Wednesday 16 May 2012

IL MANIFESTO BLOG
   mostri isolani tra l'omnichord e la disubbidienza a cura di Filippo Brunamonti
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  • Venerdì 27 aprile 2012 il Museum of Arts and Design di New York ha celebrato l’arte e il talento di Coralina Cataldi-Tassoni, in occasione dello screening di OPERA. Coralina è una donna meravigliosa. Un’artista fiabesca che spacca il cuore con il martello pneumatico dell’amore. Attrice di primo livello, pittrice, cantante di arie rock e scrittrice. L’istantanea per abbracciare l’immenso ingegno di quest’artista non basta. Meglio far parlare lei e la sua splendida grazia.

    Intervista esclusiva (da New York) per il manifesto.it

    Friday, April 27th, 2012, the Museum of Arts of Design in NYC celebrated the art and talent of Coralina Cataldi-Tassoni, on the occasion of the screening of Opera. Coralina is a marvelous woman. A magical artist who smashes hearts with the pneumatic hammer of love. First rate actress, painter, singer of rock arias and writer. A snapshot is not enough to comprehend this artist’s immense talent . Better let her and her splendid charm do the talking.

    Exclusive interview (from New York) for il manifesto.it

    Coralina Cataldi-Tassoni Q&A MAD MUSEUM

    Actress Coralina Cataldi-Tassoni & director Mariano Baino at the Museum of Arts of Design Photo by Jennifer Ball

    Coralina Cataldi-Tassoni

di Filippo Brunamonti
pubblicato il 2 maggio 2012
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  • Alla tua salute, Giuseppe.

    Soldato Rock

    Libri Acquaviva

     

    Mi viene in mente un giorno con due metri di neve…

     

    Ognuno corre dietro la sua pazzia

     

    Diario di un filosofo pazzo

     

    Il sole ascolta tutti

     

    La Grande Milano

di Filippo Brunamonti
pubblicato il 29 aprile 2012
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in varie
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  • L'ultima onda del lago

    “Arrivo in un luogo, cerco di guardarmi attorno con occhi diversi, mi faccio tante domande sui perché”. E’ da questa fratellanza, da questo “umido segreto” con la realtà che lo scrittore e autore televisivo Stefano Paolo Giussani trae ispirazione per le sue storie. L’ultima onda del lago (edizioni Bellavite) è un romanzo dalla inconfondibile dolcezza, una ricognizione storico-onirica nell’Italia del 1944, dove lo spettro-a-ritroso della Seconda guerra mondiale sembra riversare ossessioni e nuvole sull’identità di genere, ragionando anche, e in modo vertebrale, sulla senilità dell’anima al cospetto delle puslioni georgrafiche.
    In questa maxi-discoteca della Milano anni Quaranta, tra fiction e storia documentata, si inserisce la sagoma di una ragazza ebrea che tenta di mettere in salvo il fratello sordocieco dalle mine del cielo. I due diventano tre (Anna, Davide e Sebastiano) quando un amico in città, rimasto solo dopo l’arresto del compagno Ervé, decide di proteggerli e guidarli nella traversata verso la Svizzera. Parallelamente tra le catene montuose di Como e Lugano un altro ragazzo, Valerio, cerca il festoso incantesimo per costruire un sommergibile lacustre, e resistere e contrabbandare lungo il confine mentre le pattuglie naziste innervano e speziano il sogno di tutti. Il sogno di scappar via, un sogno fatto di opacità, bene ormai scaduto.
    A farsi carico di questa ossatura dove prevale il “fare” (al di là dell’ingombrante “esitazione” che attanaglia certe vittime di oggi) è lo stesso autore che ha saputo nutrirsi del voluttuoso abbraccio con le persone (i “grandi vecchi”), i documenti e le realtà naturali del passato, allargando e modernizzando l’inquietudine in una fuga dalla mediocrità.
    “La storia del sommergibile è autentica”. Qualche comasco nell’area di Grandola e Uniti adeguò la propria sensibilità nel tentativo di varcare il lago di Lugano assemblando una barca a pedali. “Un aneddoto che mi ha passato Valerio Scheggia”.

