Monday 08 February 2010

IL MANIFESTO BLOG
   a cura di Giuliana Sgrena
  • In Francia si sta discutendo sulla legge che potrebbe proibire l’uso del burqa e del niqab, ovvero quei veli che coprono integralmente il corpo della donna, il primo coprendo persino gli occhi con una rete e il secondo lasciando una fessura all’altezza degli occhi. Da parte dei difensori del relativismo culturale si solleva il problema della “libertà” di portare il burqa. Ma di quale libertà si parla, in gioco è la dignità della donna e i suoi diritti non il diritto di doversi sottomettere annullando il proprio corpo per evitare di provocare negli uomini gli istinti sessuali più primitivi. A parte il fatto che nemmeno il burqa ha impedito alle donne di subire violenze atroci (vedi Afghanistan) e poi perché non sono i maschi a emanciparsi da bassi istinti invece di continuare a colpevolizzare le donne per ogni loro bassezza?

    Il burqa, il niqab e il velo non sono un’osservanza imposta dal corano, ma solo da una interpretazione fondamentalista dell’islam, allora perché dovremmo condannare le donne di altri paesi e religioni ad accettare quello che noi abbiamo respinto da decenni? Non si tratta di difendere una identità se non quella di appartenenza a una visione wahabita dell’islam, quella praticata in Arabia saudita che diffonde il proprio credo nei paesi più poveri e dilaniati dalla guerra, ma anche in Europa, a suon di petrodollari. Il problema è dunque se vogliamo contribuire all’oppressione di queste donne o dare loro una mano nella ricerca di una loro emancipazione.

di giuliana
pubblicato il 26 gennaio 2010
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in velo
  • Nooshin Ebadi, sorella della premio Nobel Shrin Ebadi, è stata arrestata questa mattina a Tehran. E’ solo l’ultimo atto, in ordine di tempo, ma purtroppo ce ne saranno molti altri, di repressione in Iran, che hanno visto anche la morte di numerosi manifestanti. Il problema dell’Iran non è solo e tanto il nucleare, ma la democrazia per la quale si batte l’opposizione iraniana. Sosteniamo questa opposizione con inziative, manifestazioni, mettiamo in campo tutta la nostra creatività per dare visibilità agli orrori commessi da Ahmadinejad e dai suoi guardiani.

    giuliana

di giuliana
pubblicato il 29 dicembre 2009
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in velo
  • De Sacro Cuore kerk in Bellinzona in Zwitserland heeft minaretten om het kindeke Jezus gezet. FOTO EPA

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    23/12/09
    Dopo il referendum che ha bocciato la costruzione dei minareti in Svizzera, nella chiesa del Sacro cuore a Bellinzona (Ticino) il presepe vede Gesù bambino circondato da minareti

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di giuliana
pubblicato il 28 dicembre 2009
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in varie
  • Al Segretario di Stato signora Hillary Rodham Clinton.
    Sono tra quegli italiani che hanno sperato in un cambio dell’Amministrazione americana e hanno gioito per l’elezione di Barack Obama. La fine dell’era Bush ha dato un sollievo a tutti noi e soprattutto a quelli che venivano accusati di antiamericanismo solo perché si opponevano alla politica di un presidente.
    L’accusa di antiamericanismo è tornata fuori in questi giorni diretta non a singole persone ma addirittura alla giustizia italiana per la condanna di Amanda Knox. So per esperienza che non sempre le sentenze sono quelle che riteniamo più eque e comunque la condanna di una giovane ragazza è sempre una tragedia, ma cercare di screditare la giustizia italiana non mi sembra una buona tattica soprattutto in vista di un processo d’appello.
    Non è su questo però che voglio rivolgermi a lei. Lei ha mostrato disponibilità ad ascoltare le ragioni della senatrice Maria Cantwell sul caso Knox, io ho cercato invano di essere ascoltata da una autorità americana (e coloro che mi hanno interrogato non ne hanno tenuto conto) su un caso che mi hanno vista coinvolta in Iraq: la sparatoria da parte dei soldati americani che ha provocato l’uccisione di un agente dell’intelligence italiana Nicola Calipari.
    Nessuno ha mai voluto ascoltarci perché la morte di Calipari e il mio ferimento e quello di un altro agente è stato considerato normale in un teatro di guerra come l’Iraq. Ora gli Stati uniti si stanno per ritirare da quel paese, la politica nei confronti dell’Iraq è stata rivista e degli errori riconosciuti, forse ormai è tardi per sapere la verità su quello che è successo la notte del 4 marzo 2005 a Baghdad, ma la possibilità di essere ascoltati da una persona come lei sarebbe se non altro un risarcimento morale non tanto per me ma per la famiglia di Nicola Calipari.

