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Non è un omicidio, è una barbarie. Due bimbe di 10 e 7 anni vengono uccise, seviziate e bruciate. Sui loro corpi l’assassino infierisce. Nunzia Munizzi e Barbara Sellini, vengono trovate solo in seguito in un torrente in secca, nell’alveo Pollena. Ma questa è solo una parte della storia. E’ infatti il 3 luglio 1983, le piccole sono le figlie del “popolo”, vivono nel borgo di Ponticelli, degradato e ai confini con la città di Napoli. Il delitto suscita un’ondata di ribrezzo, bisogna trovare i colpevoli subito per placare il quartiere , ma anche l’opinione pubblica nazionale. Le indagini si concentrano su cittadini qualsiasi, seguono le voci che indicano questo o quello come un pervertito del posto. Poi dopo tre mesi, a settembre, ecco i colpevoli Giuseppe La Rocca, Carmine Mastrillo, Ciro Imperante sono tre ventenni incensurati. Processati, vengono condannati all’ergastolo. Scontano 20 anni in carcere a Spoleto poi tornano in libertà “per buona condotta”. Ed ecco la seconda parte della storia: si sono sempre dichiarati innocenti.
“L’uomo nero ha gli occhi azzurri”, il libro scritto da Giuliana Covella (ed. Guida, pag. 149, euro 11), tenta di ricostruire quella vicenda giudiziaria, di dare un senso a quanto accaduto, ma sopratutto ha lo scopo di cercare risposte agli interrogativi che, secondo l’autrice, ancora non fanno giustizia a quelle due bimbe massacrate. La Covella sposa, infatti, la linea degli avvocati difensori e si chiede quindi perché sono state condannate tre persone che ancora si dichiarano innocenti? Chi si voleva coprire? Forse un camorrista della zona?. La tesi è interessante perché secondo la giornalista sono passati 30 anni e ancora non è stata fatta luce su un fatto di cronaca che si trasforma in qualcosa di più complesso: un pericoloso intreccio tra camorra, politica, magistratura e forze dell’ordine.
“Barbara e Nunzia, 7 e 10 anni, erano come due sorelle. – scrive la Covella – Il loro tempo lo trascorrevano in mezzo a quei palazzoni del Rione Incis, uno dei tanti quartieri-dormitorio della periferia martoriata di Napoli.
Anche quel giorno fu così. “Non si è mai saputo quale fu la dinamica – mi precisa Andrea (uno degli avvocati, ndr.) mentre guida – non si sa come furono avvicinate, con quale scusa, con quali mezzi”. Di sicuro sorridevano Barbara e Nunzia, prima di giungere al più atroce dei supplizi. E come non avrebbero potuto sorridere due bambine che, in un tardo pomeriggio estivo, prima di rincasare per cenare con le proprie famiglie, si accontentavano di giocare in strada, l’unico spazio all’aperto concesso all’infanzia che (soprav)vive nei quartieri di Napoli Est? Qualcuno d’un tratto le portò via”.
Oggi Ciro, Giuseppe e Luigi, quasi cinquantenni, sono ancora in regime di semilibertà con obbligo di firma, ma hanno la stessa necessità di fare chiarezza quanto la famiglia delle vittime per dare un senso alla loro detenzione. “Tutti e tre il sabato (Giuseppe il venerdì) fanno volontariato presso la Croce Verde. Guidano un pullmino per accompagnare in giro anziani e disabili. Ciro e Luigi lavorano tutta la settimana in una fabbrica di legnami. Giuseppe fa l’idraulico in una ditta di depuratori. Resta un incubo tuttavia a pendere sul loro capo. Come una spada di Damocle. Quel marchio d’infamia. Quell’etichetta di mostri”.
“Possibile che nessuno le abbia viste salire su quell’auto? – si chiede la scrittrice – Possibile che non vi siano stati testimoni?”. Il testo si conclude lasciando il lettore comunque nel dubbio e con una domanda, ma se i tre condannati sono innocenti perché non rompere finalmente il muro di omertà dopo tanto tempo? L’autrice ha pochi dubbi una cappa opaca rende la vicenda un labirinto di bugie e omissioni, mentre l’omicida resta impunito.
