Sono passati sei anni da quando avevamo visto le nuvole bianche illuminare il cielo di Falluja, la città più martoriata e distrutta dell’Iraq. I profughi rientrati nella città dopo i bombardamenti mi avevano raccontato di una polverina bianca depositata su tutti i mobili di casa, che appena si toccava provocava la rottura delle vene. I militari americani avevano allora raccomandato alla popolazione di ripulire tutto con detersivi speciali, di non toccare la verdura coltivata in quei campi, di non mangiare animali allevati nella zona e di non concepire bambini. Ma ci volle del tempo prima che alcuni militari americani ammettessero l’uso del fosforo bianco per bombardare Falluja, una micidiale arma chimica portata dall’esercito americano per combattere Saddam che non possedeva più armi di quel genere, ma con il pretesto del possesso di armi di massa era stato attaccato.
Sono passati sei anni e si vede il risultato: bambini nati con tre teste, con sei dita, con un solo occhio, con difetti al sistema nervoso (nel 2003 si riscontrava un caso sui bambini nati in un mese, ora un caso al giorno) e soprattutto con problemi cardiaci, i difetti congeniti al cuore riguardano 95 neonati ogni mille, tre/quattro casi al giorno, una percentuale 13 volte più alta di quella che si registra in Europa.
Effetti della guerra, danni collaterali. Una tragedia per il futuro dell’Iraq, non nuovo a simili tragedie. Non era forse giù successo con le armi all’uranio impoverito usate durante la prima guerra del Golfo? In attesa della seconda guerra avevamo visitato ospedali senza medicine (a causa dell’embargo) dove venivano ricoverati bambini con ogni tipo di deformazione. Immagini raccapriccianti come quelle che ci arrivano oggi da Falluja.
Gli americani dicono di non essere in possesso di nessun rapporto che indichi gli effetti della guerra sulla popolazione, ma per loro si tratterebbe comunque semplicemente della guerra. Quella che ha come principali vittime le donne e i bambini. Soprattutto quelli di Falluja sottoposti a due offensive, in aprile e in novembre del 2004, che avevano distrutto la città. Perché? Perché era diventata per gli iracheni il simbolo della resistenza contro l’occupazione e prima delle elezioni del 2005 occorreva distruggerla.
Per noi, pacifisti, un unico rammarico quello di non essere riusciti a fermare quella guerra voluta da Bush e alleati, come giornalista, di non aver potuto denunciare più efficacemente l’uso del fosforo bianco per interromperne l’utilizzo ed evitare di trovarci di fronte agli effetti su piccoli corpi di bambini che hanno l’unica colpa di essere nati in un paese che doveva essere il giardino dell’Eden e invece è diventato l’inferno.
pubblicato il 11 marzo 2010
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In Arabia saudita i negozi di biancheria intima femminile sono gestiti quasi esclusivamente da maschi che, a volte, approfittano della situazione molestano le donne (vedi il mio libro: Il prezzo del velo). A lanciare in questi giorni una campagna di boicottaggio contro i negozi di lingerie gestiti da maschi è stata la docente di economica all’università di Jeddah, Reem Asaad. Le donne devono poter entrare tranquillamente in un negozio e scegliere la propria taglia. Le donne chiedono di poter gestire i negozi per biancheria intima, i religiosi (che hanno il potere di gestire la totale segregazione delle donne) hanno risposto che questa possibilità esiste ma solo in grandi magazzini frequentati solo da donne! I wahabiti continuano a dettare legge (le donne non possono nemmeno guidare la macchina) e ad applicarle nel modo più trucido (con taglio di mani e piedi, oltre alla pena di morte) senza che l’occidente sollevi il minimo dubbio. Chissà perché? L’oro nero pesa più di qualsiasi violazione dei diritti umani.
pubblicato il 14 febbraio 2010
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In Francia si sta discutendo sulla legge che potrebbe proibire l’uso del burqa e del niqab, ovvero quei veli che coprono integralmente il corpo della donna, il primo coprendo persino gli occhi con una rete e il secondo lasciando una fessura all’altezza degli occhi. Da parte dei difensori del relativismo culturale si solleva il problema della “libertà” di portare il burqa. Ma di quale libertà si parla, in gioco è la dignità della donna e i suoi diritti non il diritto di doversi sottomettere annullando il proprio corpo per evitare di provocare negli uomini gli istinti sessuali più primitivi. A parte il fatto che nemmeno il burqa ha impedito alle donne di subire violenze atroci (vedi Afghanistan) e poi perché non sono i maschi a emanciparsi da bassi istinti invece di continuare a colpevolizzare le donne per ogni loro bassezza?
