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Bagnoli è sempre stato il tallone d’Achille della passata amministrazione. Si è impantanato Antonio Bassolino, e non ne è uscita Rosa Russo Iervolino. Anzi secondo le stime dell’assessore al bilancio Riccardo Realfonzo la Bagnolifutura è passata dai 4 milioni di perdite del 2009 ai 10milioni del 2010. Così De Magistris finalmente ha deciso di intervenire: “Quando siamo arrivati – ha detto oggi in conferenza stampa – abbiamo trovato una situazione comatosa. Ci voleva il defribillatore. Ora abbiamo un programma preciso”.
Primo step: riconsiderare la compagine proprietaria e magari passare da una semplice Stu (società di trasformazione urbana) per vendere i suoli a una nuova mission per rivalutare l’area.
La piana dell’ex acciaieria se da un lato infatti ha bisogno di una terapia d’urto per la bonifica di spiagge e territori, dall’altra rappresenta forse l’unica area dove è interessante investire. Sia per la collocazione spettacolare del lungomare Coroglio, sia perché ci si trova davanti una superfice vastissima da riqualificare e riedificare. Chiaro che i pericoli sono dietro l’angolo e si chiamano: speculazione. Fino a questo momento non è stato fatto nulla e i soldi sono stati triturati in un buco nero di politiche clientelari. Solo di debiti con il Monte Paschi di Siena si parla infatti di 3,8 milioni l’anno.
La giunta ha quindi deciso di vendere alcuni lotti per evitare il tracollo. Il primo da 70mila metri quadri sarà messo all’asta il prossimo 19 giugno, poi si passera ad altri 4 di circa 16mila metri ognuno. L’idea è di ricavarne almeno 80milioni per riapianare i debiti. Il sindaco e l’assessore all’urbanistica Luigi De Falco hanno assicurato che le costruzioni residenziali saranno edificate con una programmazione nel rispetto dell’ambiente.
Poi ci sarà da pensare alla spiaggia pubblica, per cui un comitato di cittadini ha già iniziato la raccolta firme. Sempre in conferenza De Magistris ha spiegato di voler mettere insieme le energie per rendere fruibile tutto il lungomare fino a Pozzuoli. Il progetto è quello di restaurare il Turtle point, a dare vita al centro sportivo, aprire in collaborazione con la Rai nuovi “Studios”.
E’ inoltre notizia di questi giorni lo sblocco dei finanziamenti da parte della Regione per il Parco urbano. Si tratta di 76milioni di fondi europei e la prima trnace da 15 sarebbe già pronta per essere messa in campo. E ancora. Il vicesindaco Tommaso Sodano ha proposto di istallare un digestore anaerobico o in alternativa un impianto di compostaggio. “Il progetto – ha detto Sodano nella sala giunta piena di giornalisti – conferma l’intenzione dell’amministrazione di realizzare impianti alternativi all’inceneritore. Noi vogliamo gli impianti, ma quelli che servono”.
Sono stai infine cambiati i membri del consiglio di amministrazione. Succede come direttore generale a Mario Hubler, vicinissimo a Bassolino, che si era dimesso in febbraio, Tommaso Antonucci già direttore al bilancio della regione Lazio dove ha introdotto per la prima volta quello partecipato. E’ stato ricercatore di politica Economica all’Università di Urbino, collabora con diverse istituzioni dal Cnr alla Commissione Europea.
Insomma vista così finalmente la Bagnoli dell’ex Ilva dovrebbe rivivere, dopo essere stata abbandonata a se stessa per 15 anni. Eppure bisognerà vigilare per trasformare tutto in realtà.
videointervista del sindaco per il programma delle opere:
https://www.youtube.com/watch?v=am-aLyLSLZE&list=HL1337183150&feature=mh_lolz
pubblicato il 16 maggio 2012
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Per il sindaco di Bologna Virginio Merola del Pd a Napoli contro Equitalia è scesa in piazza la camorra, quindi bisogna organizzare una grande manifestazione contro l’evasione fiscale. Ben vengano le campagne per far pagare ai grandi evasori le tasse, ma in tempi di recessione quando aumentano i suicidi di disperati, pensionati, disoccupati, e anche piccoli imprenditori forse sarebbe meglio utilizzare le energie per creare una rete di tutela sociale. Lasciando a Guardia di finanza e ispettori del fisco, che sempre sono pagati con i soldi pubblici il compito di crecare i patrimoni nascosti, il riciclaggio del denaro sporco, e tutti i grandi e piccoli imprenditori o professionisti diosnesti. E’ chiedere troppo?