Giuliana Covella, nata a Napoli (1972), laureata in Lettere Moderne, giornalista professionista, è stata redattrice del quotidiano “Napolipiù”, ha collaborato con il “Roma” e oggi scrive per le pagine di cronaca de “Il Mattino”. Consulente per la Legalità alla III Municipalità di Napoli, collabora con “Napoli in Comune”, mensile del Comune di Napoli, con il settimanale “Gente” e con il periodico “Comunicare il Sociale”. Nel 2010 ha pubblicato, sempre con Guida, Otto centimetri di morte. L’Uomo nero ha gli occhi azzurri è la sua seconda opera letteraria.
pubblicato il 31 maggio 2012
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Manichini bianchi impiccati ovunque. Napoli si è svegliata così e anche chi non aveva voglia di pensarci ci ha riflettuto su. Crisi economica, disoccupazione, suicidi, Equitalia. “Vi metteremo alle corde”, è questo il messaggio dei senza lavoro organizzati, sostenuti anche da attivisti dei centri socilia. Nelle strade prinicipali del centro storico, decine di cartelli con gli “impiccati”, c’è lo “studente”, il “disoccupato”, il “precario”, “l’esodato” ma ci sono anche tutti quei lavoratori che come ha detto l’Istat vengono stritolati dall’inflazione con una busta paga ferma al ’93, 20 anni fa altro periodo difficile per il paese.
Piazza del Gesù, piazza Dante, via Forio, via Toledo, piazza Municipio davanti alla sede del Comune di Napoli, tutti i pupazzi hanno la faccia di Anonymous, simbolo degli indignati e protagonista del film V per vendetta del regista James McTeigue. Una pellicola simbolo dei movimento da quasi dieci anni.
E anche nella realtà “i vendicatori” chiamano in causa tanto la politica quanto le banche, la Bce, l’Fmi, l’Ue come responsabili. “Alcuni commercianti che avevano appena aperto i negozi- hanno raccontato i manifestanti – ci hanno anche aiutato a fissare ben in alto i manichini prestandoci corde e scale”. Per tutti l’appuntamento è il 29 maggio a Roma per chiudere Equitalia.
pubblicato il 24 maggio 2012
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Dopo la morte del 15enne rom Nicola Sejdovic nella notte di lunedì 21 maggio, ucciso da un colpo di pistola forse durante un furto in un bar nell’Agroaversano, e scaricato davanti all’ospedale San Giuliano ormai cadavere, pare che nell’area nord di Napoli siano comparse diverse scritte razziste. Più fasci meno rom, questo sarebbe stato impresso sulle mura di alcune scuole a Giugliano e non solo. Pubblichiamo il comunicato del Laboratorio studentesco 081 che ne ha dato notizia:
“A Giugliano, dove nei giorni scorsi l’uccisione di un 15enne rom, sorpreso a rubare, è stata acclamata e festeggiata da alcuni esponenti dell’estrema destra locale, che hanno pensato di lasciare impressa sui muri della città e dei licei De Carlo e Cartesio la loro macabra soddisfazione per l’avvenimento suscitando comprensibile inquietudine negli studenti e nel corpo insegnanti. Ma non finisce qui: la stessa notte, sempre a Giugliano, sono comparse scritte sotto casa di uno studente dell’orientale, attivista antirazzista, con messaggi minatori e di intimidazione con tanto di nome e cognome, croci celtiche e svastiche.La frase “ + Fasci – Rom” non è l’unica; sempre nella stessa notte sugli stessi muri sono comparse scritte che inneggiano al Duce e minacce agli studenti che da anni si impegnano sul territorio opponendosi alla devastazione ambientale ma anche alla propaganda di pulsioni razziste e fascistoidi.
Ancora una volta dobbiamo purtroppo constatare l’ignoranza di certe persone che in tempi di crisi non trovano nulla di meglio da fare se non propagandare odio e violenza.
