Saturday 18 May 2013
Bonn, conferenza sull’Afghanistan senza donne
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Appello di Wluml (Women leaving under muslim law) contro l’esclusione delle Associazioni di donne dalla Conferenza sull’Afghanistan che si terrà a Bonn il 5 dicembre 2011, a dieci anni dalla prima.
In wake of the exclusion of Afghan women from the ‘peace process’ at the Bonn Conference taking place on the 5th of December 2011,
WLUML vigorously denounces:
- the ethical incoherence of States that engaged in a devastating war in Afghanistan under the fallacious pretext to protect ‘poor oppressed Muslim women living under the burqa’, and now prevent them from participating as full-fledged citizens in the peace process in their country, all while engaging with their oppressors
- the moral responsibility of these States, which are delivering Afghan women, bound and gagged, to the very same Taliban and warlords they pretended to save them from, just a few years ago.
- the political short-sightedness of alliances, such as with Taliban and war lords, which fearfully remind us of other past historical compromises that cost so many lives
- the fallacy of the so-called ‘democratic’ process taking place in Germany, but without the ‘untermensch’ of the day: Afghan women
WLUML urges women and progressive forces everywhere:
- to take immediate public stands using all possible media avenues, in support of Afghan women’s claim to full participation in the negotiation
- to send delegations to all concerned representatives of these states in their own countries, protesting the above, and urging concerned States to come to their senses
NOT IN OUR NAME
NOT WITH OUR COMPLICIT SILENCE
NO ‘MUNICH- LIKE’ BONN COMPROMISE
THE SHAMEFUL BETRAYAL OF AFGHAN WOMEN WILL NOT OCCUR IN SILENCE
IF THOSE COUNTRIES ARE DEMOCRACIES, THEY MUST HEAR OUR VOICES AND ACT ON OUR DEMANDS IMMEDIATELY
di giuliana
pubblicato il 1 dicembre 2011
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pubblicato il 1 dicembre 2011
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in velo
8 Commenti a “Bonn, conferenza sull’Afghanistan senza donne”
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2 dicembre 2011 alle 09:21
Mi pare che sul problema Afganistan non si voglia discutere della questione di fondo, che poi sottende tutte le altre : il rapporto tra India e Pakistan.
Ques’ultimo , per le sue concezioni strategiche non può e non vuole “perdere” la retrovia afgana.
Domanda : che accadrebbe se l’Afganistan fosse smembrato secondo le sue linee tribali , da sempre inconciliabili ?
I Pashtun vogliono stare con i pashtun del NordOvest pakistano ? Karachi li accetterebbe, magari rinunciando alle sue mire sul Kashmir ? Pensano i pashtun di poter vivere meglio nel nuovo Stato ? E per gli altri gruppi ? I Tagiki nel Tagikistan, i Darii in Uzbekistan…..etc) Cosa lo impedisce ?
L’auto determinazione dei popoli non sarebbe una buona scusa per la Nato per uscire da quel pantano ?
La questione femminile afgana non potrebbe trovare una soluzione più adeguata qualora fosse affrontata all’interno di nuove composizioni statuali e valutata caso per caso ?
3 dicembre 2011 alle 13:28
Il gioco al massacro degli ultimi della terra continua, a nessuno importa perchè gli ultimi sono donne e bambine ( la maggioranza dei poveri del mondo )e gli/le schiavi/e si sa… lavorano e muiono. Quanto inchiostro per Bin Laden e Gheddafi e non una riga per queste; è così che si suicida la sinistra, osannando i peggiori, silenziando le loro vittime o peggio calunniandole con la litania che per loro si è combattuta una guerra, che invece è combattuta per tutt’altro. Ora, cane con cane, si metteranno d’accordo ( ma intanto quanti profitti e affari si sono fatti) e i massacrati saranno massacrati come sempre, ma con l’amaro di sapere che il peggio dei Bush (padre e figlio) di Obama e della Clinton è anche il peggio di tanti “alternativi” filoislamici che si accendono per i diritti civili e umani a intermittenza (saranno come luci al neon , non so) e ha tempo Akbar Ganji di scrivere: ” Se il profeta dovesse tornare oggi si schiererebbe senz’altro con chi reclama diritti uguali per tutti gli esseri umani”; e lo scrive contro l’apartheid di genere.
6 dicembre 2011 alle 23:18
Chi sono i nemici della democrazia , della nostra storia democratica di lotta e di resistenza, da tutti i fascismi che oggi offuscano la democrazia e il sistema della libertà , della nostra libertà positiva e negativa di cittadini e di uomini liberi. Premesso questo scrivo , queste righe in difesa dei valori della nostra storia e della libertà di una libertà conquistata e guadagnata con il sacrificio e con il sangue , premetto che non sono americano , ma ragiono da americano da uomo del self made man e dalla sua libertà. Chi sono i nemici , quelli che forse credono nel fascismo e nel totalitarismo .
