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	<title>Napoli Centrale</title>
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	<description>Zitto zitto miezo o mercato a cura di Francesca Pilla</description>
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		<title>Gomorra2, e che fiction sia</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2013 15:36:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Lo scrittore contro il sindaco, De Magistris contro Saviano. I napoletani delle periferie in mezzo e incazzati. Va avanti così da giorni e non finirà domani, finché non si girerà questa benedetta fiction. Tutto è il contrario di tutto è stato detto, l&#8217;intellettuale Roberto ha accusato il primo cittadino di un falso carattere rivoluzionario, [...]]]></description>
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<p><a href="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/2013/01/13/gomorra2-e-che-fiction-sia/scampia-big/" rel="attachment wp-att-588"><img class="alignnone size-medium wp-image-588" alt="scampia-big" src="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2013/01/scampia-big-300x149.jpg" width="300" height="149" /></a></p>
<p>Lo scrittore contro il sindaco, De Magistris contro Saviano. I napoletani delle periferie in mezzo e incazzati. Va avanti così da giorni e non finirà domani, finché non si girerà questa benedetta fiction. Tutto è il contrario di tutto è stato detto, l&#8217;intellettuale Roberto ha accusato il primo cittadino di un falso carattere rivoluzionario, questi gli ha risposto di non far nulla per la città se non consentirne la strumentalizzazione. Sembra ieri quando Roberto da un piccolo scantinato di piazza Bellini ha iniziato la sua storia andando in giro con penna e taccuino a cercare di raccontare quello che accade a Napoli. Un gruppo nutrito di giovani intraprendenti, un supplemento che usciva ogni venerdì con Il manifesto e tanta voglia di cambiare le cose. Si chiamava Metrovie ed eravamo sicuri e motivati. L&#8217;inchiesta, ci dicevamo sempre, serve per denunciare, per far conoscere all&#8217;opinione pubblica cosa succede dietro gli uffici, dentro le scuole, tra i vicoli, nelle piazze e nei tribunali, nei palazzi del potere e nei meeting della camorra. Gli orrori, gli scandali, le illegalità, l&#8217;inenarrabile che deve essere narrato. Per mettere in luce, per evitare che si ripeta, così da far sollevare il popolo, far intervenire le autorità competenti, modificare gli eventi. Lo scrittore, il giornalista irrompe con la sua penna o la sua camera, crea il caso e interrompe un modus operandi altrimenti lasciato indisturbato.</p>
<p>Ecco perché sono convinta che la fiction non sia la frontiera del racconto, che Saviano sbagli a essere la testa di ariete in qesto show. Questa fiction non sposta nulla, al massimo può rappresentare l&#8217;ennesima conferma nell&#8217;immaginario collettivo che Napoli sia un luogo di guerra. E di conseguenza che arrivi la scontata spettacolarizzazione, il fermo immagine distorto di bambini soldato, di donne conniventi, di uomini deturpati dalla delinquenza. Si chiama esaltazione del degrado, ma a nulla serve se non a tenere le persone incollate alla tv e vendersi un prodotto sulla bilancia degli sponsor. Per questo la manfrina del serial che arriva a tutti, incide e descrive una realtà che i napoletani e la loro amministrazione non vogliono vedere è insopportabile, oltre che inverosimile. D&#8217;altra parte è assolutamente autoritario e fuori da ogni contesto di decenza la decisione della municipalità di non concedere il permesso per le riprese. E&#8217; inutile che si arrabbiano le associazioni ogni volta che giungono le telecamere, è ridicolo che i politici locali di un parlamentino di quartiere usino gli stessi argomenti dei camorristi: “Saviano ha solo gettato fango sulla nostra città”. Sono argomenti che confermano la nostra totale incompetenza e impreparazione a gestire le organizzazioni criminali sul territorio. E allora se deve essere fiction, che fiction sia. Se l&#8217;opinione pubblica non vuole vedere la realtà, se le istituzioni non riescono a reintegrare le periferie che il serial ci avvolga nella sua finzione. Ma non chiamatelo docufilm.</p>
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		<title>Pollari dopo Abu Omar, ancora guai</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2012 11:52:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Dopo il nuovo processo deciso dalla Corte di Cassazione sul sequestro del mullah Abu Omar, scoppia un caso intorno a Nicolò Pollari, ex capo dei servizi segreti militari e attualmente consigliere di Stato. La procura di Napoli lo accusa di corruzione in una serie di compravendite di beni avvenute insieme all&#8217;immobiliarista partenopeo Achille [...]]]></description>