Le tensioni sociali ci sono è inutile fasciarsi gli occhi per non vederle. Le manifestazioni contro l’agenzia addetta alla riscossione delle tasse si susseguono in tutto il paese. Sarà un caso, ma quando c’è dissenso se non si sa come governarlo si parla di malavita organizzata, camorra. Non è la prima volta che succede e non sarà l’ultima. Così mentre c’è chi tenta di cavalcare l’onda di indignazione come l’avvocato Angelo Pisani che vuol far risparmiare a Diego Armando Maradona i 40 milioni che il pibe de oro deve al fisco, a Napoli c’ è anche chi lavora dal basso, raccogliendo la rabbia di chi invece non riesce ad arrivare a fine mese ed è pronto a suicidarsi perché magari al fisco deve tremila euro, ma gli pignorano la casa. E nel giorno in cui sono stati denunciati in 7, tra rappresentanti dei centri sociali e dei sindacati di base, per gli scontri fuori all’agenzia Equitalia di venerdì scorso gira anche un appello già firmato da diversi esponenti del mondo della cultura napoletano che raccoglie l’invito a prendere parola dei movimenti e chiede di rompere il Tabù nella discussione sul superamento di Equitalia.
Questo il testo:
Chiudere “Equitalia”: andiamo oltre il tabù
Il profondo malessere sociale che emerge dai drammi di queste settimane interroga il sentimento civile di tanti.
La svolta privatistica nella gestione dei crediti pubblici, che in Italia è rappresentata da “Equitalia” (una spa, seppure a capitale pubblico), rientra in quel grave fenomeno internazionale di privatizzazione dell’interesse pubblico che pone nelle mani di pochi i destini di milioni di cittadini e riduce la vita a fenomeno di mercato. Il modello Equitalia non è una “modalità di riscuotere tasse e tributi”, ma troppo spesso la logica estrema di un profitto aziendale che si nutre delle vicissitudini e delle difficoltà delle persone, delle loro biografie e delle loro inadeguatezze in una fase di recessione.
La nascita di questa società infatti ha obiettivamente introdotto comportamenti particolarmente spregiudicati e giuridicamente aggressivi, che in teoria dovrebbero servire a recuperare l’evasione fiscale, ma troppo spesso si traducono in
dinamiche asfissianti proprio per le fasce più deboli della popolazione.
Interessi sul debito che rapidamente decollano verso percentuali impressionanti, pignoramenti e ipoteche anche su beni primari (come la casa di abitazione), cartelle esattoriali spropositate e gestite iniquamente nel solo interesse dei creditori, senza riguardo per i debitori, aggrediti da modalità che cercano di ricavare il massimo guadagno dalle loro difficoltà. Per non parlare dell’ulteriore tasso (“aggio”) del 5% che viene incassato dalla stessa Equitalia…Si tratta spesso di lavoratori dipendenti, pensionati, precari, artigiani…
Mentre i grandi evasori fiscali hanno strumenti legali ed extra-legali molto più efficaci per sottrarre i propri profitti alla leva fiscale. Questo produce una percezione sociale di ingiustizia che non va assolutamente sottovalutata perchè sta paradossalmente affermando il principio per cui ad essere illegale é la povertà!
Non possiamo dimenticare che il contesto in cui viviamo è quello della crisi economica più importante dalla fine della seconda guerra mondiale e che insieme alle cosiddette “politiche di austerity” ha accresciuto pesantemente un disagio sociale già molto diffuso nel Sud.
Perciò proprio Napoli può essere un punto di partenza di una riflessione che riguarda l’Italia intera.
Come in un quadro rovesciato rispetto a qualche decennio fa, infatti, non viviamo più nel paese dei piccoli risparmiatori, ma in una società in cui il debito rischia di diventare una condizione di cittadinanza che assedia a vita tantissime persone. Una vera e propria fabbrica di cittadini indebitati che preoccupa per il futuro e per la
qualità della vita democratica nel paese.
Per affrontare questi nodi non può più essere un tabù prendere in considerazione forme di moratoria del debito per le fasce deboli della popolazione e la fuoriuscita da un sistema privatistico del recupero crediti degli enti pubblici che non va in sintonia con principi di giustizia e di equità sociale.Prime adesioni:
Erri De Luca (scrittore)
Maurizio Braucci (scrittore)
Toni Servillo (attore)
Tiziana Terranova (docente universitaria)
Andrea Renzi (attore)
Giovanna Giuliani (Attrice/autrice)
Cesare Accetta (fotografo di scena)
Laura Angiulli (produttrice teatrale)
Luca Persico (musicista)
Sacha Ricci (musicista)
E Zezi (musicisti)
Gaetano Di Vaio (attore/ produttore)
Giuseppe Di Marco (docente Universitario)
Mario Spada (fotografo)
Giuseppe Aragno (storico)
Giogiò Franchini (autore/montatore/regista)
Ugo Capolupo (autore)
Marcello Sannino (regista)
Daria D’Antonio (regista)
Stefano Vecchio (direttore dipartimento tossicodipendenze Napoli)
Giuseppe Manzo (giornalista scrittore)
Giuseppe Errichiello (giornalista)
Ciro Pellegrino (giornalista autore)
Luca Romano (giornalista, montatore video)
Gaia Bozza, Peppe Pellegrino, Antonio Di Costanzo, Massimo Romano, Peppe Cozzolino (giornalisti)
pubblicato il 15 maggio 2012
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Jaime Belen Copa è la vicepresidente di Anapqui la più grande associazione boliviana di piccoli produttori di quinoa che si occupa del commercio equo da oltre 20 anni. Si tratta di una cooperativa di circa 1500 contadini indu che coltivano questa pianta a ridosso delle catene montuose delle Cordigliere, ad un altezza di 3500 metri. Lo fanno in maniera tradizionale e nonostante la quinoa originaria delle Ande non abbia più un mercato nell’area perché è stata sostituita dal grano a basso costo. Così la comunità si è organizzata ritagliandosi un proprio spicchio di commercio, ed è stata una piccola rivoluzione per questa comunità principalmente analfabeta che pratica un’economia di sussistenza nell’area considerata la più povera dell’America Latina.
