
La decisione sfavorevole della corte suprema non era inattesa come anche l’apparentemente paradosso della riaffermazion della validita’ dei matrimoni fra omosessuali (18000) legalmente contratti fra maggio ottobre, proprio mentre lo stesso diritto veniva rimosso per il futuro – un controsenso che come hanno notato in molti crea una popolazione con cittadini di prima, seconda e terza categoria. Per aver appena perso l’appello i gay e simpatizzanti che hanno marciato a Los Angeles come in dozzine di altre citta’ americane e californiane, erano piuttosto caricati. I 10000 che hanno dimostrato su Hollywood boulevard e marciato fino a tarda sera hanno gridato la propria determinazione a indire un nuovo referendum, forse gia’ l’anno prossimo per riprendersi un diritto costituzionale di una minoranza legalmente riconsociuta. L’esito sarebbe ancora incerto ma ad ogni modo il tempo sembra giocare in loro favore. Un primo refrendum anti-matrimonio passo’ nel 2000 col 62% dei voti. L’anno scorso l’abrogazione vinse per 52% e il dato piu’ fondamentale riguarda i sondaggi fra gli elettori di eta’ 18-34, favorevoli al matrimonio gay al 61%.
pubblicato il 27 maggio 2009
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In decine di accampamenti per braccianti simili a Duroville non c’e’ acqua corrente, fognature, strade asfaltate, scuole o cliniche. C’e’ pero’ – a Los Duros eccola li , proprio vicino all’entrata - un agenzia della Orlandi Valuta, dove i lavoratori possono spedire vaglia in Messico e nei paesi d’origine in Centro America. La Orlandi fece la fortuna del suo fondatore, Paolo Orlandi, ex agente di cambio emigrato in California da Subiaco negli anni 80 che sulle tariffe imposte all’invio delle rimesse degli emigrati ispanici costrui un fatturato di $780 l’anno, prima di vendere la societa’ alla Western Union. Quest’ultima e’ il gigante di un settore che solo dagli Stati Uniti verso il Messico vale $7 miliardi l’anno, parte del business globale della poverta’, dai check cashing (le banche “ombra” che cambiano gli assegni paga degli immigrati ai pay day loan che offrono crediti-usura a chi non riesce ad arrivare all fine del mese, ai famosi mutui- spazzatura reciclati nell’alta finanza mondiale. Nel mondo le rimesse degli immigrati verso i paesi di origine valgono $350 miliardi l’anno, solo dagli USA vengono trasferiti ogni anno verso paesi d’origine $50 miliardi – i paesi che ricevono di piu’ sono India , Cina e Messico. La crisi globale ha provocato una flessione anche in questo flusso, dando luogo perfino ad un inedito ri-flusso: rimesse dal terzo mondo verso famigliari che nel mondo sviluppato si trovano improvvisamente disoccupati. Come i soldi delle famiglie dominicane spedite aprenti emigrati a New York che sono l’oggetto di questo servizio della national public radio; sovvenzioni di una delle isole piu’ povere dei caraibi alla capitale della finanza.