    Hai pensato di infastidire qualcuno pubblicando il romanzo?
    Paradossalmente sono andato ad infastidire più quei gruppi che non mi aspettavo reagissero con fastidio. Ad esempio, i partigiani. Forse intendono tenere alta l’immagine del partigiano belloccio e sciupafemmine. Dover fare i conti con un altro tipo di partigiano ha disturbato.

    Ha qualche difetto la tua narrazione?
    Sono quasi del tutto assenti i dialoghi;  per pudore, ho preferito non avventurarmi in territori che conosco meno. Sono stato coerente con la mia parte giornalistico-geografica.

    A quale personaggio sei più affezionato?
    Il personaggio che più di tutti è stato in grado di “aiutarmi”, quello che mi ha dato un margine di scoperta è Davide. Mi sono incamminato lungo il sentiero di una persona sorda e cieca, con quei limiti fisici. Ho chiuso gli occhi anch’io, perso il senso della profondità visiva e sonora. Incredibile notare quanto e come gli altri sensi si accendano. Il personaggio di Anna è molto semplificato e combattuto, non quanto quello di Sebastiano, che al termine della storia emerge come un vero eroe. Noi, nella storia, non comprendiamo subito quel che accade ad Ervé, il suo compagno. Conosciamo solo la prima parte, quella dell’arresto. Ad ogni modo, se vuoi veramente bene ad una persona, te la porti dentro a prescindere dal destino. Per quella persona arrivi anche a combattere.

    E quel ragazzo dall’altra parte del lago?
    Non lo ha rilevato ancora nessuno, ma ci tengo a dire che, nel mio mondo, lo vedo come un ragazzo sessualmente non formato, incompleto, ancora molto bambino. Sicuramente selvaggio.

    Come hai scelto l’universo entro cui far vivere il tuo racconto?
    Mi interessava la triplice guerra che contaminò la Lombardia. Avevamo i nazisti su territorio italiano, ci bombardavano gli americani, e in più c’erano i fascisti che si accanivano per dare gli ultimi colpi di coda. L’atmosfera era molto tesa.

    Penseresti ad un’altra ambientazione epocale?
    Sì, forse in uno di quei momenti imbarazzanti della storia dove spesso gli ebrei sono stati costretti ad azzerare la loro vita per muoversi da qualche parte. Successe a Venezia, a Roma… Potrei adattare L’ultima onda del lago in una Venezia del Seicento dove Sebastiano è il compagno di un bell’artigiano o ingegnere che lavora all’arsenale del Doge, e succede qualche cosa per cui cade in disgrazia… Però no, aspetta, una storia simile l’hanno già scritta.

    Io penso a Davide come ad un bambino telecinetico, caldo di metafore…
    Ne prendo atto. La prospettiva metaforica, a dire il vero, non mi ha accompagnato nella stesura… Ma sta cominciando a crescere dentro di me.

di Filippo Brunamonti
pubblicato il 14 aprile 2012
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in varie
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di Filippo Brunamonti
pubblicato il 14 aprile 2012
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  • da TimeOut LondonLa lista definitiva dei più bei film di terrore della storia del cinema, secondo 100 entusiasti, tra cui autori come Roger Corman, Guillermo del Toro, Simon Pegg, Clive Barker e il cantante Alice Cooper, per non dimenticare leggende del calibro di Coffin Joe, Kim Newman e Tom Six.