Di tutto questo e molto altro verrà a parlare Jaime Belen Copa in un incontro il 12 maggio alla Città del sole a Napoli ( in vico Maffei 18, S. Gregorio Armeno, alle ore 18). Si discuterà dunque di “Speculazioni finanziarie, economie virtuali e modelli alternativi, con Enrico Avitabile della Coop. ‘E Pappeci – Bottega del mondo ed un rappresentante di Slow Food – condotta di Napoli. Introduce e modera Guido Pelosi.
Un’iniziativa che come spiegano gli organizzatori è partita su scala nazionale “per divulgare la pratice del commercio equo e solidale sulla sostenibilità non solo economica, ma anche sociale e ambientale, come modello economico alternativo attraverso il quale ripensare il sistema vigente oggi più che mai in profonda crisi. IO.EQUO si rivolge ai cittadini italiani, che come dimostrano numerose ricerche (Eurisko), nonostante la congiuntura negativa stanno orientando i loro consumi in modo sempre più responsabile e attento”.
pubblicato il 6 maggio 2012
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La raccolta firme è partita il primo maggio. L’iniziativa è lodevole, ma è anche un modo concreto per riappropriarsi e mettere in pratica la parola bene comune. Si chiama infatti “Una spiaggia per tutti” ed è un progetto fattibilissimo per riappropriarsi dei “2,5 km dall’isola di Nisida al confine comunale con Pozzuoli, circa un decimo del litorale cittadino: un litorale prevalentemente sabbioso e facilmente accessibile, interessato da un programma pubblico di bonifica e riqualificazione”. Per avere tutte le informazioni necessarie su dove e come firmare basta consultare il sito e prendere nota degli appuntamenti in strada. Ma il gruppo di cittadini riuniti in comitato chiede eventualmente anche una partecipazione attiva nell’organizzare il referendum popolare di tipo consultivo, o un aiuto economico per continuare la campagna.
Si parte dall’assunto che il 99% dei napoletani possiede un costume da bagno ma non un pezzo di costa agibile senza pagare. E i prezzi dei lidi privati si sa non sempre sono accessibili. Non solo. Il litorale preso in considerazione è abbandonato a se stesso e spesso anche i gestori non prestano abbastanza cura dell’ambiente. Senza contare che la riqualificazione dell’area viene propagandata ormai da quasi 20 anni. Due decadi in cui a bagnoli non è stato fatto nulla mentre “le istituzioni – denunciano i comitati hanno creato nuovi porti (Vigliena), ampliato quelli esistenti (Mergellina), avallato quelli abusivi (Nisida)”.
pubblicato il 4 maggio 2012
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Dopo aver saputo che non rivedranno mai i loro soldi era quasi scontato che scendessero in strada a protestare. Si tratta di 13mila famiglie che hanno investito oltre 700milioni di euro. Pescatori, cittadini che si erano fidati, ma sono stati truffati nel peggiore dei modi. Vedendo andare in fumo i loro risparmi. Così stamattina hanno percorso le strade di Castellammare di Stabia per farsi sentire, cercare di ottenere un risarcimento, morale ed economico, che forse non vedranno mai.