Convinti che l’antifascismo al giorno d’oggi più che mai rappresenti un valore dal quale non si può prescindere nell’immaginare e costruire ogni giorno un mondo diverso, condanniamo gli episodi avvenuti a Giugliano, esprimiamo massima solidarietà agli studenti dei licei Cartesio e De Carlo e ai compagni colpiti dalle intimidazioni”.
pubblicato il 23 maggio 2012
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“Se non ci fate vincere denunciamo i calciatori clandestini”, titola così il Corrieredelmezzogiorno.it riportando la notizia delle minacce subite dall’Afro Napoli United, la squadra di calcio con i colori di mezzo mondo che lanciatissima è arrivata in finale, vincendo il titolo provinciale. Ma qualcuno non l’ha presa sportivamente e ha tentato di truccare il risultato. Si tratta degli sfidanti che volevano bypassare un confronto leale e garantirsi la coppa senza troppo sudore. Avevano infatti schierato sotto falso nome un professionista del campionato Fgic di eccellenza. Nello stadio di Casola erano così riusciti a sconffiggere per uno a zero il team multietnico, ma scoperto l’imbroglio l’allenatore Antonio Gargiulo ha denunciato tutto e per accertate irregolarità ha ottenuto la vittoria a tavolino. Agli “altri” non è andata giù ed ecco pronto l’escamotage in pieno stile ricattatorio: “Tra i giocatori africani e sudamericani molti sono senza documenti. Se non rinunciate alla vittoria andiamo a fare i nomi alla questura”.
Non è certo un fenomeno di razzismo, ma rientra in quella cultura camorristica secondo cui tutto deve passare attraverso la legge del più forte, un mondo in cui la competizione leale e il rispetto delle regole del gioco, vengono sistematicamente messe da parte per lasciar posto all’arroganza e alla prepotenza. La squadra e l’allenatore però non si sono fatti intimidire e a fine mese andranno a giocare il campionato nazionale a Brescia. C’è solo da sperare che a nessuno venga in mente di perseguire gli irregolari seppur ci dovessero essere. Sarebbe la vittoria della società camorristica.
pubblicato il 18 maggio 2012
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Bagnoli è sempre stato il tallone d’Achille della passata amministrazione. Si è impantanato Antonio Bassolino, e non ne è uscita Rosa Russo Iervolino. Anzi secondo le stime dell’assessore al bilancio Riccardo Realfonzo la Bagnolifutura è passata dai 4 milioni di perdite del 2009 ai 10milioni del 2010. Così De Magistris finalmente ha deciso di intervenire: “Quando siamo arrivati – ha detto oggi in conferenza stampa – abbiamo trovato una situazione comatosa. Ci voleva il defibrillatore. Ora abbiamo un programma preciso”.
Primo step: riconsiderare la compagine proprietaria e magari passare da una semplice Stu (società di trasformazione urbana) per vendere i suoli a una nuova mission per rivalutare l’area.
La piana dell’ex acciaieria se da un lato infatti ha bisogno di una terapia d’urto per la bonifica di spiagge e territori, dall’altra rappresenta forse l’unica area dove è interessante investire. Sia per la collocazione spettacolare del lungomare Coroglio, sia perché ci si trova davanti una superfice vastissima da riqualificare e riedificare. Chiaro che i pericoli sono dietro l’angolo e si chiamano: speculazione. Fino a questo momento non è stato fatto nulla e i soldi sono stati triturati in un buco nero di politiche clientelari. Solo di debiti con il Monte Paschi di Siena si parla infatti di 3,8 milioni l’anno.
La giunta ha quindi deciso di vendere alcuni lotti per evitare il tracollo. Il primo da 70mila metri quadri sarà messo all’asta il prossimo 19 giugno, poi si passera ad altri 4 di circa 16mila metri ognuno. L’idea è di ricavarne almeno 80milioni per riapianare i debiti. Il sindaco e l’assessore all’urbanistica Luigi De Falco hanno assicurato che le costruzioni residenziali saranno edificate con una programmazione nel rispetto dell’ambiente.
Poi ci sarà da pensare alla spiaggia pubblica, per cui un comitato di cittadini ha già iniziato la raccolta firme. Sempre in conferenza De Magistris ha spiegato di voler mettere insieme le energie per rendere fruibile tutto il lungomare fino a Pozzuoli. Il progetto è quello di restaurare il Turtle point, a dare vita al centro sportivo, aprire in collaborazione con la Rai nuovi “Studios”.