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<p>Dopo il nuovo processo deciso dalla Corte di Cassazione sul sequestro del mullah Abu Omar, scoppia un caso intorno a Nicolò Pollari, ex capo dei servizi segreti militari e attualmente consigliere di Stato. La procura di Napoli lo accusa di corruzione in una serie di compravendite di beni avvenute insieme all&#8217;immobiliarista partenopeo Achille D&#8217;Avanzo. Ci sarebbero state infatti delle gravi irregolarità nel dare in affitto e vendere immobili destinati alla Guardi di Finanza, motivo per cui risulta coinvolto anche Walter Cretella Lombardo comandante delle Fiamme Gialle venete. Ieri sono scattate perquisizioni a tappeto per consultare documenti utili all&#8217;inchiesta condotta dal pm Woodckok. Un filone che nasce dai riscontri ottenuti durante il processo a carico del parlamentare Pdl Alfonso Papa, nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine sulla P4.</p>
<p>Il deputato, finito a Poggioreale nel 2011 e poi scarcerato era stato infatti accusato, durante un interrogatorio, dal faccendiere Luigi Bisignani, di avere diversi agganci con alti ufficiali della Gdf e di essere in strettissimi rapporti con i servizi segreti. In particolare Papa, secondo diverse dichiarazioni, avrebbe avuto un legame diretto con Pio Pompa collaboratore di Nicolò Pollari, da cui avrebbe ottenuto dossier su politici, magistrati e imprenditori da ricattare. In base a questi elementi sarebbe come una matassa che si sbroglia gradualmente, visto che l&#8217;ex magistrato è sempre stato ritenuto, da tutti i testimoni dell&#8217;indagine, vicino allo stesso ex capo del Sismi.</p>
<p>In ogni caso le accuse napoletane di ieri rappresentano l&#8217;ennesima doccia fredda per lo 007 italiano che si professa completamente estraneo alla vicenda: “Ho appreso con profonda sorpresa e con profondo dispiacere – ha dichiarato l&#8217;ex Capo del Sismi- di essere evocato in una vicenda che non conosco, alla quale sono assolutamente estraneo e rispetto alla quale, con riferimento a taluno dei nominativi evidenziati, non ho neppure elementi di occasionale conoscenza&#8221;.</p>
<p><a href="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/11/niccolo_pollari.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-581" src="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/11/niccolo_pollari-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a></p>
<p>Ma dal centro direzionale napoletano sembrano sicuri del fatto loro concentrando l&#8217;attenzione sull&#8217;acquisto di alcuni appartamenti nella capitale ottenuti, a prezzi irrisori, da famigliari di Pollari e Cetrella, nonché sull&#8217;affitto di immobili con canoni invece ritenuti troppo alti, come la caserma Cardinale a Napoli, che da 6 anni è sede della polizia tributaria. Secondo gli inquirenti sarebbero state compiute operazioni sotto banco per evadere il parere dell&#8217;Agenzia delle entrate. A verbale ci sono anche alcune dichiarazioni del parlamentare Pdl Marco Milanese, mentre i sospetti si concentrano anche su possibili tangenti riscosse da alcuni alti ufficiali. Insomma un&#8217;altra brutta storia per Pollari dopo che a settembre la Corte di Cassazione ha deciso per lui e per Marco Mancini un nuovo processo per aver probabilmente collaborato al sequestro dell&#8217;imam Abu Omar insieme a 23 agenti della Cia. Era il marzo del 2003.</p>
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		<title>Uova contro Napolitano</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Nov 2012 10:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  *E&#8217; iniziato con un corteo nel centro cittadino ed è finita a rincorrersi come guardie e ladri nei Quartieri Spagnoli. Molto rumorosa la contestazione al presidente Napolitano che a un passo dai manifestanti incontrava invece in pompa magna altri studenti di istituti superiori per la manifestazione promossa dalla fondazione Mezzogiorno Europa. Moltissima la polizia [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/11/untitled.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-576" src="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/11/untitled-300x149.png" alt="" width="300" height="149" /></a></p>
