartello affisso al cancello principale del loro quartier generale – una tenuta di circa 2,300 metri quadrati nel centro di Kobe – i padrini si sono scusati con la comunità in modo vago e cortese: “Per non arrecare disturbo al vicinato, l’ingresso (alla festa) non sarà permesso ai non autorizzati.”
Una novità, dato che fino all’anno scorso era tradizione che il clan organizzasse una festa per la preparazione del mochi, la torta di riso di capodanno, a cui partecipavano gli stessi membri, dal vice-boss Kiyoshi Takayama – il vero boss è in carcere dal 2005 per possesso illegale di armi – ai vari scagnozzi, accogliendo chiunque nella loro fortezza e regalando giochi e buste con banconote da 10,000 yen (circa 90 euro) ai bambini.
Ma il 2010 è stato un anno infausto per i membri della cosca Yamaguchi, perché la polizia giapponese si è finalmente decisa a dichiarare guerra alla mafia ed ha infilato una serie di arresti mettendo fuori circolazione, almeno temporaneamente, alcuni dei più temuti capi clan, compreso il vice Takayama.
Finalmente. Perché per rispettare una legge – mai cambiata realmente da nessun governo – che non prevede il reato di associazione mafiosa, limita le intercettazioni come strumenti per le indagini e che, soprattutto, riconosce come legali al pari delle associazioni culturali i clan della yakuza (ufficialmente denominati “gruppi violenti”), la polizia è stata con le mani legate fino a che, dopo anni di ricerche, non è riuscita ad arrestare, solo pochi mesi fa, il cervello e il braccio destro dell’organizzazione per crimini come estorsione ed omicidio.Ma rimane un problema ora, perché, capito l’andazzo, anche i padrini giapponesi si sono adeguati e si sono messi a studiare economia e informatica. Se a fare i delinquenti con armi, droga e prostituzione hanno capito che si rischia la galera, infatti, sono molti quelli che hanno trovato un altro “passatempo”: giocare in borsa.
Vestiti in giacca e cravatta, come normali impiegati, i mafiosi giapponesi stanno imparando a manipolare e a gestire il mercato azionario giapponese come fosse un grande casinò.Come ha detto lo scrittore Jake Adelstein, la yakuza si sta trasformando in una “Goldman Sachs con le pistole”. (S.A.)
pubblicato il 29 dicembre 2010
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3 Commenti a “La mafia perde colpi, Babbo Natale resta in galera”
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1 gennaio 2011 alle 20:48
Ciao Pio,
oggi ho accompagnato degli amici ad una riunione della Soka Gakkai (in Italia).
Non lo so, è stato un misto di “fascinazione” e di… oppressione?!
Vorrei saperne di più: hai qualche lettura da raccomandarmi?
Grazie
M.
4 gennaio 2011 alle 08:39
Grazie per l’articolo! E’ molto interessante!
Francesca BLACHE.
5 gennaio 2011 alle 19:36
ce la beviamo una birra assieme ??..
..di domenica
leo