Il burqa, il niqab e il velo non sono un’osservanza imposta dal corano, ma solo da una interpretazione fondamentalista dell’islam, allora perché dovremmo condannare le donne di altri paesi e religioni ad accettare quello che noi abbiamo respinto da decenni? Non si tratta di difendere una identità se non quella di appartenenza a una visione wahabita dell’islam, quella praticata in Arabia saudita che diffonde il proprio credo nei paesi più poveri e dilaniati dalla guerra, ma anche in Europa, a suon di petrodollari. Il problema è dunque se vogliamo contribuire all’oppressione di queste donne o dare loro una mano nella ricerca di una loro emancipazione.
pubblicato il 26 gennaio 2010
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Nooshin Ebadi, sorella della premio Nobel Shrin Ebadi, è stata arrestata questa mattina a Tehran. E’ solo l’ultimo atto, in ordine di tempo, ma purtroppo ce ne saranno molti altri, di repressione in Iran, che hanno visto anche la morte di numerosi manifestanti. Il problema dell’Iran non è solo e tanto il nucleare, ma la democrazia per la quale si batte l’opposizione iraniana. Sosteniamo questa opposizione con inziative, manifestazioni, mettiamo in campo tutta la nostra creatività per dare visibilità agli orrori commessi da Ahmadinejad e dai suoi guardiani.
giuliana
pubblicato il 29 dicembre 2009
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De Sacro Cuore kerk in Bellinzona in Zwitserland heeft minaretten om het kindeke Jezus gezet. FOTO EPA//23/12/09Dopo il referendum che ha bocciato la costruzione dei minareti in Svizzera, nella chiesa del Sacro cuore a Bellinzona (Ticino) il presepe vede Gesù bambino circondato da minareti//
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pubblicato il 28 dicembre 2009
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Al Segretario di Stato signora Hillary Rodham Clinton.
Sono tra quegli italiani che hanno sperato in un cambio dell’Amministrazione americana e hanno gioito per l’elezione di Barack Obama. La fine dell’era Bush ha dato un sollievo a tutti noi e soprattutto a quelli che venivano accusati di antiamericanismo solo perché si opponevano alla politica di un presidente.
L’accusa di antiamericanismo è tornata fuori in questi giorni diretta non a singole persone ma addirittura alla giustizia italiana per la condanna di Amanda Knox. So per esperienza che non sempre le sentenze sono quelle che riteniamo più eque e comunque la condanna di una giovane ragazza è sempre una tragedia, ma cercare di screditare la giustizia italiana non mi sembra una buona tattica soprattutto in vista di un processo d’appello.
Non è su questo però che voglio rivolgermi a lei. Lei ha mostrato disponibilità ad ascoltare le ragioni della senatrice Maria Cantwell sul caso Knox, io ho cercato invano di essere ascoltata da una autorità americana (e coloro che mi hanno interrogato non ne hanno tenuto conto) su un caso che mi hanno vista coinvolta in Iraq: la sparatoria da parte dei soldati americani che ha provocato l’uccisione di un agente dell’intelligence italiana Nicola Calipari.
Nessuno ha mai voluto ascoltarci perché la morte di Calipari e il mio ferimento e quello di un altro agente è stato considerato normale in un teatro di guerra come l’Iraq. Ora gli Stati uniti si stanno per ritirare da quel paese, la politica nei confronti dell’Iraq è stata rivista e degli errori riconosciuti, forse ormai è tardi per sapere la verità su quello che è successo la notte del 4 marzo 2005 a Baghdad, ma la possibilità di essere ascoltati da una persona come lei sarebbe se non altro un risarcimento morale non tanto per me ma per la famiglia di Nicola Calipari.
pubblicato il 10 dicembre 2009
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La Svizzera (con un referendum, 29 novembre 2009) ha deciso di proibire la costruzione di nuovi minareti (ne esistono quattro). I “nostri” islamofobi (da Borghezio a Gasparri) hanno subito plaudito alla decisione. La Svizzera è abituata (per legge) a decisioni a colpi di referendum che non sempre garantiscono scelte democratiche. Anzi. Su temi così delicati il voto popolare rischia di esprimere i sentimenti più arcaici e oltranzisti. È questo il caso. La Svizzera si mette simbolicamente sullo stesso piano dell’Arabia saudita, che vieta la costruzione di chiese, e fornisce argomenti ai movimenti islamisti. Ma non è solo per questo che sono contro la decisione “svizzera”: penso che un paese multiculturale e multireligioso debba dare spazio alla costruzione di luoghi per esercitare il culto (in Svizzera non sarà tuttavia proibita la costruzione di moschee “mutilate” del minareto), perché se non c’è uno spazio pubblico, frequentabile da tutti, riconoscibile, si finisce per condannare alla clandestinità i fedeli di un culto con tutto quello che comporta. Gli estremisti potranno facilmente alimentare il fanatismo contro chi limita il loro spazio. Il minareto è inoltre un mezzo per rendere pubblico il sermone e (per chi nutre timori) anche controllabile.
