Thursday 23 May 2013

IL MANIFESTO BLOG
   storie dell'Occidente Estremo a cura di Luca Celada
Archivio di gennaio 2011
  • Rancho Mirage, ieri

    David e Charles Koch sono i piu’ ricchi finanziatori di cause conservatrici in America, principlai sponsor a suon di milioni di dollari, provenienti dal colosso petrochimico che controllano (Koch industries), del tea party ed assocazioni di destra come il Cato Institute, la Heritage Foundation e la US Chamber of Commerce; nelle ultime elezioni il comitato politico che hanno fondato, Americans for Prosperity ha promosso tra l’altro  il referendum che avrebbe azzerato le normative ecologiche in California. Ieri hanno tenuto l’annuale summit strategico nella loro megavilla di Rancho Mirage vicino Palm Springs alla presenza di notabili repubblicani fra cui il leader della maggioranza alla camera, Eric Cantor, l’ex ministro di giustizia reaganiano Ed Meese e numerosi industriali conservatori. Un incontro presidiato fuori di cancelli da alcune migliaia di manifestanti convocati  da Common Cause e Move-on e oltre formazioni progressiste per protestare il finanziamento industriale dellla destra integralista, un fenomeno favorito dal verdetto della corte suprema che l’anno scorso ha accordato alle corporation lo status di soggetti politici alla pari dei singoli cittadini. E’ una decisione che apre le porte a massicci finanziamenti, spesso occulti, di cause politiche da parte di interessi privati  (due dei giudici che hanno votato la mozione, Antonin Scalia e Clarence Thomas, sono frequentatori delle riunioni dei Koch) che avranno un ruolo determinante  nelle elezioni del 2012.

di luca celada
pubblicato il 31 gennaio 2011
| Nessun commento »


in varie
  • James Cameron conferma da Los Angeles di essere impegnato nella preproduzione al di Avatar 2 e 3. I due capitoli conclusivi di quella che e’ destinata ad essere una trilogia di Pandora verranno girati contemporaneamente sfruttando le tecnologie “Real D” sviluppate da Cameron per il primo film. No comment per ora sulle rispettive trame da parte del regista salvo assicurare che le sequel continueranno ad esplorare il pianeta blu il cui bestiario si arricchira’ di numerose creature, tutto naturalmente nel 3D di cui Cameron e’ pioniere tecnico nonche’ infacticabile paladino. Negli ultimi tre anni Hollywood si e’ convertita in blocco al vangelo di cui Cameron e’ uno di massimi predicatori e le tre dimensioni sono ormai generalmente considerate l’inevitabile futuro del cinema grazie anche al 20% circa di guadagno extra che rappresenta per gli studios. Ma il fronte non e’ del tutto compatto. In una lettera pubblicata sul sito di Roger Ebert, il piu’ famoso critico cinematografico americano,  Walter Murch il montatore di Francis Ford Coppola e uno degli editors piu’ rispettati di Hollywood, ha  criticato le immagini in 3D per essere “scure, piccole, stroboscopiche, nauseanti e alienanti”, provocando non poco clamore fra i “tridimensionalisti” , compreso Cameron che ha definito sia Murch che Ebert  “luddisti recidivi” e sostenenuto che il mercato ha gia’ decretato il successo incontrovertibile del 3D. Murch pero’ che ha montato sia Apocalypse Now che Capitan Eo (quest’ultimo il corto di Coppola in 3D appunto, con Michael Jackson) ha esposto in dettaglio le sue ragioni. Le immagini 3D sono effettivamente piu’ scure di circa un apertura diaframmale di quelle convenzionali, viste con gli occhialetti le figure  appaiono inoltre relativamente piu’ piccole delle controparti “fotografiche”. Ma Murch va oltre, affermando che esistono problemi “fisiologici” che impedirebbero al cervello umano di “gestire” il 3D simulato,  in particolare l’incongruenza che si produce  quando l’occhio deve focalizzare lo schermo ad una determinata distanza ma “convergere” stereoscopicamente su distanze virtuali diverse occupate dalle figure rappresentate. Una guerra di religione in cui Cameron risponde con un fervore opposto affermando che il 3D stimolerebbe la memoria e favorirebbe l’apprendimento dei ragazzi. Per quanto ci riguarda pensiamo che Murch abbia le sue buone ragioni e che il 3D scarti, assieme all’uso della prospettiva,  la tecnica  alla base di una cultura pittorica e fotografica centenaria,  sei secoli di geniale ed assai efficace artificio visivo. Non si tratta cioe’ di luddismo ma di genuino apprezzamento per la simulazione prospettica e l’immagine cinematica.

