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Domenica Staples center e’ l’epicentro della musica mondiale. I Grammy sono il Sanremo planetario con la differenza che durano solo tre ore, non usano veline e il pool di talento/celebrity ha un diverso peso specifico. Nell’universo degli award-show (Emmy, Tony, Golden Globe, Oscar ecc.) i Grammy hanno il pregio delle esibizioni musicali utili per il visibilio dei fan e lo sprezzo degli stessi, a seconda. La serata puo’ perfino essere divertente a tratti pur nell’ufficosita’ efficente della rassegna industriale con annesso elenco di vincitori come fossero impiegati del mese alla catena di montaggio della fabbrica dell’entertainment globale. In questa 54ma edizione sul palco ci sara’ la riunione dei Beach Boys, Bruce Springsteen il premio alla carriera agli Allman Brothers e a Diana Ross (quest’ultima principale diva fra gli artisti che non hanno mai vinto un Grammy, un alista che comprende Bob Marley, Jimi Hendrix, i Queen, gli Who, i Doors, Buddy Holly e i Grateful Dead). Premiati speciali anche Gil Scott Heron, Antonio Carlos Jobim, i Memphis Horns e l’onnipresente Steve Jobs per l’invenzione di iTunes. Poi la solita mescolanza impossibilmente eterogenea di generi e artisti piu’, all’esterno del palasport, la protesta annunciata degli esclusi dall’Academy discografica in seguito alla riforma che ha ridotto da 109 a 78 le categorie dei premi. Ottimizzazione che oltre ad accorpare categorie femminili e maschili in diversi generi fra cui rock, R&B e soul, e la diminuzione di quelle riservate alla musica classica, ha esautorato il latin jazz, la musica degli indiani d’America, l’hawaiana, il “contemporaray blues” (rimane il solo blues “tradizionale”), lo zydeco e il mariachi. Dopo il picchetto davanti al red carpet, un collettivo di musicisti “latini” ha indetto un concerto alternativo per protestare la discriminazione etnica che secondo loro rappresentano le nuove categorie.
pubblicato il 11 febbraio 2012
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