Un recente emendamento alla legge che riguarda le donne e i bambini nello Yemen ha stabilito che una ragazza debba avere 17 anni per sposarsi. Tuttavia l’emendamento ha suscitato reazioni tra i deputati estremisti del parlamento che ritengono l’emendamento contrario alla sharia (legge coranica), infatti il testo sacro non stabilisce l’età da matrimonio, e minacciano la riapertura della discussione. Del resto quando Maometto sposò la sua ultima moglie Aicha, questa aveva solo nove anni. I tempi sono cambiati e anche lo Yemen, che finora non aveva stabilito una età legale per il matrimonio (prima della riunificazione era di 15 anni sia al sud che al nord). Lo Yemen è finito tredicesimo tra i primi venti paesi ritenuti i peggiori al mondo proprio per i matrimoni in tenera età. Infatti, secondo un rapporto dell’International centre for Research on Women, nel 2007 il 48,4 per cento delle donne nello Yemen si erano sposate prima dei 18 anni. Sono bambine che non possono avere una infanzia, giochi, educazione e uno sviluppo adeguato. La legge tuttavia non basterà, occorrerà una campagna di sensibilizzazione, come ha sottolineato Horiah Mashour presidente del Comitato nazionale delle donne. Perché in molti casi la data di nascita non è conosciuta e potrà facilmente essere falsificata. Ora tra i paesi arabi resta solo l’Arabia saudita a non aver ancora fissato l’età minima per il matrimonio.
giuliana
pubblicato il 25 febbraio 2009
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La nomina di Norah al Faiz a viceministro dell’istruzione in Arabia Saudita è stata valutata come un cambiamento «storico». Si tratta senza dubbio dell’incarico di più alto livello mai ricoperto da una donna nel regno saudita, tuttavia il suo incarico sarà riservato all’educazione femminile, essendo la segregazione sessuale rigida in tutti i settori della società saudita, compresa la scuola.
Il fatto che si tratta di uno dei primi cambiamenti introdotti da re Abdallah da quando è al potere (2005) può far sperare in una volontà di modernizzare il paese, dove si registra la maggior repressione delle donne. In Arabia saudita le donne non possono guidare, non possono prendere un taxi se non accompagnate da un maschio di famiglia, non possono esercitare la gran parte dei mestieri e comunque per lavorare devono avere il permesso del marito o del padre, così come per ottenere un documento, etc., etc.
Re Abdallah ha anche sostituito il capo della corte suprema che lo scorso anno aveva emesso un editto con il quale autorizzava l’uccisione di coloro che possedevano televisioni con canali satellitari ritenuti «immorali».
Il terzo rimpasto ha riguardato la sostituzione del capo della Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio che controlla la polizia religiosa. Questa polizia ha ampi poteri: fare perquisizioni per controllare il possesso di alcol o di droghe, controllare la prostituzione, assicurarsi che tutti i negozi siano chiusi all’ora delle preghiere e mantenere il sistema di segregazione sessuale nella società saudita.
Se di cambiamento veramente si tratta, la strada per la conquista dei diritti delle donne è ancora molto lunga.giuliana
pubblicato il 15 febbraio 2009
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Una donna la kamikaze, donne e bambini la maggior parte delle vittime, 40 morti e 60 feriti. È successo venerdì scorso (13 febbraio) a Iskandariya, a sud di Baghdad, sulla strada per Kerbala, dove lunedì (16 febbraio) si conclude il pellegrinaggio degli sciiti alla moschea dell’imam Hussein. Sono sempre più spesso donne le kamikaze in Iraq, sotto l’abaya possono più facilmente nascondere l’esplosivo e superare i posti di blocco (se non ci sono donne non possono essere perquisite). Così non è stato venerdì scorso, dopo altri attentati contro gli sciiti, i controlli erano più massicci. L’unica possibilità per la kamikaze era quella di raggiungere le tende riservate alle donne per una sosta di riposo sulla via del pellegrinaggio. E dentro una di queste tende si è fatta esplodere! Se ancora ci fosse qualche dubbio sul fatto che i kamikaze sono al servizio di al Qaeda per destabilizzare un paese, persino l’Iraq, gli ultimi attentati lo confermano. Peraltro gli obiettivi colpiti da al Qaeda non sono mai stati gli occupanti, ma i loro collaboratori e, soprattutto, gli infedeli e per i terroristi sunniti anche gli sciiti lo sono.
Ma in questo caso quello che più mi colpisce è che una donna si possa prestare a una simile azione, contro altre donne. Forse lei non avrebbe nemmeno voluto: abbiamo letto storie di donne kamikaze reclutate e spinte, con subdole colpevolizzazioni o facendo leva sulla loro disperazione, al suicidio. Alla fine sono sempre i maschi a decidere chi si deve sacrificare (anche in Cecenia dove tutti i kamikaze sono donne!). Nessuno si dovrebbe «sacrificare» per una giusta causa, per una causa si può lottare, persino combattere (anche se sono una convinta sostenitrice della non violenza), ma non morire. Sono contro la logica di morte che porta i kamikaze a farsi esplodere e anche contro il fine ultimo, trascendentale, della loro azione.giuliana
pubblicato il 14 febbraio 2009
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Anche per chi non ha mai festeggiato san valentino quest’anno potrebbe valere la pena. Mentre si sta negoziando la tregua con Hamas, Israele ha concesso ai coltivatori di fiori di Gaza l’autorizzazione a esportare 25.000 fiori rossi da inviare in Europa per il giorno di san valentino. Certo non è gran cosa. Il trasporto avverrà con un cargo israeliano e speriamo che i fiori arrivino in tempo, ma soprattutto che quella di san valentino non rimanga una eccezione e che alla popolazione di Gaza non arrivino baci di cioccolato ma cibo e aiuti umanitari, di cui hanno estremamente bisogno. Finora, purtroppo, il boicottaggio dei prodotti israeliani non ha mai funzionato, possiamo almeno sponsorizzare i prodotti palestinesi, sperando possano varcare le frontiere di Israele. In questo caso è stato il governo olandese ad appoggiare la richiesta dei coltivatori di Gaza, speriamo che anche i nostri mercati possano un giorno vantare la vendita di prodotti palestinesi.
giuliana
pubblicato il 12 febbraio 2009
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