E’ inoltre notizia di questi giorni lo sblocco dei finanziamenti da parte della Regione per il Parco urbano. Si tratta di 76milioni di fondi europei e la prima trnace da 15 sarebbe già pronta per essere messa in campo. E ancora. Il vicesindaco Tommaso Sodano ha proposto di istallare un digestore anaerobico o in alternativa un impianto di compostaggio. “Il progetto – ha detto Sodano nella sala giunta piena di giornalisti – conferma l’intenzione dell’amministrazione di realizzare impianti alternativi all’inceneritore. Noi vogliamo gli impianti, ma quelli che servono”.
Sono stai infine cambiati i membri del consiglio di amministrazione. Succede come direttore generale a Mario Hubler, vicinissimo a Bassolino, che si era dimesso in febbraio, Tommaso Antonucci già direttore al bilancio della regione Lazio dove ha introdotto per la prima volta quello partecipato. E’ stato ricercatore di politica Economica all’Università di Urbino, collabora con diverse istituzioni dal Cnr alla Commissione Europea.
Insomma vista così finalmente la Bagnoli dell’ex Ilva dovrebbe rivivere, dopo essere stata abbandonata a se stessa per 15 anni. Eppure bisognerà vigilare per trasformare tutto in realtà.
videointervista del sindaco per il programma delle opere:
https://www.youtube.com/watch?v=am-aLyLSLZE&list=HL1337183150&feature=mh_lolz
pubblicato il 16 maggio 2012
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Per il sindaco di Bologna Virginio Merola del Pd a Napoli contro Equitalia è scesa in piazza la camorra, quindi bisogna organizzare una grande manifestazione contro l’evasione fiscale. Ben vengano le campagne per far pagare ai grandi evasori le tasse, ma in tempi di recessione quando aumentano i suicidi di disperati, pensionati, disoccupati, e anche piccoli imprenditori forse sarebbe meglio utilizzare le energie per creare una rete di tutela sociale. Lasciando a Guardia di finanza e ispettori del fisco, che sempre sono pagati con i soldi pubblici il compito di crecare i patrimoni nascosti, il riciclaggio del denaro sporco, e tutti i grandi e piccoli imprenditori o professionisti diosnesti. E’ chiedere troppo?
Le tensioni sociali ci sono è inutile fasciarsi gli occhi per non vederle. Le manifestazioni contro l’agenzia addetta alla riscossione delle tasse si susseguono in tutto il paese. Sarà un caso, ma quando c’è dissenso se non si sa come governarlo si parla di malavita organizzata, camorra. Non è la prima volta che succede e non sarà l’ultima. Così mentre c’è chi tenta di cavalcare l’onda di indignazione come l’avvocato Angelo Pisani che vuol far risparmiare a Diego Armando Maradona i 40 milioni che il pibe de oro deve al fisco, a Napoli c’ è anche chi lavora dal basso, raccogliendo la rabbia di chi invece non riesce ad arrivare a fine mese ed è pronto a suicidarsi perché magari al fisco deve tremila euro, ma gli pignorano la casa. E nel giorno in cui sono stati denunciati in 7, tra rappresentanti dei centri sociali e dei sindacati di base, per gli scontri fuori all’agenzia Equitalia di venerdì scorso gira anche un appello già firmato da diversi esponenti del mondo della cultura napoletano che raccoglie l’invito a prendere parola dei movimenti e chiede di rompere il Tabù nella discussione sul superamento di Equitalia.
Questo il testo:
Chiudere “Equitalia”: andiamo oltre il tabù
Il profondo malessere sociale che emerge dai drammi di queste settimane interroga il sentimento civile di tanti.
La svolta privatistica nella gestione dei crediti pubblici, che in Italia è rappresentata da “Equitalia” (una spa, seppure a capitale pubblico), rientra in quel grave fenomeno internazionale di privatizzazione dell’interesse pubblico che pone nelle mani di pochi i destini di milioni di cittadini e riduce la vita a fenomeno di mercato. Il modello Equitalia non è una “modalità di riscuotere tasse e tributi”, ma troppo spesso la logica estrema di un profitto aziendale che si nutre delle vicissitudini e delle difficoltà delle persone, delle loro biografie e delle loro inadeguatezze in una fase di recessione.