di luca celada
pubblicato il 30 gennaio 2011
| Nessun commento »


in varie

  • Per i frequentatori del festival, tutti compresi del glamour montano-hollywoodiano che pervade Park City, e’ facile a volte dimenticare che Sundance avine pur sempre in Utah, la location del western redfordiano Corvo Rosso non avrai il mio scalpo, sede dell’istituto di Redford ma anche lo stato fondato dalla “diaspora” mormone a meta’ ottocento.  Serve a spiegare perche’ alla radio qui ieri passasse un dibattito sulle ennesime riforme alle liquor laws, una vera ossessione per questa ex quasi-teocrazia fondata sui precetti del libro di Mormon fra cui (oltre alla poligamia) anche la temperanza e dove paradossalmente lo stato detiene il monoplio degli spacci di alcol –presumibilmente per controllarne meglio il commercio, combattendone allo stesso tempo la diffusione. Nella fattispecie si parla ora di sostituire la “cortina di zion”, la tenda con cui bar e ristoranti sono tenuti a nascondere la preperazione dei drinks dalla vista degli avventori, con un “muro di zion” protezione presumibilmente piu’ solida dalla traviatura della bottiglia.  Non e’ del tutto fuori luogo dunque la vena religiosa  di Sundance quest’anno. Non che religione e fanatismo non siano parte integrante dell’esperienza americana dallo sbarco dei pellegrini ai deliri pseudo-religiosi dello sparatore di Tucson. Ma il numero di film che trattano questo tema in cartellone quest’anno e’ tale che potrebbero avere una sezione a se. La religione, la fede, le sette religiose compaiono nei film piu’ disparati dall’horror metaforico Red State di Kevin Smith, alla memoria evangelica Higher Ground, esordio di regia di Vera Farmiga, a Salvation Mountain farsa di George Ratliff  su un telepredicatore improbabilmente interpretato da Pierce Brosnan, al bel Martha Marcy Mae Marlene di Sean Durkin che verosimilmente lancera’ la giovane interprete Elizabeth Olsen verso un oscar l’anno prossimo. Perfino l’unico film italiano programmato quest’anno, i Baci Mai Dati, verte attorno alla madonna.

di luca celada
pubblicato il 27 gennaio 2011
| Nessun commento »