pubblicato il 25 maggio 2009
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Duroville e’ un accampamento di roulotte fatiscenti che cuociono nei 40 gradi del deserto di Coachella, California, residenza per mille famiglie di immigrati che lavorano nei campi agricoli del paniere californiano. La valle di Coachella era un polveroso deserto fino agli inizi del secolo scorso quando venne dirottato il Colorado River e iniziato l’irrigamento intensivo che ne ha fatto una specie di serra agroindustriale; si coltiva di tutto, dai datteri alle melanzane, raccolti dai campi che appartengono quasi tutti a grandi conglomerati agroalimentari multinazionali come la Dole, Cargill, Archer Daniels Midland. “Basta aggiungere acqua” dicono da queste parti – acqua e braccia: la forza lavoro del comparto agricolo del sudovest americano e’ composto interamente da braceros, braccianti ispanici immigrati dal vicino Messico, molti indocumentados come dicono qui, che vivono perlopiu’ in condizoni da terzo mondo. Duroville, Los Duros, come lo chiamano i residenti, quindi e’ un insediamento ‘tipico’ dell’economia e dei flussi migratori globali, anomalo solo nel fatto di esistere sul territorio di una riserva indiana (i Torres Martinez Indians) e quindi fuori dalle pur minime norme di igiene e abitabilita’ altrimenti vigenti nella provincia. “Quando si entra Duroville”, mi dice suor Gabi che mi accompagna a fare un giro del campo, “si esce dagli Stati Uniti”. Accanto al campo dove razzolano bambini e cani randagi c’e’ una discarica, una delle decine di depositi abusivi di scorie, spesso tossiche, che punteggiano la zona in cui abitanti emarginati e impotenti hanno costruito sul mercato grigio dello smaltimento illegale dei rifiuti una economia sommersa, con la connivenza delle aziende. Duroville e’ un caso particolarmente triste per come i residenti – molti sono indigeni Purepecha’ dello stato messicano di Michoacan – sono stata sfruttati da Harvey Duro, propretario del terreno e a sua volta indiano, membro di una tribu’ esautorata come tutte al tempo della colonizzazione bianca, e rinchiusa in una desolata riserva. Un ciclo di violenza e abuso che si e’ perpetuato con la colpevole complicita’ di autorita’ che hanno potuto chiudere un occhio su cio’ che accadeva dopotutto su “terre sovrane”. Oggi qui le condizioni sono molto migliorate per via della bonifica imposta dal giudice che ha sequestrato il campo quando il degrado e’ venuto alla luce, quella a cui lavora tenacemente suor Gabi. Mi mostra il campo ripulito perlopiu’ di spazzatura e l’angolo dove vuole aprire un asilo nido per i bambini, le fognature appena istallate. E’ soddisfatta ma allo stesso tempo mi ricorda: “Di accampamenti cosi’ qui in zona ce ne sono altri cento”.
pubblicato il 24 maggio 2009
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La disoccupazione in Calfornia in aprile e’ scesa lievemente – da 11,2% all’11% – il mese scorso sono evaporati ‘solo’ 63700 impeghi – e’ quello che di questi tempi passa per una buona notizia nel barcollante regno del subprime. Uno dei sintomi della peggiore crisi dai tempi della grande depressione e’ l’economia anomala sorta dalle ceneri del crac immobiliare. Ad esempio il lawn painting –ossia la verniciatura di prati secchi; un settore che vive un mini boom. Nella California del sud esistono ormai un paio di dozzine di aziende che forniscono questo essenziale ritocco, come quella di Brian, imprenditore sudafricano, che incontro mentre spruzza vernice verde sulla sterpaglia davanti alla casetta in vendita su Angeles Vista Street. “ Sto cercando di venderla” mi dice la proprietaria, “e un prato ingiallito la fa proprio sfigurare. Non ho tempo per piantare e annaffiare l’erba vera, cosi’ e’ molto piu’ facile”. Una mezz’oretta con l’applictore a spruzzo basta a ridare al prato morto il lucido semraldo d’ordinanza – non e’ solo un modo di dire, mi spiega Brian. Molte municipalita’ infatti vietano per “regolamento civico” di far sfigurare il quartiere o il comprensorio con le aiuole appassite e chi non le mantiene verdi e’ passibile di multa salata. Lui, Brian, conosce un paio di ispettori che in cambio di una piccola mancia gli passano gli indirizzi dei trasgressori che per evitare le sanzioni lo assumo al volo. Ma gli affari vanno a gonfie vele, mi conferma, soprattutto per via delle banche che di questi tempi si ritrovano proprietarie di migliaia di case pignorate in un mercato ingolfato. Per loro e’ la soluzione ideale mi spiega e poi non hanno scelta. Risultato sta appaltando pitture da Los Angeles a San Diego e riesce a malapena a tenere il passo.