di giuliana
pubblicato il 10 dicembre 2009
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in varie
  • La Svizzera (con un referendum, 29 novembre 2009) ha deciso di proibire la costruzione di nuovi minareti (ne esistono quattro). I “nostri” islamofobi (da Borghezio a Gasparri) hanno subito plaudito alla decisione. La Svizzera è abituata (per legge) a decisioni a colpi di referendum che non sempre garantiscono scelte democratiche. Anzi. Su temi così delicati il voto popolare rischia di esprimere i sentimenti più arcaici e oltranzisti. È questo il caso. La Svizzera si mette simbolicamente sullo stesso piano dell’Arabia saudita, che vieta la costruzione di chiese, e fornisce argomenti ai movimenti islamisti. Ma non è solo per questo che sono contro la decisione “svizzera”: penso che un paese multiculturale e multireligioso debba dare spazio alla costruzione di luoghi per esercitare il culto (in Svizzera non sarà tuttavia proibita la costruzione di moschee “mutilate” del minareto), perché se non c’è uno spazio pubblico, frequentabile da tutti, riconoscibile, si finisce per condannare alla clandestinità i fedeli di un culto con tutto quello che comporta. Gli estremisti potranno facilmente alimentare il fanatismo contro chi limita il loro spazio. Il minareto è inoltre un mezzo per rendere pubblico il sermone e (per chi nutre timori) anche controllabile.

    Qualcuno si chiederà allora perché sono contro il crocefisso nelle scuole. È diverso avere un simbolo religioso dentro un luogo pubblico destinato alla formazione e educazione di bambini di religioni diverse, rispetto al garantire la visibilità della pluralità religosa per strada. Naturalmente la costruzione di chiese e moschee con minareto devono essere regolati come tutti gli altri edifici da un piano urbanistico che li renda armoniosi con l’ambiente. Almeno io la penso così. Tuttavia non siamo ancora al paradosso di alcuni paesi musulmani dove a seguito di un conflitto o dopo l’arrivo di islamisti radicali finanziati dall’Arabia saudita o dall’Iran si sono costruite centinaia di moschee faraoniche.

    Già in Svizzera si parla (da parte dei promotori del referedum) di proseguire con refedrendum per proibire il burqa, i matrimoni forzati e le mutilazioni sessuali. Come se le violazioni dei diritti delle donne e la mutilazione di un corpo potesse essere paragonato alla costruzione di un minareto! Di questo continueremo a parlare, anche il nostro paese ci offre l’occasione.

di giuliana
pubblicato il 29 novembre 2009
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in velo
  • La presenza dei crocifissi a scuola, nelle aule, costituisce “una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”. E’ quanto ha stabilito martedì 3 novembre la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo nella sentenza su un ricorso presentato da una cittadina italiana di origine finlandese. Penso che sia un’ottima sentenza per cominciare ad affermare la libertà di religione per tutti, a partire dai bambini.

di giuliana
pubblicato il 3 novembre 2009
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in velo
  • La manovra di logoramento giocata dal presidente iraniano Ahmadinejad va ben al di là del nucleare. O meglio con il nucleare il presidente iraniano gioca una partita molto più importante sul piano interno, regionale e internazionale. Con una pesante e sanguinosa repressione è riuscito a bloccare, per il momento, la rivolta interna nell’indifferenza dell’opinione pubblica internazionale. Del resto in questione in Iran non è il nucleare ma la democrazia. Ma la partita di Ahmadinejad va oltre i propri confini, innanzitutto si estende ai paesi vicini. L’affermazione dell’Iran come potenza regionale, nel momento in cui si trova circondato da paesi in possesso di armi nucleari (Pakistan, India e Israele), passa anche attraverso l’affermazione del diritto al nucleare “civile”. L’Iran è il punto di riferimento di tutti gli sciiti nell’area, dagli Hezbollah libanesi agli hazara afghani, ma soprattutto degli sciiti iracheni, molti dei quali al governo. E sia in Afghanistan che in Iraq si terranno a breve le elezioni, quindi un ruolo di egemonia è importante e urgente. Una “ragione” quella di Ahmadinejad che non può essere ignorata dall’occidente e soprattutto dagli Stati uniti, impegnati ancora in Iraq e soprattutto in Afghanistan. La questione del nucleare iraniano va quindi ben al di là dell’accordo con l’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) anche se passa inevitabilmente attraverso organismi internazionali che pur non essendo indipendenti, visto che subiscono l’influenza delle grandi potenze, possono però avere una qualche maggiore legittimità. Quale può essere dunque l’unico modo per disinnescare la “bomba” iraniana? Quella di affrontare la questione alla base con il processo di non proliferazione nucleare e con il disarmo nucleare, lanciato da Barack Obama al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ma che deve essere messo in pratica. Una forza come la nostra dovrebbe mettere al centro delle proprie iniziative politiche proprio una campagna per il disarmo nucleare, come già suggerito dal Forum internazionale di Sinistra ecologia e libertà.