<p>*E&#8217; iniziato con un corteo nel centro cittadino ed è finita a rincorrersi come guardie e ladri nei Quartieri Spagnoli. Molto rumorosa la contestazione al presidente Napolitano che a un passo dai manifestanti incontrava invece in pompa magna altri studenti di istituti superiori per la manifestazione promossa dalla fondazione Mezzogiorno Europa. Moltissima la polizia dispiegata per presidiare il Palazzo Reale, blindata la Galleria Principe, chiusi tutti gli accessi. Gli agenti in assetto antisommossa e aiutati dalle camionette di ordinanza hanno bloccato il corteo, tra l&#8217;altro non autorizzato, dei giovani universitari, disoccupati, Bros, Carc e centri sociali all&#8217;angolo tra via Toledo e piazza Trieste e Trento. A quel punto finiti in una specie di imbuto i manifestanti non hanno tentato di forzare il blocco, ma hanno gridato slogan contro il presidente della Repubblica e il governo Monti. Alla fine è partito un fitto lancio di ortaggi ed è stato esploso qualche fumogeno colorato che ha messo in agitazione i passanti, ma fortunatamente non ha provocato la reazione dei poliziotti, anche di quelli sporcati da uova e succo pomodoro.</p>
<p>Per alcuni istanti si è temuto il peggio, quando i ragazzi hanno iniziato a urlare “Polizia fascista e assassina”, poi è sembrato che venisse presa la decisione di sciogliere le fila e infatti lo striscione &#8220;We&#8217;ve chosen to fight&#8221; è stato stracciato. Ma la ritirata era solo un tentativo di depistaggio per distrarre i funzionari. In gruppi separati sono invece corsi nei vicoli in salita dello storico quartiere popolare a ridosso di piazza del Plebiscito, innescando una rincorsa dei celerini a tratti quasi comica. I manifestanti sono infatti sbucati per tre volte da tre imbocchi diversi obbligando le forze dell&#8217;ordine a seguirli. Momenti di tensione anche a via Chiaia, la strada dello shopping della Napoli bene. Impossibile però per il residuo della manifestazione riuscire ad aggirare le barriere e tentare il blitz al presidente della repubblica che nel frattempo incontrava i presidenti di Germania e Polonia Joachim Gauck e Bronisaw Komorowski. Così dopo tre ore di manifestazione anche gli irriducibili hanno lasciato la piazza.</p>
<p>*<em>Questo pezzettino di ricostruzione della manifestazione di ieri sarebbe dovuto uscire oggi sul manifesto che purtroppo non è riuscito ad andare in stampa per un gravissimo guasto alle linee telefoniche</em></p>
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		<title>L&#8217;unica ragione, in un libro</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 18:41:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  “La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla”. Mi è [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/11/alfano-ragione-191x300.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-564" src="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/11/alfano-ragione-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a></p>
<p>“<span style="font-size: large">La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla”.</span></p>
<p><span style="font-size: large"><span style="font-family: Times New Roman, serif">Mi è venuto in mente questo scritto di Franco Basaglia appena mi sono immersa ne “L&#8217;unica ragione”, il libro di Enza Alfano edito da Homoscrivens che verrà presentato sabato*. La storia, l&#8217; avrete compreso subito ruota intorno alla malattia mentale, e a quanto l&#8217;infelicità, la follia che tutti ci portiamo dentro, ma esplode solo in alcuni, possa vincolare un intero tessuto familiare. E&#8217; infatti Enza Alfano racconta la vita di tre donne, Lucia, Ines, Tanina, madre, figlia e nonna segnate dalla depressione della prima. Dai suoi tentativi di suicidio, dal “rompersi” in mille pezzi pur di non accettare la fine della storia con un ragazzo all&#8217;università per poi risposarsi con un uomo molto più grande, che approfittandosi della sua condizione economica, mette al mondo Ines. Un romanzo tutto al femminile, ma capace di parlare anche agli uomini, sebbene questi non abbiano ruoli chiave bensì restino satelliti alle scelte di signore fragili ma in grado di colmare i vuoti, oppure carnefici involontari di un destino già scritto. </span></span></p>
<p> <a href="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/11/12889476141.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-570" src="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/11/12889476141-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a></p>
