E’ apparso sulle pagine ‘op-ed’ del Los Angeles Times un articolo di Andrew Bacevich (su Tomdispatch la versione integrale) di cui vorremmo citare e parafrasare alcuni passaggi che colgono lucidamente il nuovo “paradigma” di supremazia militare americana applicata alla geopolitica contemporanea. “L’ultima superpotenza” sta attualmente frettolosamente concludendo “senza vittoria” due guerre innescate quando ancora il modello era l’invasione e la supremazia militare schiacciante. In corso d’opera i conflitti sono stati modificati in operazioni di counterinsurgency secondo la dottrina Petraeus. Bacevich, uno storico e professore di relazioni internazionali alla Boston University, delinea come gli Usa siano ormai passati ad una dottrina militare di terza fase: una guerra “tecnica” per tenere fede alla macrotendenza contemporanea, globale e tecnologica resa possibile dall’universo morale post-Guantanamo dove tortura e assassinii mirati sono acccettabili e implementati da efficenti burocrazie.
Quella che il pentagono definisce ‘era del conflitto persistente’ e’ ormai al suo secondo decennio ma molti Americani hanno perso il filo di una guerra sempre piu’ frammentata e diffusa.
Al ritiro da Irak e Afghanistan corrispinde l’apertura di nuovi fronti in Pakistan Libia, Yemen, Somalia e altrove. (….) Il New York Times ha documentato di recente i progetti per ‘rinfoltire’ la presenza globale di “special forces” americane. La US Navy si prepara a coveritre una nave a base gallegiante avanzata per azioni di commando e in via di allestimento sarebbe anche una ‘costellazione di basi segrete per droni’ fra il Corno d’Africa e la penisola araba.
Ma in tutto questo movimento di truppe e’ diventata sempre piu’ offuscata la narrativa del conflitto.Se la prima fase del conflitto globale era stata gestita da Donald Rumsfeld e la seconda da Petraeus, l’uomo simbolo della terza guerra e’ Michael Vickers, gia’ uomo di Bush, con un passato nelle forze speciali dell’esercito e nella CIA e negli anni ’80 un ruolo di primo piano nell’armamento dei Mujahedin contro l’occupazione sovietica.
La terza fase si basa sulla modifica, l’infrazione e la reinvenzione delle regole a vantaggio degli Stati Uniti. Allo stesso modo in cui la ‘counterinsurgency’ ha soppiantato ‘shock and awe’, cosi’ un programma ampiamente applicato di assassinii mirati ha ora sostituito la “controinsorgenza” come espressione prevalente della via americana alla guerra. Gli Stati Uniti hanno chiuso col mandare grandi eserciti ad invadere ed occupare paesi. Invece usano missili sparati da droni e attacchi ‘mordi e fuggi’ per eliminare chiunque il presidente degli USA decida di eliminare (compreso l’occasionale cittadino americano). Gli Stati Uniti cioe’ si riservano il diritto di attaccare chiunque ritengano una minaccia diretta alla propria sciurezza nazionale ovunque nel mondo. Il presidente inoltre puo’ ora esercitare questo presunto diritto (sancito dal National Defense Authorization Act firmato da Obama a dicembre, ndt.) senza notifica, considerazioni di sovranita’ nazionale, autorizzazione del congresso e senza consultare nessuno al di la di Vickers e pochi altri membri dll’apparato di sicurezza nazionale.
E, come ha scoperto Israele, una volta adottata la prassi degli assassinii mirati, la lista degli ‘obbiettivi’ tende ad allungarsi sempre di piu’
Il quadro di un ex impero molto armato e sull’orlo di una crisi di nervi, popolato da distratti patiti di ‘narrative’.
pubblicato il 21 febbraio 2012
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