In circa 800 si sono divisi in due gruppi uno ha bloccato l’accesso a via Benedetto Cozzolino la strada che porta all’hotel Sakura, uno dei beni riconducibili alla Deiulemar. L’altro gruppo è schierato all’esterno della villa di via Tironi, di proprietà dell’ex amministratore unico, Michele Iuliano. Molta la rabbia dopo che il tribunale di Torre Annunziata ha decretato il fallimento della società perché 7 creditori hanno chiesto indietro i propri investimenti per 2,7milioni. Poca roba in confronto al debito totale largo tre volte tanto. Eppure il giudice ha ritenuto che in liquidazione sarebbe stato più facile vendere la compagnia di navigazione, ma per il momento chi deve avere ha perso. Senza contare che in un tessuto già in crisi per le note vicende di Fincantieri e Finmecanica il dramma è quello anche dell’impoverimento di un territorio. Ma soprattutto un’ingiustizia, in un periodo in cui invece lo stato le multe le va a riscuotere, pignora beni e proprietà. E’ vero nell’inchiesta ci sono 5 indagati, ma è bene che la giustizia si un po’ più uguale per tutti e che il processo non si perda nelle aule di giustizia. Per questo la stampa ha il dovere di vigilare e non dimenticare.
pubblicato il 3 maggio 2012
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Di appuntamenti per festeggiare il primo maggio ce ne sono tanti, e sarebbe bello riuscire a partecipare contemporaneamente a tutti quelli che si organizzano in città. Ma ovviamente non è possibile, allora forse si può cercare di fare un salto a più raduni o in alternativa presenziare a quello più vicino al nostro territorio. Qui vi propongo due iniziative interessanti a Chiaiano organizzato dai Commons – rete dei comitati in difesa dei beni comuni e a Bagnoli con le realtà dell’autorganizzazione e dei disoccupati.
A Chiaiano per i beni comuni
“La quarta edizione del 1°Maggio a Chiaiano giunge in una fase particolarmente complessa nel nostro paese. In un anno sono cambiate molte cose per il nostro territorio, per l’area metropolitana napoletana e per il paese. Dalla chiusura della discarica di Chiaiano al nuovo governo Monti, dalle nuove spinte inceneritoriste in Campania alle politiche di austerità della BCE e del Fmi, dalla caduta di Berlusconi alla vergognosa riforma Fornero con lo smantellamento dell’articolo 18 e del contratto collettivo nazionale.
Il 1°Maggio 2012 non può che avere al centro questi temi ed essere una giornata di happening di lotta ed approfondimento per le tante realtà territoriali e nazionali che in questa fase provano ad essere il motore del conflitto sociale contro la crisi e le politiche di dismissione dei diritti, volute dalla troika europea e del governo Monti.
Una giornata che sarà strutturata intorno alla valorizzazione delle singole lotte sui temi del lavoro, della democrazia e della difesa dei beni comuni, temi centrali nelle lotte sociali nel paese e sui territori. Ma il nostro 1°Maggio a Chiaiano sarà anche una giornata in cui alzare un ponte con la lotta della Val di Susa, grazie ad un collegamento con il presidio di Bussoleno, a dimostrazione di come la costruzione di ponti e sinergie tra le lotte territoriali possa rafforzare il piano della condivisione degli obiettivi delle lotte in difesa dei beni comuni, tema sul quale oggi più che mai ci troviamo a respingere non solo nuove offensive che mirano alla distruzione dei territori ed al saccheggio delle risorse, ma anche ad una idea malsana che vede esaurirsi nella riforma costituzionale il tema del governo collettivo dei beni comuni.
Al centro della giornata resterà il tema della democrazia e del lavoro, valorizzando quelle lotte che intorno alla difesa dell’articolo 18 e del CCNL stanno facendo da vettore di una auspicata ricomposizione di classe sul terreno del conflitto sociale. L’attesa per lo sciopero generale convocato dalla CGIL deve essere terreno di costruzione di conflitto sociale e mobilitazione permanente, così come l’appuntamento di Francoforte alla metà del mese di maggio sarà un’occasione per misurarci sul terreno dello scontro sociale sul piano europeo.
Un 1°Maggio che sarà per noi anche il primo con la discarica di Chiaiano chiusa, grazie alla mobilitazione delle comunità e dei movimenti sociali, ed il primo in cui lanciare la campagna contro la costruzione dell’inceneritore a Giugliano, un mostro velenoso che rischia di colpire con le sue emissioni Napoli e la sua provincia. Una campagna che passa anche per le mobilitazioni contro l’apertura della discarica a Quarto, che sta vedendo in queste settimane una intera comunità mobilitarsi con determinazione contro i piani di Regione e Provincia.
Una giornata che abbiamo deciso di dedicare quindi ad un doppio crinale, quello delle lotte territoriali e quello delle campagne nazionali ed europee.Un happening, non risolve da solo il tema della ripresa del conflitto sociale nei termini più appropriati rispetto alla fase, ma serve come terreno di autovalorizzazione delle lotte sociali senza le quali non si vedrebbe nessuna luce infondo al tunnel.
