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Quello che emerge, anche dal movimento “indignato”, e’ quanto il paradigma economico sia ormai quello prevalente; dell’attuale contingenza daccordo, ma in un senso piu’ profondo dell’era contemporanea che impara a rileggere l’evoluzione politica e sociale in termini economici. E’ l’epoca che a fronte del “declino delle ideologie”, e di simulacri come la guerra fredda, ha visto di fatto il capitalismo prima trionfare come sistema globale e ora minacciare di implodere sotto il proprio peso. Un nuovo mondo poco coraggioso in cui l’espansione perpetua dei mercati si rivela fallace, la sovrastruttura finanziaria sbugiarda le sovranita’ nazionali e si profila un radicale riordinamento globale e interno alle societa’. A partire dai consumi . Una metamorfosi , quest’ultima, di cui si e’ ripetutamente occupato Advertising Age il principale organo del settore pubblicitario americano. Lo scoppio della bolla dell’ipercosumo a credito che ha determinato l’attuale crisi, ha influito direttamente sulla spesa pubblicitaria delle aziende ma ha posto ai pubblicitari anche un problema piu’ fondamentale sull’identita’ dei consumatori. La biforcazione che vede il divario della ricchezza sociale aumentare a dismisura, minaccia direttamente le classi medie, quelle cioe’ che coi loro consumi sono state il motore del progresso economico (o comunque di una diffusione del benessere) e sociale in Occidente nell’ultimo mezzo secolo. Oggi invece il 50% di famiglie americane, rivea l’ennesimo sondaggio, non riuscirebbero al trovare $2000 entro un mese in caso di emergenza. E con un occhio preoccupato al calo dei consumi che continua inesorabile da ormai tre anni, c’e’ chi considera che piu’ a una crisi passaggera siamo di fronte ad un cambimento strutturale profondo. Ad Age ad esempio ha preso atto del fatto che nello scorso anno l’unico gruppo statistico che ha aumentato i consumi e’ stato quello che guadagna piu’ di $100000. Intanto diventa sempre piu’ difficile indurre gli acquisti da parte dei ceti dei nuovi poveri sempre piu’ numerosi, un dato che provoca una costernazione angosciata fra quelli che lo fanno di mestiere. Un intervista di Ad Age al futurologo Richard Florida ha registrato il seguente scambio “crepuscolare”:
Ad Age: Quindi lei prospetta un quadro in cui diventa difficile convincere la gente a compreare cose che non gli servono ?
Florida: E’ il nuovo capitalismo, amico.
Roba da togliere il sonno ad interi reparti marketing. Per fortuna invece, a fronte del crollo degli acquirenti poveri c’e’ boom fra i super ricchi; il lusso infatti va a gonfie vele e il consiglio di Ad Age ai propri lettori pubblcitari? Meglio da ora in poi concentrarsi sugli appetiti di questi ultimi.
pubblicato il 31 ottobre 2011
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