    Da TimeOut, i 100 migliori horror di tutti i tempi.

di Filippo Brunamonti
pubblicato il 13 aprile 2012
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in Abissi
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  • Marjane Satrapi

    Da bambina, a Teheran, Marjane Satrapi sognava di diventare profetessa. Oggi, dopo aver fatto i conti con Khomeini, paradiso, vergini e martiri, non ne è più tanto sicura. La fumettista iraniana torna sugli schermi dopo il plauso ottenuto per l’animazione in bianco e nero di Persepolis (2008), e lo fa sotto il segno di Pollo alle prugne, da un suo fumetto trasposto con attori in carne ed ossa (Mathieu Amalric, Chiara Mastroianni, Maria de Medeiros, Isabella  Rossellini, Jamel Debbouze e Golshifteh Farahani).

    Marjane Satrapi, in Persepolis, straordinaria autobiografia a due  dimensioni, a maschi e femmine è vietato parlarsi. Nel secondo  lungometraggio, Pollo alle prugne, sembra quasi le donne vivisezionino il concetto di cultura patriarcale, ribaltando i canoni relazionali uomo-donna.
    Da sempre è così: la donna si consuma d’amore per l’uomo. Ma io trovo molto più interessante mostrare l’altra parte della mela. E se fosse l’uomo a soffrire per una donna, al punto da lasciarsi andare e naufragare? Il senso, in fondo, è lo stesso, sia che lo si guardi da una prospettiva sia che lo si racconti dall’altra. Nella società odierna, purtroppo, si è perso il  valore delle piccole cose, la bellezza nasconde il suo volto all’uomo.

    Bellezza è un archetipo démodé, non trova?
    Non per me ed il co-regista Vincent Paronnaud. Per quest’opera ci siamo grandemente ispirati al cinema degli anni Cinquanta. Rendiamo omaggio allo stesso tipo di cinema che negli anni Cinquanta, in Italia, vedevate  emanciparsi dal neorealismo. Ma senza l’attaccamento vizioso all’estetica. Da parte mia, volevo girare una storia d’amore, semplice, classica, di smarrimento e cuori infranti. Mi interessava trattare la realtà con aria da gourmet, attraverso l’arte, le iniezioni di cartoon surreale, naif. Dal mio album fumettistico – quello che reputo il mio miglior volume, va detto – non è  cambiato granché nella trasposizione cinematografica: un suonatore di tar, nel libro – di violino, nel film – si lascia morire quando la moglie fa a pezzi il suo strumento musicale. Nel mezzo, vive e respira il delirio tragicomico di  questo artista che ha rinunciato all’amore, in una Teheran senza Onda Verde,  senza Rivoluzione, direi immaginaria.

    Siamo lontani dai corsi di storia dell’arte con la Primavera di  Botticelli censurata. Lei vive a Parigi dal 1994. Che effetto fa essere esuli?
    Mi sono abituata, vivo e lavoro in pace in Francia. Ma Teheran mi manca molto, non poterci più rimettere piede mi addolora. Sospendo il  giudizio  sul mio Paese, lo lascio esprimere a chi vive là e lotta ogni giorno per i propri diritti. Sono sempre stata una “diversa”, una ribelle. La mia famiglia ne sa qualcosa…

    Cosa, per lei, è trasgressivo?
    Nulla. E aggiungo: se ti va di provare uno spinello, provalo. Se sei omosessuale, vivi con serenità la tua vita. Rispetta chi sta attorno a te e limita i preconcetti. Potresti scoprire un mondo in cui la convivenza è la prima tavola della legge. Una legge giusta per persone giuste.

    Per il suo film-fumetto ha scritturato Isabella Rossellini. Perché questa scelta?
    Lei è una delle ragioni per la quale ho preferito non continuare con l’animazione. Quando hai Isabella Rossellini in un tuo film, il resto va da sé. Ma a livello produttivo la strada è stata proprio vorticosa. In pochi sposavano la linea intrapresa con Vincent. Tutti si attendevano una nuova animazione. E,  naturalmente, non una pellicola in cui dominano romanticismo e spleen.