Invitiamo tutte le realtà sociali, i comitati territoriali, le associazioni di base, il sindacalismo conflittuale, i centri sociali, i collettivi studenteschi, a essere a Chiaiano il 1° Maggio con un proprio spazio autogestito per essere un ulteriore valore aggiunto alla giornata”.Programma :
1° Maggio a Chiaiano – Via Cupa dei Cani – Rotonda Titanic
dalle ore 10:00 alle ore 15:00
Prodotti biologici con “La Ragnatela” – Genuino Clandestino mercato senza mercanti.Ore 12:30
“Nel paese dei beni comuni” incontro con Erri de Luca
Musica popolare e tammorre esibizione acustica di O’Rom
dalle ore 16:00 in poi apertura degli stand informativi e di lotta
dalle ore 18:00 apertura bar e cucinaDalle ore 20:00 alle ore 21:00
“1°Maggio della democrazia e del lavoro contro la crisi e le politiche di austerità”Interventi di :
Maurizio Landini – in collegamento telefonico
Movimento No Tav – in collegamento telefonico da Bussoleno
operai della FIOM di Pomigliano d’Arco, Comitato No Debito Napoli, Movimento dei precari Bros.Dalle ore 21:15 concerto con :
Napoli Sotterranea Crew
J-bone feat Ekspo & Enzomare
O’Rom
Ciccio Merolla
Concerto Musicale Speranza
Fuossera
Lucariello
BiscaBagnoli 1 MAGGIO AUTORGANIZZATO E DI LOTTA!
Già dall’insediamento di Monti era evidente l’obiettivo principale di questo governo dei padroni e della Bce: distruggere ciò che restava dei diritti dei lavoratori, assaltando l’articolo 18, con lo scontato lasciapassare dei sindacati e di tutti i partiti che sostengono questo governo. La cancellazione formale e generalizzata dell’articolo 18, ultimo baluardo di un tessuto di tutele e di conquiste già scardinate, si inserisce in quel percorso di attacco al mondo del lavoro iniziato dal Pacchetto Treu, passando per la Legge Biagi e la riforma Brunetta, fino al Piano Marchionne in Fiat.I padroni, uniti da destra a “sinistra” quando si tratta di succhiare il sangue ad operai e lavoratori, oramai la lotta di classe la conducono quotidianamente, in maniera spietata e senza esclusione di colpi: attacchi indiscriminati al salario diretto, indiretto e differito, ai servizi sociali e ai beni pubblici.
La propaganda padronale ha per mesi spacciato questo governo come il salvatore della patria, illudendo milioni di proletari della necessità dei “sacrifici” per uscire dalla “crisi”. Del resto, è la stessa sorte cui hanno assistito i paesi maggiormente colpiti dalla crisi: Portogallo, Irlanda, Spagna, per non parlare della Grecia perennemente sull’orlo della rivolta di massa.
Fino ad ora la crisi l’hanno pagata solo i lavoratori dipendenti, gli operai, i precari, i disoccupati ed i pensionati. Tra questi i lavoratori immigrati sono additati dai partiti xenofobi come “responsabili dell’insicurezza nazionale” e ricattati da leggi infami, anche quando sono travestite nelle forme del “razzismo democratico”. Vengono repressi e deportati con pratiche criminali e umilianti, mentre il grande capitale ne sfrutta la precarietà sociale per imporre tassi di sfruttamento pazzeschi. Chi abbocca a queste campagne razziste si presta quindi all’eterno giochino della guerra tra poveri. Mentre le corporazioni ed grandi patrimoni, al di là dei “teatrali” blitz a Cortina, non sono stati sfiorati, tutt’altro: si regalano due miliardi e mezzo a Morgan Stanley, si stanziano decine di miliardi per l’acquisto di 131 cacciabombardieri F-35 e per proseguire missioni di morte, chiamate “umanitarie”, contro altri paesi, si tenta di portare a compimento l’inutile e distruttiva linea TAV, calpestando la volontà di un intera comunità e di milioni di cittadini solidali col popolo della val di Susa, reprimendo in maniera brutale il suo straordinario movimento di resistenza.
La scelta di organizzare il 1 maggio in zona flegrea (Fuorigrotta – Bagnoli) non è campanilistica o localistica. E’ evidente infatti che rilanciare la data del 1 maggio, in una fase di attacco generalizzato al mondo del lavoro, all’interno di un quartiere simbolo del movimento operaio e di un’area post-industriale è una scelta del tutto voluta che non vuole sminuire gli aspetti generali per quelli locali. Una zona della città ricca di memoria storica dove permane ancora un senso di appartenenza a quella classe operaia che ha pagato con i propri morti la criminale produzione di amianto, i cui responsabili sono rimasti ancora una volta impuniti. Un territorio distrutto e devastato dalla speculazione, dallo sperpero di denaro pubblico, dalle politiche di sfruttamento dei territori, legate esclusivamente al profitto dei padroni e delle varie amministrazioni nazionali e locali di destra come di sinistra.