pubblicato il 23 maggio 2009
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Menlo Park e’ un ridente quartiere residenziale nel cuore di Silicon Valley, viali alberati, prati ben tosati, graziosi villini, jogger e studenti di Stanford che frequentano i caffe’ coi loro Mac. Eppure anche qui sono visibili gli effetti concentrici dell’implosione di Detroit. El Camino Real, il viale principale della cittadina e’ una specie di cimitero di concessionari auto; in meno di un chilometro ne sono una mezza dozzina svuotati con vetrine impolverate e grossi cartelli affittasi piantati nelle aiuole. Uno di questi e’ stato invece rilevato dalla Tesla l’unica societa’ che allo stato attuale stia commercializzando un automobile elettrica caricabile dalla presa elettrica di casa, capace di accelerare fino a 96 kmh in 3,7 secondi con un’autonomia di 400km. Daccordo , al prezzo di 110.000 euro si ratta al momento di un trastullo per ecologisti facolotosi ma rappresenta pur sempre agli occhi di molti un indicazione del possibile prossimo futuro. In particoalre lo e’ per il department of energy dell’amministrazione Obama che dovrebbe a breve elargirgli un credito di $450 milioni per ampliare la propria fabbrica e costruirne due nuove. Un finanziamento reclamato da molti alla luce dei miliardi sborsati ai dinosauri arrugginiti di Detroit e in linea con la dottrina Obama delineata nel nuovo piano di normative auto-ecologiche ricalcate su quelle precedentemente implementate in California. O meglio quelle che in California avevano provato ad implementare prima di venire querelati dai costruttori appoggiati da Bush che aveva vietato la riforma. La via obamiana ad una nuova automobile americana ha la straordinaria ambizione di rompere l’assuefazione fatale della psiche nazionale a pickup, minivan e mostruosi SUV, personificazioni meccaniche di una cultura del consumo, dell’ostentazione e dello spreco. In questo rientra anche l’incentivo a aziende come la Tesla, (nonche’, collateralmente, ad altre, come la nuova Fiat-Chrysler le cui presunte strategie di “miniaturizzazione” dovrebbero trovarsi avvantaggiate dal nuovo universo normativo) Naturalmente ci sarebbe una via ancora piu’ veloce ed efficace per ottenere simili risultati: tassare seriamente la benzina. Anatema, naturalmente, per qualunque amministrazione.
pubblicato il 20 maggio 2009
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Si diceva del Messico, perdente nella guerra ai narco-cartelli, alla radice del caos “somalo” nelle province di confine. Ultimamente pero’ il termine sembrerebbe altrettanto applicabile al vicino settentrionale. La California vota oggi su sei referendum che dovrebbero temporaneamente tamponare l’emorragia di un bilancio che l’ha spinta sull’orlo del fallimento. Qui sull’Economist il migliore riassunto del percorso che ha portato al fallimento economico dello stato piu’ popoloso e ricco, frutto della “incompatibilita’ emotiva’” di una classe politica impotente e un elettrorato imbonito da decenni di retorica antigovernativa e “libertaria” – predicata sul primato assoluto delle liberta’ individuali a spese dell’idea collettiva. Come ogni disfunzione codipendente, la politica californiana e’ un circolo vizioso, nella fattispecie di populismo e rimozione, come abbiamo gia’ notato nel precedente post. Ormai sono sempre piu’ numerosi coloro che non vedono altra soluzione che la riforma costituzionale.