    Ha dichiarato che Sophia Loren le è entrata nel cuore.
    E’ leggendaria. Lei è una musa per tante coetanee sopravvissute a una rivoluzione e a una guerra. Incarna un cinema vicino alle mie radici, anche se a darmi nutrimento sono stati rigidissimi film russi, ne ho visti a tonnellate dall’età di sei, sette  anni. I miei genitori si aspettavano che diventassi una donna di cultura, che vuoi  farci… Mi sono rifatta ad otto anni, entrando deliberatamente in sala a guardare un bel film d’arti marziani con Bruce Lee. Al di là dei calci e  pugni, mi piaceva il cinema comico italiano, soprattutto le gag di Franco e Ciccio  tradotte in persiano. Chissà che non sia la mia vera direzione artistica. Lontana dalla cultura ufficiale, distaccata dal simbolismo iraniano, appollaiata in un gusto – sia nel disegno che nel cinema – dove posso persino adattare Cent’ anni di solitudine, che sto disegnando e destrutturando. Non è così intuitivo carpire un senso dal labirinto temporale di Marquèz. Lo stesso  vale per Lettres persanes che conto tradurre in un binocolo orientale sull’America e l’Europa, con una chiave cinica e pruriginosa sul mondo, a partire  dall’Iran. Pollo alle prugne è l’avvio nichilista di un nuovo percorso, meno animato e più caustico, dove il solo elemento fiabesco o favolistico sta nella voce narrante, mentre la realtà prende fuoco, senza speranza.

di Filippo Brunamonti
pubblicato il 10 aprile 2012
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  • Non bastano le bellissime derive UK dei classici horror DEMONI & DEMONI 2 (dal 30 aprile in Blu-ray, DVD e Steelbook per Arrow Video). A planare sull’altissima moquette color amarcord, ecco il fumetto di DEMONI 3 scritto da Stefan Hutchinson e Barry Keating, con le tavole di Jeff Zornow e Peter Fielding. Si tratta di un vero e proprio sequel, presentato in un doppio libro in accorpo ai dischi di DEMONI.

    Questa la sinossi: “Sedicesimo secolo, la piaga si è estesa nel Sud della Francia. Nel bel mezzo del massacro pestilenziale, una nuova forma di male si sta propagando e solo Nostradamus può prevederne gli effetti. Si tratta, forse, di terrificanti visioni aggrappate al passato e pronte a scatenarsi nel futuro?  Può Nostradamus fermare i demoni prima che questi conquistino la Terra?”

    Qualche estratto da DEMONI 3:

     

di Filippo Brunamonti
pubblicato il 5 aprile 2012
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in varie
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  • After the fall (1997) è un cortometraggio diretto dal regista Michele Civetta

    con Rene Ricard e Tara Subkoff

    le musiche sono affidate a David Greenberg

di Filippo Brunamonti
pubblicato il 3 aprile 2012
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  • La casa della paura 

    Regia di William Rose

    Sceneggiatura (versione italiana) di Gianfranco Baldanello

di Filippo Brunamonti
pubblicato il 3 aprile 2012
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  • Horror Vacuo comes to haunt you…

     

    Fenomeni paranormali incontrollabili, omicidi seriali, esperimenti LSD, chiaroveggenti, streghe incantanti pre-Disney e nichilismo a go go. Tutto concentrato in un unico film. Anno 1967, regia di Herschell Gordon – “The Godfather of Gore” - Lewis. Nel DVD l’audio commento di David F. Friedman sulle origini della pellicola, un commento video introduttivo a cura di Herschell Gordon Lewis, tre soggetti di corto d’archivio Monsterama Nightmare from ‘The Weird World of LSD’, Psyched-Out Singalong with the 4D Witch! e LSD Psychedelic Freak Out. Chiude il cerchio una galleria artistica griffata Herschell Gordon Lewis.

    Something Weird. Recuperatelo qui.

di Filippo Brunamonti
pubblicato il 19 marzo 2012
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