L’ultima arrivata è l’amministrazione De Magistris che, candidandosi ad essere l’amministrazione della sola Napoli-bene, sta mettendo in atto la promessa “rivoluzione” usando il braccio “armato” di Narducci e dello “sceriffo” Sementa per accanirsi contro immigrati, ambulanti, occupanti case, disoccupati, movimenti per la difesa della salute e del territorio e in generale contro le fasce disagiate della popolazione napoletana, promuovendo un’idea di città che, alla faccia della discontinuità, calca pesantemente le precedenti amministrazioni innovando semmai in peggio. Esempi lampanti sono la conferma della gestione del patrimonio immobiliare del comune alla Romeo, responsabile dell’attuale dissesto, e la gestione dell’America’s Cup, che inizialmente doveva servire per la speculazione edilizia proprio sul litorale di Bagnoli e che alla fine è venuta a costare 13 milioni di euro senza produrre infrastrutture e per la gioia di quell’1% di napoletani-bene che possiedono una barca. Un balletto vergognoso a fronte di una realtà sociale, occupazionale e abitativa al collasso.
Tutto questo mentre la repressione e la criminalizzazione delle lotte sociali aumenta all’aumentare del malessere e della rabbia della stragrande maggioranza della popolazione: da quella che non riesce a pagare il mutuo o le bollette, passando per quella messa per strada da palazzinari senza scrupoli o quella che per strada ci sta tutta la giornata perchè non ha un lavoro né un reddito, fino a chi butta il sangue una giornata intera dietro una bancarella per racimolare una manciata di euro ed è costretto a scappare all’arrivo degli sgherri di Sementa, oppure quella che un lavoro dignitoso ce l’aveva e ora pensa al suicidio “grazie” a piani lacrime e sangue di Monti, della BCE e dei loro vari amici Marchionne, Marcegaglia e Fornero.
Si tratta ora di rialzare la testa, iniziando anche dal riappropriarci di date, come quella del 1 maggio, soprattutto negli ultimi anni volutamente svuotata del proprio significato. Per questo facciamo appello a tutti i lavoratori organizzati e non, disoccupati, precari, collettivi studenteschi, associazioni, realtà antagoniste e di classe del movimento napoletano per mettere in piedi un corteo di massa, partecipato e determinato in zona flegrea per ricostruire un primo maggio autorganizzato e di lotta, rimettendo al centro le nostre rivendicazioni: la difesa sacrosanta dell’articolo 18, il suo allargamento a tutti i lavoratori, l’abolizione di tutte le forme di lavoro precario, sfruttato e sottopagato, la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro, la lotta per il salario/ reddito garantito, all’interno di un contesto di più ampie rivendicazioni come il diritto alla casa, alla salute, ad una scuola pubblica, fino al diritto di vivere in territori non devastati, inquinati e sfruttati.
PROGRAMMA:
MARTEDI’ 1° MAGGIO
CORTEO CITTADINO, CONCENTRAMENTO ORE 9:00 – STAZIONE CAMPI FLEGREIA SEGUIRE ALLA ROTONDA DI BAGNOLI
Ore 11:30 Esibizione dei ragazzi del C.E.T. X Municipalità (A cura della Coop.Quadrifoglio)
Ore 13:00 Dibattito a conclusione del corteo
Ore 17:30 Esibizione “A Tammurriata do Volturno” di Lello Traisci
Ore 18:00 Degustazione di “Cose Buone e Locali” (A cura dell’ Ass.ArciPesca)
Ore 19:00 Interventi: Lavoratori Sepsa, Tirrenia, Avio, Precari Bros, NoTav, Disoccupati
Ora 20:30 Proiezione Napoli – Palermo
Ore 22:30 Musica Live: ANDREA TARTAGLIA, BISCA, SHARMACORE
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pubblicato il 30 aprile 2012
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Una serata densa di emozioni, per i lettori che si sono ritrovati a Napoli nel teatro Galleria Toledo messo a disposizione per il manifesto dal direttore Rosario Squillace. Una sorpresa per i tanti amici che hanno aderito all’iniziativa Prima pagina, uno modo per sostenere il nostro giornale in maniera intelligente e partecipata. Ventisette artisti, anche molto quotati a livello locale e nazionale” hanno infatti messo a disposizione le loro opere, e con il vecchio metodo della “pesca di beneficenza” i fortunati si sono portati a casa un quadro, una foto d’autore, una serigrafia che vale molto di più di quanto versato. Anche se il contributo richiesto non era una sciocchezza: 100 euro a biglietto, e per i 50 “sfortunati” il nostro giornale si è impegnato a spedire un libro di “consolazione” delle nostre edizioni. Il ricavato circa settemila euro sarà impiegato in abbonamenti a carceri scuole e associazioni (e per qualsiasi suggerimento potete inviarci proposte via mail nelle prossime 72ore a redazioneweb@ilmanifesto.it).