pubblicato il 19 maggio 2009
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La proposta di Arnold Schwarzenegger di svendere pezzi di patrimonio per tappare i buchi di un bilancio ormai in brandelli si distingue dall’ordinaria amministrazione solo, come hanno rilevato alcuni , “per l’odore di disperazione che emana”. La cartolarizzazione di “monumenti” come lo stadio Coliseum di Los Angeles e il carcere di S. Quentin (splendido immobile, vista imperdibile sull baia, braccio della morte con cella funzionanate per le esecuzioni) e’ logica estensione infatti di 30 anni di prevalente retorica antigovernativa. Ne parlo con Sherri Bebitch Jeffe – il suo ufficio nel dipartimento di policy studies della USC –e’ proprio accanto allo stadio in vendita, dove gioca la squadra di football della prestigiosa universita’. “Tutto risale francamente alla famigerata prop 13”, mi dice. “Il referendum che nel 1978 pose un una soglia invalicabile alle tasse di proprieta’”. Quegli “ICI” che erano tradizonamente a disposizone delle amminstrazioni locali per finanziare i servizi primari e in particolare l’educazione. Quella pubblicamente sovvenzionata in California aveva la reputazione di essere la piu’ accessibile e fra lemigliori in America. L’inversione ‘filosofica’ promossa dalla “rivolta fiscale” californiana accese la miccia di un movimento conservatore nazionale che avrebbe di li a poco portato alla casa bianca un certo ex governatore californiano, Ronald Reagan, inaugurando un’era di deregulation che dopo 30 anni ci ha regalato l’attuale implosione finanziaria. Il cerchio ora si chiude e la California si trova con un buco di $20 miliardi, tagli all’osso in una rete sociale gia’ a pezzi e un gettito fiscale in picchiata per effetto della crisi. Soprattutto con le mani legate da leggi capestro dell’era liberista che vietano perentoriamente di alzare le tasse senza una maggioranza di 2/3 – lasciando in pratica all’esigua minoranza repubblicana il perenne diritto di veto. Nel tentativo disperato di tamponare la falla, Schwarzy va promuovendo da settimane un referendum d’emergenza che autorizzerebbe, crediti, emissione di titoli e altre cartolarizzazioni per portarsi avanti di qualche mese (o almeno fino al termine del suo mandato). Si vota martedi’ ma i sondaggi dicono che non passera’. A quel punto si spalanchera’ la voragine: 5000 dipendenti pubblici licenziati, altri $3 miliardi tolti alle scuole, anno scolastico accorciato di una settimana, forse 40000 detenuti scarcerati, declassamento del Golden State nei ratings finanziari. Il capolinea di un concetto disfunzionale di amministrazione pubblica creata da 30 anni di vangelo liberista.
pubblicato il 15 maggio 2009
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Il ventesimo anniversario della morte di Edward Abbey che ricorre quest’anno suscita comprensibile imbarazzo su blog liberal e in particolare ambientalisti. Da un lato il polemista e scrittore, autore di romanzi come Desert Solitaire e Fuoco sulla Montagna, e’ considerato il padre spirituale di movimenti anarco-ambientalisti come Earth First, che si sono direttamente ispirati dal suo Monkeywrench Gang (i Sabotatori) nelle azioni a difesa dell’ambiente (sabotaggio di bulldozer, picchetti di acciaio inseriti nei tronchi contro le motoseghe, incendi di SUV). Dall’altro abbina alla reverenza mistica per la natura del West (quella di David Thoreau e John Muir) un’inquietante invettiva che sconfina nel “fondamentalismo occidentale” di cui fa parte il fanatismo antigovernativo comune alla destra liberatria americana (individualismo ad oltranza, culto delle armi da fuoco ecc). Una diffidenza del moderno e della civilta’ come promotori di cambiamenti che segnalano la fine del suo amato West come luogo mitico e che ha come espressione peggiore l’opposizone razzista all’immigrazione. Noi preferiamo ricordare i suoi personaggi; eroi solitari come John Vogelin, il protagonista di Fuoco sulla Montagna, che combatte contro gli anonimi burocrati del Pentagono che vogliono espropriare il suo ranch per ampliare la base missilistica di White Sands. Paladini disperati e amareggiati di un mondo che non puo’ sopravvivere, figure antieroiche riprese efficacemente da film come Solo Sotto le Stelle (Lonely Are the Brave) adattato dal suo omonimo romanzo, con Kirk Douglas cowboy superato dalla vita e dalla storia che duella con un elicottero. Opere che hano ispirato un intero filone di western “crepuscolari” da Peckimpah a Walter Hill (da Mucchio Selvaggio a Pat Garrett a Vanishing Point). Incomune hanno il retaggio amaro e romantico di questi luoghi vuoti in cui le complicazioni della civilta’ contemporanea sembrano distillarsi e scomparire lungo il rettilineo della strada che corre verso il punto di fuga.
