La storia è la stessa ma i protagonisti invertono i ruoli. E’ accaduto a Osimo: padre italiano accoltella la figlia (per fortuna non è grave) perché usciva con un ragazzo albanese. Purtroppo è una conferma che la cultura patriarcale non ha frontiere…La lotta delle ragazze musulmane riguarda anche le donne italiane.
giuliana
pubblicato il 12 ottobre 2009
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Sono contro il burqa (quello afghano) e il niqab (che lascia una sola fessura all’altezza degli occhi) non per una questione di sicurezza (per noi come dice la Lega o per loro come sostengono i fondamentalisti islamici) ma per la dignità della donna. Non si tratta di una prescrizione religiosa, lo ha ribadito proprio due giorni fa dal Cairo, l’imam al Tantawi dell’univeristà islamica di al Azhar, la massima autorità sunnita. Non servono nuove leggi per il divieto, servono azioni positive per permettere a queste donne, chiuse dentro un velo anche quando escono di casa, di poter acquisire tutti i diritti e doveri delle cittadine italiane. Innanzitutto devono poter imparare la nostra lingua per intessere relazioni e non sentirsi isolate o, peggi, in un ambiente ostile. Su questi elementi fanno leva i maschi delle loro comunità per tenerle segregate sessualmente anche con l’imposizione del velo integrale. Dobbiamo convincere queste donne che non sarà il velo a proteggerle ma la loro libertà, i loro diritti, compreso quello della cittadinanza, senza dover sempre dipendere da quella del marito. Diritti che noi italiane/i dobbiamo sostenere.
pubblicato il 7 ottobre 2009
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Ho deciso di introdurre un argomento isolito, parlando di una mia esperienza, perché quando si parla delle lungaggini della giustizia non si tengono mai presenti tutti gli elementi.
L’avvocata Giulia Bongiorno non può certo seguire il ministro Brunetta sulle invettive contro i fannulloni dei tribunali, essendo anche lei una delle cause delle lungaggini dei processi. Mi spiego. Nel 2005 avevo denunciato Emilio Fede per diffamazione avendo, l’8 marzo del 2005, trasmesso l’audio di un mio video registrato sotto sequestro come se si trattasse di una intervista da me rilasciata dopo la liberazione. (Come già saprete il processo è finito con l’assoluzione di Fede, perché il fatto non costituisce reato, da parte della giudice Felicia Genovese, già sostituta procuratore a Potenza mandata a Roma perché coinvolta in un fatto di corruzione). A difendere Fede c’erano due studi legali, uno era quello di Giulia Bongiorno e, vista l’importanza dell’imputato, lei in persona. Il processo è durato anni. Perché? Perché l’avvocata essendo nel contempo deputata e anche, poi, presidente della commissione giustizia alla camera (come è possibile che non ci sia una incompatibilità?) non era mai libera, prima era disponibile il venerdì ma da quando ha cominciato a difendere anche Sollecito a Perugia, quella era la priorità. Conclusione: ultima seduta il giorno dopo il lunedì di Pasqua del 2009, con l’assoluzione di Fede. Si poteva prevedere un verdetto diverso da una giudice indagata a Napoli e una presidente della Commissione giustizia della camera dei deputati? E la Bongiorno difende anche Fini che rinuncia al lodo Alfano.
pubblicato il 5 ottobre 2009
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