Ma torniamo alla serata, resa possibile anche dalla tenacia di un amico e sostenitore come Vittorio Ercolano. Per qualche ora infatti ci si è ritrovati per raccontarci la condizione precaria in cui è costretto il nostro giornale, fare il punto sulla crisi dell’editoria in generale, ma sopratutto del sistema paese, tra diritti tagliati, attacchi al welfare e politiche iperliberiste. Molto sentito dunque la performance del maestro Carlo Cerciello che insieme agli artisti operai ha messo in scena una parodia-tragica del modello Marchionne, mentre Imma Villa ha interpretato la morte sul lavoro di un marito muratore. Divertente e irriverente al tempo stesso l’intervento della scrittice Valeria Parella che ha declinato il significato di “manifesto” e imbavagliata è stata portata via dall’attore-presentatore Raffaele Di Florio che poi ha letto Gramsci nell’anniversario della sua morte. E ancora la performance di Antonella Stefanucci, che ha teatralizzato l’effetto delle “bombe umanitarie”, mentre l’intervento di Domenico Ciruzzi, avvocato, ha focalizzato il ruolo di un giornale “comunista” nel nostro tempo, quello del presidente dell’Ordine dei giornalisti campani Ottavio Lucarelli ha ribadito l’importanza di tenere sempre una luce accesa sulla nostra condizione di “commissariamento amministrativo”. Tra gli ospiti-sostenitori anche l’attore Antonello Cossia, la regista Antonietta De Lillo, Patrizio Rispo, interprete di un Posto al Sole. Nonché l’assessore ai beni comuni Alberto Lucarelli che ha portato il sostegno del comune di Napoli. L’intera serata è stata accompagnata dalle musiche popolari dei Rua Port’alba con alla chitarra Massimo Ferrante. Le conclusioni sono quindi spettate al nostro Andrea Fabozzi che oltre a ricordare che il manifesto per sopravvivere deve imparare a camminare sulle proprie gambe, ha auspicato un rinnovamento del quotidiano.
A tutti va il ringraziamento del collettivo, soprattutto agli artisti che hanno donato le proprie opere: Cesare Accetta, Afterall, Marisa Albanese, Cecilia Battimelli, Anonio Biasucci, Tomaso Binga, Valerio Coppola, Stefano Cardone, Eun-Mo Chung, Mary Cinque, Floriana Coppola, Tonino Cragnolini, Alfonso De Angelis, Massimo De Crescenzo, Irene Maria Di Palma, Fabio Donato, Nathalie Du Pasquier, Lello Esposito, Patrizio Esposito, Bruno Fermariello e le ragazze rom di Nisida, Sergio Fermariello, Luciano Ferrara, Lino Fiorito, Eugenio Giliberti, Nino Longobardi, Raffaella Mariniello, Lucia Patalano, Daniela Politelli, Anna Maria Pugliese, Luciano Romano, Anna Maria Saviano, Mario Spada, Ernesto Tatafiore, Ciccio Tramontano, Rino Vellecco, Salvatore Vitagliano, Giuseppe Zevola, Oreste Zevola, Marco Zezza, photograpy Mar Elias Beirut.
Tutte le opere sono visitabili sul sito: http://www.ilmanifestoevento.it/
Nella prima foto Ernesto Tatafiore, Lenin a Capri
nella seconda, Giuseppe Zevola, Mia signora filosofia
segue
pubblicato il 29 aprile 2012
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La circumvesuviana di Boscotrescase sarà solo la prima tappa di quella che si appresta a diventare un lungo cammino per ritrovare gli spazi perduti. Qualcuno forse se li ricorda, in Campania di sicuro tutti sanno chi sono: i comitati contro la discarica di Terzigno che per mesi hanno presidiato nell’autunno 2010 la rotonda primavera. Vogliono lanciare una campagna per riprendersi gli spazi abbandonati e autogestirli iniziando domani mattina, 28 aprile, proprio dalla circum di Boscotrecase che come dicono è il simbolo delle promesse non mantenute: “ridipinta fuori e devastata dentro” spiegano i rappresentanti dei comitati
La campagna si chiama “Ci manca l’Area”:
“Ci manca l’area”…: e non solo l’aria aggredita dalle discariche e dalla devastazione ambientale del territorio vesuviano. Ci mancano gli spazi, le aree sottratte alla vivibilità dalla speculazione edilizia. Ci mancano i luoghi e le strutture dove è possibile fare autoproduzione culturale, musica, teatro, dove è possibile incontrarsi, confrontarsi, autorganizzarsi per far valere i propri diritti. “Democrazia partecipata” e “beni comuni” sono termini alla moda, ma che spesso servono solo ad arricchire il vocabolario dei politici locali in questa ennesima e afona campagna elettorale.
A più di un anno dalla rivolta antidiscarica che ha attraversato i nostri paesi, la realtà quotidiana resta compressa in un deserto di strutture pubbliche e sociali, nel nulla organizzato e blindato da un coriaceo messaggio di rassegnazione e di cinismo.
Al tempo stesso sotto traccia continuano a muoversi una miriade di esperienze, un bradisismo di storie individuali e collettive…
Siamo collettivi, associazioni, individui di Boscoreale, Boscotrecase, Terzigno, Pompei, Torre del Greco, Castellammare e abbiamo deciso di lanciare una campagna per gli spazi sociali autogestiti nel territorio Vesuviano.