di giuliana
pubblicato il 1 novembre 2009
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in guerra
  • La storia è la stessa ma i protagonisti invertono i ruoli. E’ accaduto a Osimo: padre italiano accoltella la figlia (per fortuna non è grave) perché usciva con un ragazzo albanese. Purtroppo è una conferma che la cultura patriarcale non ha frontiere…La lotta delle ragazze musulmane riguarda anche le donne italiane.

    giuliana

di giuliana
pubblicato il 12 ottobre 2009
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in velo
  • Sono contro il burqa (quello afghano) e il niqab (che lascia una sola fessura all’altezza degli occhi) non per una questione di sicurezza (per noi come dice la Lega o per loro come sostengono i fondamentalisti islamici) ma per la dignità della donna. Non si tratta di una prescrizione religiosa, lo ha ribadito proprio due giorni fa dal Cairo, l’imam al Tantawi dell’univeristà islamica di al Azhar, la massima autorità sunnita. Non servono nuove leggi per il divieto, servono azioni positive per permettere a queste donne, chiuse dentro un velo anche quando escono di casa, di poter acquisire tutti i diritti e doveri delle cittadine italiane. Innanzitutto devono poter imparare la nostra lingua per intessere relazioni e non sentirsi isolate o, peggi, in un ambiente ostile. Su questi elementi fanno leva i maschi delle loro comunità per tenerle segregate sessualmente anche con l’imposizione del velo integrale. Dobbiamo convincere queste donne che non sarà il velo a proteggerle ma la loro libertà, i loro diritti, compreso quello della cittadinanza, senza dover sempre dipendere da quella del marito. Diritti che noi italiane/i dobbiamo sostenere.

di giuliana
pubblicato il 7 ottobre 2009
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in velo
  • Ho deciso di introdurre un argomento isolito, parlando di una mia esperienza, perché quando si parla delle lungaggini della giustizia non si tengono mai presenti tutti gli elementi.

    L’avvocata Giulia Bongiorno non può certo seguire il ministro Brunetta sulle invettive contro i fannulloni dei tribunali, essendo anche lei una delle cause delle lungaggini dei processi. Mi spiego. Nel 2005 avevo denunciato Emilio Fede per diffamazione avendo, l’8 marzo del 2005, trasmesso l’audio di un mio video registrato sotto sequestro come se si trattasse di una intervista da me rilasciata dopo la liberazione. (Come già saprete il processo è finito con l’assoluzione di Fede, perché il fatto non costituisce reato, da parte della giudice Felicia Genovese, già sostituta procuratore a Potenza mandata a Roma perché coinvolta in un fatto di corruzione). A difendere Fede c’erano due studi legali, uno era quello di Giulia Bongiorno e, vista l’importanza dell’imputato, lei in persona. Il processo è durato anni. Perché? Perché l’avvocata essendo nel contempo deputata e anche, poi, presidente della commissione giustizia alla camera (come è possibile che non ci sia una incompatibilità?) non era mai libera, prima era disponibile il venerdì ma da quando ha cominciato a difendere anche Sollecito a Perugia, quella era la priorità. Conclusione: ultima seduta il giorno dopo il lunedì di Pasqua del 2009, con l’assoluzione di Fede. Si poteva prevedere un verdetto diverso da una giudice indagata a Napoli e una presidente della Commissione giustizia della camera dei deputati? E la Bongiorno difende anche Fini che rinuncia al lodo Alfano.

di giuliana
pubblicato il 5 ottobre 2009
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in varie