La nascita di questa società infatti ha obiettivamente introdotto comportamenti particolarmente spregiudicati e giuridicamente aggressivi, che in teoria dovrebbero servire a recuperare l’evasione fiscale, ma troppo spesso si traducono in
dinamiche asfissianti proprio per le fasce più deboli della popolazione.
Interessi sul debito che rapidamente decollano verso percentuali impressionanti, pignoramenti e ipoteche anche su beni primari (come la casa di abitazione), cartelle esattoriali spropositate e gestite iniquamente nel solo interesse dei creditori, senza riguardo per i debitori, aggrediti da modalità che cercano di ricavare il massimo guadagno dalle loro difficoltà. Per non parlare dell’ulteriore tasso (“aggio”) del 5% che viene incassato dalla stessa Equitalia…Si tratta spesso di lavoratori dipendenti, pensionati, precari, artigiani…
Mentre i grandi evasori fiscali hanno strumenti legali ed extra-legali molto più efficaci per sottrarre i propri profitti alla leva fiscale. Questo produce una percezione sociale di ingiustizia che non va assolutamente sottovalutata perchè sta paradossalmente affermando il principio per cui ad essere illegale é la povertà!
Non possiamo dimenticare che il contesto in cui viviamo è quello della crisi economica più importante dalla fine della seconda guerra mondiale e che insieme alle cosiddette “politiche di austerity” ha accresciuto pesantemente un disagio sociale già molto diffuso nel Sud.
Perciò proprio Napoli può essere un punto di partenza di una riflessione che riguarda l’Italia intera.
Come in un quadro rovesciato rispetto a qualche decennio fa, infatti, non viviamo più nel paese dei piccoli risparmiatori, ma in una società in cui il debito rischia di diventare una condizione di cittadinanza che assedia a vita tantissime persone. Una vera e propria fabbrica di cittadini indebitati che preoccupa per il futuro e per la
qualità della vita democratica nel paese.
Per affrontare questi nodi non può più essere un tabù prendere in considerazione forme di moratoria del debito per le fasce deboli della popolazione e la fuoriuscita da un sistema privatistico del recupero crediti degli enti pubblici che non va in sintonia con principi di giustizia e di equità sociale.Prime adesioni:
Erri De Luca (scrittore)
Maurizio Braucci (scrittore)
Toni Servillo (attore)
Tiziana Terranova (docente universitaria)
Andrea Renzi (attore)
Giovanna Giuliani (Attrice/autrice)
Cesare Accetta (fotografo di scena)
Laura Angiulli (produttrice teatrale)
Luca Persico (musicista)
Sacha Ricci (musicista)
E Zezi (musicisti)
Gaetano Di Vaio (attore/ produttore)
Giuseppe Di Marco (docente Universitario)
Mario Spada (fotografo)
Giuseppe Aragno (storico)
Giogiò Franchini (autore/montatore/regista)
Ugo Capolupo (autore)
Marcello Sannino (regista)
Daria D’Antonio (regista)
Stefano Vecchio (direttore dipartimento tossicodipendenze Napoli)
Giuseppe Manzo (giornalista scrittore)
Giuseppe Errichiello (giornalista)
Ciro Pellegrino (giornalista autore)
Luca Romano (giornalista, montatore video)
Gaia Bozza, Peppe Pellegrino, Antonio Di Costanzo, Massimo Romano, Peppe Cozzolino (giornalisti)
pubblicato il 15 maggio 2012
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Jaime Belen Copa è la vicepresidente di Anapqui la più grande associazione boliviana di piccoli produttori di quinoa che si occupa del commercio equo da oltre 20 anni. Si tratta di una cooperativa di circa 1500 contadini indu che coltivano questa pianta a ridosso delle catene montuose delle Cordigliere, ad un altezza di 3500 metri. Lo fanno in maniera tradizionale e nonostante la quinoa originaria delle Ande non abbia più un mercato nell’area perché è stata sostituita dal grano a basso costo. Così la comunità si è organizzata ritagliandosi un proprio spicchio di commercio, ed è stata una piccola rivoluzione per questa comunità principalmente analfabeta che pratica un’economia di sussistenza nell’area considerata la più povera dell’America Latina.