Abbiamo scelto un nome un pò autoironico e un pò ansiogeno, perchè effettivamente c’è poco da stare sereni in questo territorio: nelle interviste sulla “precarietà vulcanica” che abbiamo fatto nei mercati e nelle scuole della zona in preparazione di questa prima iniziativa, il messaggio più convinto era la speranza di andarsene, chissà dove, chissà come. Ma lontano dalla disoccupazione e dalla marginalizzazione rese ancora più endemiche dalla crisi.
Noi però siamo parte dei giovani (e meno giovani) di questi paesi che non hanno voglia di andar via, che hanno voglia di riprenderseli”.
pubblicato il 27 aprile 2012
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Il Caracazo del 1989 provocò centinaia di vittime, c’è chi parla addirittura di migliaia di morti per la repressione poliziesca, poi seppelliti in fosse comuni. Quel 27 febbraio però la popolazione del Venezuela era stanca, impoverita e alle nuove misure del Fondo monetario internazionale che Carlos Andrez Peres voleva imporre all’interno del paese, risposero alzando la testa. C’è qualche analogia con la situazione Europea con i diktat dell’Unione per evitare il fallimento della Grecia e mettere in “riga” Italia e Spagna? Di sicuro 23 anni fu un bagno di sangue a Caracas. Nessuno lo ha dimenticato, anche se quel momento è da sempre celebrato come l’inizio della svolta socialista che ha poi portato alla presidenza Hugo Chavez
Oggi pomeriggio, 21 aprile, a Cava dei Tirreni (Sa) nella mediateca Marte, verrà proiettato il documentario della regista Liliane Blaser. Un lavoro che ripercorre tutti i momenti cruciali del riot di una nazione che da un giorno all’altro si vide aumentare tutto dalla benzina ai generi di prima necessità, e ridotta alla stremo roversciò il governo. Alla visione sarà presente anche l’ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, Juliàn Isaìas Rodrìguez, l presidente dell’associazione Suramericalba. Successivamente insieme a Emilio Lambiase, lo scrittore e attivista dell’associazione di impegno civile “Riferimenti”, a Elio Goka, autore della raccolta di racconti sulle sue esperienze in America del Sud “La Formula Bruta” e Edoardo Scotti, giornalista del quotidiano La Repubblica si rifletterà sui sistemi economici, sulle forme di governo e sul rapporto ricchezza/povertà nel mondo.
pubblicato il 21 aprile 2012
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Il museo Cam di Casoria è senza soldi e gli artisti bruciano le opere per protesta, ma nessuno sembra importarsene. Così oggi, 18 aprile, alle ore 18 potrebbe essere Rosaria Matarese a distruggere una sua creatura e sarebbe la terza dopo che il direttore Antonio Manfredi aveva compiuto un gesto analogo nel mese di marzo e ieri alla stessa ora il fuoco aveva inghiottito la tela di Séverine Bourguignon, che aveva assistito commossa via Skype. Eppure nonostante lo strazio di veder ridotta in polvere via via la collezione permanente del museo, le istituzioni non si sono smosse. Anzi il tutto avviene in un inquietante silenzio. A partire dal sindaco di Casoria Vincenzo Carfora che dovrebbe essere il primo a puntare i piedi per farsi ascoltare dal governatore Stefano Caldoro e via più su fino al ministro dei beni culturali Lorenzo Ornaghi e al presidente della commissione cultura in parlamento europeo Doris Pack.
Invece il silenzio è assordante. E così tutte e mille le opere potrebbero finire in cenere. Le prossime saranno quelle di Astrid Stöfhas (Germania), John Brown (Galles_UK), di Qing Yue (Cina), Cheikh Moustapha Ndiaye (Senegal), Josè D’Apice (Brasile), Mohamed Alaa (Egitto), Filippos Tsitsopoulos (Grecia), Fabio Donato (Italia), Lello Lopez (Italia), Tony Stefanucci (Italia), tutti presenti personalmente o attraverso collegamenti web al sacrificio. “La cultura non può continuare ad essere il capro espiatorio della recessione economica – dice il direttore Manfredi – In un’Italia dove si assiste quotidianamente allo sperpero del denaro pubblico la latitanza di tutte le istituzioni è scellerata. I musei non possono sopravvivere da soli e questo dovrebbe saperlo anche il Ministro Ornaghi. O si cambia strategia e si decide sul serio di investire nella cultura e per la cultura, oppure è meglio distruggere con il fuoco quello che è ignorato”.
Crediamo che ci siano pochi dubbi, se l’arte e la cultura dovrebbero essere lo specchio delle nostre comunità, quello che sta venendo a Casoria si commenta da solo.
pubblicato il 18 aprile 2012
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