in varie
  • Kevin Macdonald incontra i collaboratori youtube ieri a Park City

    Quest’anno New Frontier, la sezione di Sundance dedicata a video arte, istallazioni e multimedia ha traslocato nel vecchio circolo dei minatori; la grande casa rossa su Park avenue  ospita allestimenti interattivi e opere di metanarrativa ibride fra videoludica cinema e arte. E anche quest’anno Robert Redford ha esortato tutti a vistarla perche’ “its what’s next” (e’ cio’ che verra’). In quest edizione alcune delle tendenze i evidenza li trovano un riscontro effettivo anche nel festival. Vedi Life In A Day il film youtube che e’ uno degli oggettiu piu’ interessanti visti a Park City. Annuciatissima coproduzione di Youtube con la Scott Free di Ridley Scott (e i soldi della LG)  e’ il progetto promosso l’anno scorso appunto sul sito di video sharing che ha invitato gli utenti  a caricare video girati nell’arco delle 24 ore del 24 luglio 2010. Il risulutato sono state piu’ di 4500 ore di materiale inviate da videoasti di 192 paesi, una montagna di video setacciate da Kevin Macdonald e la sua squadra di produttori e montatori per assemblare il film che avra’ infine l’anteprima mondiale domani al Sundance e contemporaneamente via diretta streaming su youtube in tutto il mondo (alle 2:15 di venerdi’ notte ora italiana, prima di venire caricato sul sito alle 19 di sera sempre venerdi’). Sulla carta, o meglio sullo schermo del computer il progetto a prima vista poteva sembrare una proficua trovata pubblictaria per il sito o peggio un reality online, invece il film di Macdonald compie un piccolo miracolo trasformando quella che poteva essere l’apoteosi del banale in qualcosa di importante e non effimero,  ma anzi di vero e di artistico cioe’ cinema. Life in a Day e’ triste e buffo ed  emozionante e pur mantenendo qualcosa di voyeristico nella forma in cui passa da un storia all’altra senza necessariamente un nesso preciso, trasmette le verita’ contenute nei documenti filmati dagli oltre 200 contributors che hanno inviato le proprie schegie autobiografiche, a volte intime, a volte elegiache, altre prosaiche. Alcuni contributi  sono propositamente documentaristici, altri vere micrornarrative a volte di soli pochi secondi ma mai gratuite. Cinema, dicevamo, perche’ di questo si tratta nel montaggio di MacDonald, un esperiemento collaborativo mondiale e e cinema come esegesi del mondo,  cioe’ il progetto da sempre ribadito da Reford per il suo festival. Un documento antropologico e poetico, un progetto inequivocabilmente dell’era digitale e del social network che allo stesso tempo non e’ legata alla tecnologia come ma la utilizza come strumento di uno stream of consciousness planetario. Una specie di autoritratto dell’umanita’ dallo sciusca’ di 10 anni a Lima, alla famiglia di barcaroli sul Nilo, ai pastori russi, al ragazzo gay che per la telecamera fa outing all nonna, il padre vedovo single a Tokyo, la famiglia dell’Illnois alle orese ol cancro della madre; alcune immagini di strepitosa bellezza, materiale di alta aqualita’ girato con telecamere semi professionali, altro e’ video sgranato di videofonini dell apiu’ bassa delle definizioni. Un mosaico che contiene verita’ poetiche o prosaiche come quella della ragazza che si e’ filmata nella sua auto parcheggiata mentre passavano gli ultimi minuti di quel 24 luglio, utili per girare: “a me oggi non e’ successo niente ma non voglio sparire. Voglio esistere”.  E in qulche modo la possiamo capire benissimo.

di luca celada
pubblicato il 26 gennaio 2011
| Nessun commento »


in varie
  • illustrazione di David Mac Dowell

    La Hospira, unica produttrice mondiale di Penthotal ha reso noto che cessera’ la produzione di tiopental sodico. E’ il nome tecnico del farmaco anche conosciuto come siero della verita’ ma usato soprattutto come uno degli ingredienti del cockatil mortale confezionato per uccidere i condannati a morte  nella maggior parte degli stati  americani. L’annuncio ha inceppato l’ingranaggio delle esecuzioni negli stati che hanno esaurito le scorte e anche in quelli come la California che sono riusciti ad acquistarne una partita prima del blocco: nella logica perversa della “morte umanitaria” di cui abbiamo scritto qui, al cittadino condannato deve essere infatti garantita una “qualita’ continuativa” dell’uccisione statale e la vicenda risultera’ quindi in sicuri ricorsi e appelli. Quindi non e’ automatica ne legalmente agevole la semplice sostituzione del penthotal con un altra sostanza (in Oklahoma hanno optato per un barbiturico usato per l’eutanasia veterinaria). Insomma la pena di morte che pur resiste negli ordinamenti americani rischia all’atto pratico di venire bloccata dalle forze di mercato e gli equilibri della globalizzazione. E stavolta c’entra in modo del tutto positivo l’Italia. La Hospira infatti ha deciso qualche tempo fa di trasferire le proprie operazioni  in una fabbrica a Liscate, fuori Milano, dove la condizione imposta per la licenza e’ stata la certificazione che nessun farmaco prodotto in Italia sarebbe stato usato a scopo mortale. Avremmo forse preferito che fosse l’esito di una decisione politica e morale ma comunque e’ una buona notizia.