Di tutto questo e molto altro verrà a parlare Jaime Belen Copa in un incontro il 12 maggio alla Città del sole a Napoli ( in vico Maffei 18, S. Gregorio Armeno, alle ore 18). Si discuterà dunque di “Speculazioni finanziarie, economie virtuali e modelli alternativi, con Enrico Avitabile della Coop. ‘E Pappeci – Bottega del mondo ed un rappresentante di Slow Food – condotta di Napoli. Introduce e modera Guido Pelosi.
Un’iniziativa che come spiegano gli organizzatori è partita su scala nazionale “per divulgare la pratice del commercio equo e solidale sulla sostenibilità non solo economica, ma anche sociale e ambientale, come modello economico alternativo attraverso il quale ripensare il sistema vigente oggi più che mai in profonda crisi. IO.EQUO si rivolge ai cittadini italiani, che come dimostrano numerose ricerche (Eurisko), nonostante la congiuntura negativa stanno orientando i loro consumi in modo sempre più responsabile e attento”.
pubblicato il 6 maggio 2012
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La raccolta firme è partita il primo maggio. L’iniziativa è lodevole, ma è anche un modo concreto per riappropriarsi e mettere in pratica la parola bene comune. Si chiama infatti “Una spiaggia per tutti” ed è un progetto fattibilissimo per riappropriarsi dei “2,5 km dall’isola di Nisida al confine comunale con Pozzuoli, circa un decimo del litorale cittadino: un litorale prevalentemente sabbioso e facilmente accessibile, interessato da un programma pubblico di bonifica e riqualificazione”. Per avere tutte le informazioni necessarie su dove e come firmare basta consultare il sito e prendere nota degli appuntamenti in strada. Ma il gruppo di cittadini riuniti in comitato chiede eventualmente anche una partecipazione attiva nell’organizzare il referendum popolare di tipo consultivo, o un aiuto economico per continuare la campagna.
Si parte dall’assunto che il 99% dei napoletani possiede un costume da bagno ma non un pezzo di costa agibile senza pagare. E i prezzi dei lidi privati si sa non sempre sono accessibili. Non solo. Il litorale preso in considerazione è abbandonato a se stesso e spesso anche i gestori non prestano abbastanza cura dell’ambiente. Senza contare che la riqualificazione dell’area viene propagandata ormai da quasi 20 anni. Due decadi in cui a bagnoli non è stato fatto nulla mentre “le istituzioni – denunciano i comitati hanno creato nuovi porti (Vigliena), ampliato quelli esistenti (Mergellina), avallato quelli abusivi (Nisida)”.
pubblicato il 4 maggio 2012
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Dopo aver saputo che non rivedranno mai i loro soldi era quasi scontato che scendessero in strada a protestare. Si tratta di 13mila famiglie che hanno investito oltre 700milioni di euro. Pescatori, cittadini che si erano fidati, ma sono stati truffati nel peggiore dei modi. Vedendo andare in fumo i loro risparmi. Così stamattina hanno percorso le strade di Castellammare di Stabia per farsi sentire, cercare di ottenere un risarcimento, morale ed economico, che forse non vedranno mai.
In circa 800 si sono divisi in due gruppi uno ha bloccato l’accesso a via Benedetto Cozzolino la strada che porta all’hotel Sakura, uno dei beni riconducibili alla Deiulemar. L’altro gruppo è schierato all’esterno della villa di via Tironi, di proprietà dell’ex amministratore unico, Michele Iuliano. Molta la rabbia dopo che il tribunale di Torre Annunziata ha decretato il fallimento della società perché 7 creditori hanno chiesto indietro i propri investimenti per 2,7milioni. Poca roba in confronto al debito totale largo tre volte tanto. Eppure il giudice ha ritenuto che in liquidazione sarebbe stato più facile vendere la compagnia di navigazione, ma per il momento chi deve avere ha perso. Senza contare che in un tessuto già in crisi per le note vicende di Fincantieri e Finmecanica il dramma è quello anche dell’impoverimento di un territorio. Ma soprattutto un’ingiustizia, in un periodo in cui invece lo stato le multe le va a riscuotere, pignora beni e proprietà. E’ vero nell’inchiesta ci sono 5 indagati, ma è bene che la giustizia si un po’ più uguale per tutti e che il processo non si perda nelle aule di giustizia. Per questo la stampa ha il dovere di vigilare e non dimenticare.
pubblicato il 3 maggio 2012
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