9 dicembre 2011 alle 17:48
http://www.rawa.org/rawa/2010/06/01/peace-with-criminals-war-with-people.html
11 dicembre 2011 alle 11:03
Di che cosa stiamo parlando? Non di una conferenza di pace, perché alla Conferenza di Bonn, conclusasi il 7 dicembre erano presenti solo i Paesi “donatori”, che attualmente in varia misura sono impegnati nell’occupazione armata del Paese e che hanno confermato il proprio impegno economico fino al 2024, dieci anni dopo il ritiro delle truppe previsto per il 2014. Che qualche ONG cerchi visibilità, reiterando la richiesta di partecipazione a questo tipo di Conferenze fatte per ottimizzare l’occupazione di un Paese terzo, fa anch’esso parte della fisiologia dell’imperialismo umanitario. Prima si uccidono o affamano centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini ma poi gli si garantiscono dei diritti inalienabili. Circa diecimila tedeschi hanno protestato contro la Conferenza di Bonn proprio per questo.
@ carlo gli Uzbeki non parlano il dari, simile al parsi, ma l’ozbak che è una lingua simile al turco.
25 dicembre 2011 alle 09:12
Afganistan, Irak, Somalia sono tutti Stati sull’orlo del disfacimento. Tutti Stati che pare vogliano tornare alle loro radici tribali o confessionali. Lo stesso in Africa in Sudan o in Nigeria.
Il modello occidentale di democrazia pare non esportabile
Ed una riprova è che a soffrirne di più sono ancora una volta le donne.
Credo che noi tutte dovremmo tornare a riflettere su cosa lo ha reso tale.
Non posso credere che sia tutto e soltanto una questione capitalistica. Se così fosse non si capirebbe la violenza contro le bambine in Cina e in India, che invece sono paesi in forte sviluppo “capitalistico”.
Penso vada affrontata e magari rivista l’opposizione che la sinistra europea alimenta da sempre contro tutte le fedi religiose. Ovvero contro le idee che da secoli stabiliscono quale sia il rapporto tra l’Uomo e il divino, tra l’Uomo e l’ignoto.
Insomma, quello che Shakespeare descrisse magnificamente nel monologo di Amleto : “Essere o non Essere”.
Altrimenti, cara Giuliana, giriamo inutilmente intorno al titolo del suo blog : “islamismo”. Le questioni politiche che lei solleva, osservando quel mondo, hanno radici più profonde di quelle che lei lamenta.
26 dicembre 2011 alle 09:21
@Giuliana
temo che il ragionamento di Carlo – post 1 – abbia un suo fondamento.
La chiave di volta del conflitto afgano è nel rapporto irrisolto tra India e Pakistan.
Un conflitto che ha un contenzioso territoriale, nato da una profonda ragione a sfondo religioso.
Temo che non si potranno mai affrontare le questioni dell’islam politico, se non si affrontano parallelamente quelle del contesto religioso.
Vale per i cristiani morti ieri in Nigeria, come per le stragi di musulmani dei giorni scorsi in Irak.
Chi ha detto e tuttora sostiene che la religione sia nel mondo un fenomeno superato o in via d’estinzione, non sa quel che dice.
E la questione femminile , sollevata nel titolo del pezzo, rientra perfettamente nel contesto.
2 gennaio 2012 alle 09:22
Ringrazio Di Nunzio per l’osservazine sulla lingua dei Dari, anche se il mio ragionamento di fondo era un altro: lo smembramento dell’Afganistan e le nuove zone d’influenza.
Se integrare nel Pakistan le aree pashtun, che oggi sono sotto il governo di Kabul potesse contribuire alla stabilità di Rawalpindi, perchè non discuterne ?
Se ad esempio un soldato tagiko, mandato a svolgere azione di controllo in un territorio del Sud, del quale non conosce nemmeno la lingua, viene considerato quasi un invasore, perchè insistere con una unità statale che non esiste ?
Lo smembramento dell’Afganistan sarebbe un problema per la Nato, gli USA, i Russi , gli iraniani ? E comunque è un problema minore o maggiore di quello di dover lasciare prima o poi Kabul da non-vincitori ?
Il principio di autodeterminazione dei popoli vale solo in occidente ?
La forza delle donne afgane sarebbe minore o maggiore in un altro contesto politico-istituzionale ?
Per i talebani, divisi nei loro gruppi tribali, la divisione del Paese rappresenterebbe un vantaggio o un handicap ?
Questo , a mio avviso, cara Giuliana potrebbe essere lo spunto per un suo articolo e una sua riflessione.
Buon Anno.