di luca celada
pubblicato il 25 gennaio 2011
| Nessun commento »


in varie
  • Per la proiezione di Red State, l’atteso ultimo film di Kevin Smith, ieri sera al festival di Sundance patttuglie di polizia e groviglio di manifestazioni incrociate all’esterno dell’ Eccles Theatre. L’ultima opera di Smith  che la cui opera prima, Clerks fece sensazione al Sundance del 1994 e’ un horror ambientato in un non meglio precisato stato della profonda provincia americana, un red state appunto nella nomenclatura che denota anche l’America reazionaria e violenta. Non uno da eviatre le polemiche Smith costruisce la storia attorno ad una setta evangelica fondamentalista antigay plasmata ad immagine della Westboro baptist church di Topeka Kansas, famigerta per lo slogan God Hates Fags (Dio odia i forci) spesso sventlato davanti a funerali di morti di AIDS. Nel film la setta  guidata da un pastore basato sul rev. Fred Phelps, leader della Westboro, trasferisce la violenza della retorica ai fatti cominciando ad assassinare omosessuali. La metafora horror sull’intolleranza di Smith ha indotto un drappello di adepti della vera chiesa a portare i propri cartelli di odio davanti cinema di Park City per minacciare il cineasta e altri blasfemi di una sicura dannazione infernale. Per contrastarli un centinaio di ragazzi si sono a loro volta dati appuntamento fuori dal cinema e il volume degli slogan si e’ ulteriromente alzato quando lo stesso regsista e’ uscito dalla sala alla testa di una propria contro-contro-manifestazione. Dopo la proiezione Smith ha trasformato l’incontro con il pubblico in una lezione-comizio  sulla distribuzione alternativa di film indipendenti, annunciando che non avrebbe venduto il suo film a distrbutori come uso del festival ma optato invece per una strategia di distribuzione autogestita  con proiezioni organizzate in proprio in grandi arene, con accordi autonomi con esibitori e via internet. Per dimostrare che faceva sul serio, Harvey Weinstein venuto ad incontrare il regista prima della proiezione non e’ stato ricevuto e invitatao ad andarsene.

di luca celada
pubblicato il 24 gennaio 2011
| 1 Commento »


in varie
  • Jared Lee Loughner e’ uno squilibrato – i video testamenti lasciati su youtube paiono usciti da Donnie Darko e non sembrano lasciare dubi sull’eventuale diagnosi clinica. Il suo gesto e’ diventato politico quando davanti al supermercato di Tucson ha aperto il fuoco sul comizio di quartiere di Gabrielle Giffords  facendo strage di avventori, collaboratori e elettori della deputata democratica. Il gesto di uno sconsiderato, forse schizofrenico, si e’ cosi’ colorato di un contesto in cui la retorica conservatrice ha costantemente e irreponsabilmente intensificato i toni dello scontro politico.Giffords, democratica moderata in uno stato dalla forte deriva reazionaria col culto peripiu’ delle armi da fuoco, era stata gia’ precedentemtne minacciata, in particolare per il suo apoggio alla riforma sanitaria di Obama. Quela legge e’ un  utile metro per misurare la strategia repubblicana della tensione. Nel programma della destra, espicitato dalle propaggini liberiste estreme del tea party,  una tiepida riforma – poco piu’ di una revisione normativa della previdenza,  che rimane saldamente in mano alle assicuratrici private e alle loro esigenze di mercato,  e’ diventata un anatema contro la famiglia, la religione e la lberta’, una bestemmia contro i padri fondatori e un golpe totalitario su tutto cio’ che di sacro ha l’America. E il primo atto della nuova maggioranza republicana alla camera e’ stato il voto per abrograre la legge. L’ultimo atto parlamentare di Michelle Giffords era stato appunto il voto, venrdi’,  contro i repubblicani; il suo seondo a favore della riforma. Quando a marzo l’aveva votata per la prima volta aveva ricevuto minacce di morte – qualcuno aveva spaccato le finestre del suo ufficio distrettuale. Nulla a che vedere certo con le geremiadi repubblicane che per la tiepida riforma tacciavano Obama di comunismo e di nazismo. Una coincidenza sicuramente anche il diagramma operativo qui sopra diffuso l’anno scorso da Sarah Palin – grande sparatrice – in cui venivano indicati con un mirino gli stati in cui sconfiggere i democratici che avevano votato per la riforma. Uno dei tre mirini era per Giffords . Coincidenza forse anche i pacchi incendiari rinvenuti questa settimana a Washington, indirizzati a Janet Napolitano, ministro della sicurezza ed ex governatrice dell’Arizona. Lo stato di frontiera e’ anche in prima linea nello scontro politico sempre piu’ incandescente, alimentato senza scrupoli, come da tempo molti denunciano,  dagli strateghi conservatori. E’ in questo stato, l’ultimo dell’unione a adottare un giorno di festa per Martin Luther King qui,  che e’ stata varata la legge a tolleranza zero che criminalizza la clandestinita’, e’ in questo stato che celebra Wyatt Earp come padre fondatore che militanti del tea-party si sono presentati a comizi di Obama con a tracola le di armi automatiche  – amato simbolo di liberta’. Nulla comunque che possa aver colorato le farneticanti  illusioni di uno  squilibrato. Per questo  fra le contrizioni e le condoglianze per i morti di ieri sono gia’ pervenute numerose anche le lacrime di coccodrillo di chi non ha esitato a scagliare la pietra,  prima di nascondere la mano, armata.