pubblicato il 13 maggio 2009
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“Amo rendere omaggio ai film che amo e rispetto dandogli un mio taglio personale” afferma McG, al secolo Joseph McGinty Nichol, regista di Terminator Salvation. Nel caso specifico purtroppo, come e’ ormai norma nei filmoni estivi sfornati dagli studios, l’“omaggio” sconfina volentieri in plagio. Scene, personaggi, a volte film che “ripredono” per intero trame di predecessori illustri, vedi Eagle Eye della coppia Spielberg-LeBoeuf o Enemy of the State di Tony Scott, “riedizioni” rispettivamente di Intrigo Internazionale e The Conversation contando sul fatto che il pubblico target non abbia mai sentito parlare di Hitchcock o nemmeno Coppola. Remake non dichiarati insomma o nel caso della resuscitazione di Terminator, un oggetto inbrido nelle mani di McG che impasta esplosioni da blockbuster, intermezzi da b-movie cormaniano e una serie initerrotta di “citazioni” – dal piede di robot che schiaccia il teschio umano (pedaggio a James Cameron, inventore della serie) al cameo del tutto gratuito del “governator” Schwarzenegger. Una lunga sequenza di inseguimenti nel deserto e’ “imprestata” da Road Warrior completa di muta bambina aborigena, e poi di seguito scorci di Robocop, Blade Runner (quest’ultimo praticamente invocato come un mantra da una generazione di nuovi autori – vedi Watchmen), perfino scene fotocopiate dalla Grande Fuga di Steve McQueen e un pizzico di Schindler’s list. Su questa impalcatura ribollita l’intensita’ “dark” di Christian Bale stona per eccessiva seriosita’ (oscurata tra l’altro dalla bravura del coprotagonista australiano Sam Worthington). Un esempio indicativo insomma della pochezza espressa dagli studios e dagli autori commerciali di Hollywood. McG, come alcuni suoi coetanei tipo Bret Rattner e’ un alfiere di quella generazione di giovani registi che ama coniugare un kitsch dinamitardo alla Michael Bay o Renny Harlin con un infarinatura cinefila ad esito solitamente deleterio. Terminator Salvation (che in universo parallelo, immaginato chesso’, da Sam Raimi, avrebbe potuto essere un buon film di genere) ne e’ una buona rappresentazione.
pubblicato il 11 maggio 2009
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Disoccupazipone al 12% ? Incendi assassini? Collasso immobiliare? Non e’ per questo che Los Angeles si trova da l’altroieri in stato di shock, ma per la notizia piovuta come una doccia fredda in una bollente sera di maggio, delle analisi antidoping risultate positive al campione prelevato a Manny Ramirez, asso dei Dodgers, “capocannoniere” di doubles, triples, homeruns e praticamente ogni altra satistica tenuta dagli annali del baseball lo sport piu’ ossesivamente consumato dalle statistiche individuali. Basti dire che da quando e’ statao acquistato dai Red Sox l’anno scorso, il lunatico battitore e esterno sinistro ha praticamente da solo portato la squadra di Los Angeles ai vertici della classifica e contribuito non poco alla partenza col turbo dell’attuale campionato – 13 vittorie consecutive in casa per il record storico assoluto. Risultato della sua infrazione chimica: forfait di un terzo dello stipendio ($7 milioni) e squalifica per 50 partite – come se un Totti o un Ibrahimovic venisse squalificato per 20 partite (nello stakanovista calendario del baseball si gioca motlo piu’ frequentemente, una media di 5 partite a settimana). La citta’ ha prontamente intonato il coro di dolore sorpresa e indignazione che puntualmente segue le rivelazoni di doping che tutti sanno ormai essere all’ordine del giorno per gli “slugger” i battitori di potenza dai fisici sempre piu’ ipernutriti e capaci di spedire la palla fuori campo. Gli scandali hanno ormai coinvolto un intera generazone di fuoriclasse : Mark McGwire, Jose Canseco, Alex Rodriguez, Barry Bonds, quest’ultimo collegato al famogerato laboratorio Balco di San Francisco , una vera e propria fabbrica di steroidi sportivi. Un segreto aperto che tutti –federazione, squadre, giornali, giocatori – insitsono nel rimuovere – fino alle prossime, inevitabili analisi positive.
pubblicato il 9 maggio 2009
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