Qualcuno si chiederà allora perché sono contro il crocefisso nelle scuole. È diverso avere un simbolo religioso dentro un luogo pubblico destinato alla formazione e educazione di bambini di religioni diverse, rispetto al garantire la visibilità della pluralità religosa per strada. Naturalmente la costruzione di chiese e moschee con minareto devono essere regolati come tutti gli altri edifici da un piano urbanistico che li renda armoniosi con l’ambiente. Almeno io la penso così. Tuttavia non siamo ancora al paradosso di alcuni paesi musulmani dove a seguito di un conflitto o dopo l’arrivo di islamisti radicali finanziati dall’Arabia saudita o dall’Iran si sono costruite centinaia di moschee faraoniche.
Già in Svizzera si parla (da parte dei promotori del referedum) di proseguire con refedrendum per proibire il burqa, i matrimoni forzati e le mutilazioni sessuali. Come se le violazioni dei diritti delle donne e la mutilazione di un corpo potesse essere paragonato alla costruzione di un minareto! Di questo continueremo a parlare, anche il nostro paese ci offre l’occasione.
pubblicato il 29 novembre 2009
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La presenza dei crocifissi a scuola, nelle aule, costituisce “una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”. E’ quanto ha stabilito martedì 3 novembre la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo nella sentenza su un ricorso presentato da una cittadina italiana di origine finlandese. Penso che sia un’ottima sentenza per cominciare ad affermare la libertà di religione per tutti, a partire dai bambini.
pubblicato il 3 novembre 2009
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La manovra di logoramento giocata dal presidente iraniano Ahmadinejad va ben al di là del nucleare. O meglio con il nucleare il presidente iraniano gioca una partita molto più importante sul piano interno, regionale e internazionale. Con una pesante e sanguinosa repressione è riuscito a bloccare, per il momento, la rivolta interna nell’indifferenza dell’opinione pubblica internazionale. Del resto in questione in Iran non è il nucleare ma la democrazia. Ma la partita di Ahmadinejad va oltre i propri confini, innanzitutto si estende ai paesi vicini. L’affermazione dell’Iran come potenza regionale, nel momento in cui si trova circondato da paesi in possesso di armi nucleari (Pakistan, India e Israele), passa anche attraverso l’affermazione del diritto al nucleare “civile”. L’Iran è il punto di riferimento di tutti gli sciiti nell’area, dagli Hezbollah libanesi agli hazara afghani, ma soprattutto degli sciiti iracheni, molti dei quali al governo. E sia in Afghanistan che in Iraq si terranno a breve le elezioni, quindi un ruolo di egemonia è importante e urgente. Una “ragione” quella di Ahmadinejad che non può essere ignorata dall’occidente e soprattutto dagli Stati uniti, impegnati ancora in Iraq e soprattutto in Afghanistan. La questione del nucleare iraniano va quindi ben al di là dell’accordo con l’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) anche se passa inevitabilmente attraverso organismi internazionali che pur non essendo indipendenti, visto che subiscono l’influenza delle grandi potenze, possono però avere una qualche maggiore legittimità. Quale può essere dunque l’unico modo per disinnescare la “bomba” iraniana? Quella di affrontare la questione alla base con il processo di non proliferazione nucleare e con il disarmo nucleare, lanciato da Barack Obama al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ma che deve essere messo in pratica. Una forza come la nostra dovrebbe mettere al centro delle proprie iniziative politiche proprio una campagna per il disarmo nucleare, come già suggerito dal Forum internazionale di Sinistra ecologia e libertà.
pubblicato il 1 novembre 2009
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La storia è la stessa ma i protagonisti invertono i ruoli. E’ accaduto a Osimo: padre italiano accoltella la figlia (per fortuna non è grave) perché usciva con un ragazzo albanese. Purtroppo è una conferma che la cultura patriarcale non ha frontiere…La lotta delle ragazze musulmane riguarda anche le donne italiane.
giuliana
pubblicato il 12 ottobre 2009
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