di luca celada
pubblicato il 9 gennaio 2011
| 5 Commenti »


in varie
  • Ted Haggard (nessuna parentela con Merle) e’ stato fra i piu’ potenti televangelisti americani. Dal pulpito della sua megachurch di Colorado Springs ha trasmesso gli anatemi e le sconfessioni che si confanno alle geremiadi dell’evangelismo fondamentalista che tanta influenza esercita sulle propaggini conservatrici  della destra americana. Una minestra di inflessibile moralismo, creazionismo e valori “famigliari” cristiani contro il flagello dell’umanesimo laico, il “relativismo” e la modernita’, servita con consueta supponenza dal predicatore. Tutto e’ filato per il meglio fino al sopravvento di una concomitante passione scoperta dal reverendo per il sesso con prostituti particolarmente se  abbinato con l’assunzione di metanfetaminici. La caduta del rev. Haggard ha seguito un copione cosi’ frequente fra i suoi colleghi da meritare una fitta pagina di wikipedia. Normalmente alla bieca tentazione   segue la pubblica contrizione, a volte il reintegro o alternativamente  l’oblio misericordioso, a seconda. La variante odierna prevede qualcosa in piu’ e cosi’ Haggard, gia’ oggetto di un  documentario di Alexandra Pelosi (figlia dell’ex presidente della camera Nancy),  e’ diventato inteprete di un proprio reality per l’emittente TLC. Il minimo per un personaggio pubblico del suo calibro, vedasi Sarah Palin che col reality sta addirittura gettando le basi di una futura candidatura presidenziale. Una volta sussisteva la piu’ semplice contrizione televisiva accompagnata  dalle lacrime obbligatorie in diretta – maestro indiscusso del genere era Jimmy Swaggart, fino agli anni ‘80  (e alla solita prostituta) uno dei massimi telepredicatori – lui si parente (cugino) di un musicista: Jerry Lee Lewis con cui spartiva un naturale senso del teatro – comunque molto piu’ rock n’ roll di Mr Haggard.

di luca celada
pubblicato il 8 gennaio 2011
| Nessun commento »


in varie
  • Si insedia oggi il 112mo congresso degli Stati Uniti, e nel primo giorno del nuovo assetto politico i repubblicani arrivano a Washington col dichiarato intento di sabotare l’amministrazione Obama. All’ordine del giorno l’abrogazione della riforma sanitaria, riduzione ad oltranza delle tasse e azzeramento dello stimulus quanto dei programmi sociali, in base al paradossale vangelo della necessita’ di risanare il bilancio invocando pero’ allo stesso  tempo continui tagli alle tasse che ne assciurano l’aggravamento.  Integralismo ideologico liberista quindi ma anche una strategia mirata soprattutto a deragliare la rielezione dell’odiato presidente. A questo scopo sono gia’annunciate tattiche come le udienze del neomaccartista deputato Darrell Issa, uno che considera Obama “il presidente e piu’ corrotto della storia”  sugli “effetti nocivi della regulation sulla creazione del lavoro”. Strategie dell tensione politica che rievocano insomma i “tribunali permanenti” sull’affare Whitewater trascinati  per anni contro Clinton.  Allora pero’ in confronto i neocon mostravano un fronte compatto, oggi il partito e’ diviso nelle due anime dei tutori “tradizionali” degli interessi coporate  e i nuovi demagoghi populisti del tea party. In comune hanno il paradosso, di voler rimediare al piu’ grande fallimento del capitalismo attaccando l’ingerenza del governo nella finanza e smatellando cio’ che rimane dello stato sociale, raddoppiando sulla scomessa liberista cioe’ che e’ stata causa diretta del collasso economico.

di luca celada
pubblicato il 5 gennaio 2011
| Nessun commento »


in varie