<p><span style="font-size: large"><span style="font-family: Times New Roman, serif">Con mano leggera l&#8217;autrice riesce a dispiegare le diverse sfaccettature di queste vite e anche se a volte può diventare prevedibile, accompagna il lettore fino all&#8217;ultima pagina tutto di un fiato. E&#8217; sicuramente un romanzo d&#8217;amore verso chi è andato troppo lontano senza poter più tornare indietro . In un lasso di tempo che va dal dopoguerra a oggi, mamma e figlia raccontano il loro vissuto emozionale, rappresentando anche la nonna e le sue scelte istintive, spesso catastrofiche, ma coerenti con il personaggio. All&#8217;inizio della narrazione si sfoglia subito la mente di Lucia che desidera morire perché vuole “</span><span style="font-family: Times New Roman, serif"><em>f</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif"><em>inire come tutte le cose che hanno inizio e non sentire più nessuna pressione o angoscia, non desiderare alcuna felicità, annullarmi in un silenzio disteso e bianco come un lenzuolo</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif">”. E&#8217; il giorno in cui ha tentato di lanciarsi dal balcone e la piccola Ines la guarda distesa nel letto chiedendo a se stessa come avrebbe potuto la madre lasciarla, senza nemmeno salutare: “</span><span style="font-family: Times New Roman, serif"><em>Non ci hai pensato a darmi un ultimo bacio prima di volare dal davanzale? Ho chiesto alla mia bambola il perché. Ma la mia bambola oggi è uguale a te, non sa rispondere</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif">”. </span></span></p>
<p><span style="font-size: large"><span style="font-family: Times New Roman, serif"><a href="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/11/violenza.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-566" src="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/11/violenza-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: large">Ines non riuscirà mai a lasciarsi indietro la sua infanzia fatta di indifferenze per sopravvivere e di rassegnazioni per crescere. Lucia subirà la terapia dell&#8217;elettroshock, che come lei stessa descrive in un passo del romanzo: “<em>Non era una via d’uscita dalla malattia come credeva il dottore, come credeva mia madre, piuttosto un accesso più agevole a un mondo di diseredati. I pazzi, i dannati. Un altro attestato, una certificazione di malattia conclamata. Una nuova e più forte emarginazione”. </em></span></span></p>
<p><span style="font-size: large"><span style="font-family: Times New Roman, serif">Poi c&#8217;è Tanina imprigionata in un mondo di regole e protocolli, vittima della sua stessa ipocrisia borghese, ma al tempo stesso roccia e approdo per mamma e figlia. </span><span style="font-family: Times New Roman, serif"><em>“U</em></span><span style="font-family: MinionPro-Regular, serif"><em>na donna particolare. Testarda, insensibile tanto il dolore l’aveva provata. Chi l’avesse guardata solo dall’esterno, senza conoscerla, senza scambiare con lei una parola, se ne sarebbe fatta un’idea completamente diversa per la sua aria frivola, la sua bellezza costruita che la faceva somigliare a una bambola”</em></span><span style="font-family: MinionPro-Regular, serif">. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif"><span style="font-size: large">Così nei diversi capitoli si procede a tentoni, si avanti e si torna indietro nel tempo come un&#8217;altalena, per cercare di scavare nelle ragioni di chi vuole andarsene e viene trattenuto. Alla fine sono tre donne alla ricerca di sé, forse, senza ritrovarsi mai.</span></span></p>
<p align="left">“<span style="font-family: MinionPro-Regular, serif"><span style="font-size: small"><em>Sono una voce dentro una voce un sonno senza risveglio un’immagine</em></span></span></p>
<p align="left"><span style="font-family: MinionPro-Regular, serif"><span style="font-size: small"><em>franta uno specchio bugiardo un’assenza sono senza esistere</em></span></span></p>
<p align="left"><span style="font-family: MinionPro-Regular, serif"><span style="font-size: small"><em>o forse esisto solo perché sono c’è troppo buio troppa luce troppa</em></span></span></p>
<p align="left"><span style="font-family: MinionPro-Regular, serif"><span style="font-size: small"><em>compagnia in così grande solitudine c’è la stessa paura di quando</em></span></span></p>
<p align="left"><span style="font-family: MinionPro-Regular, serif"><span style="font-size: small"><em>sono nata che già soffrivo senza sapere il perché mi sono perduta</em></span></span></p>
<p><em><span style="font-family: MinionPro-Regular, serif"><span style="font-size: small">questa volta lo sento è per sempre”. L&#8217;unica Ragione</span></span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><a name="pagelet_event_details"></a>*Sala Consiliare della Provincia di Napoli (presso S. Maria La Nova)<br />
intervengono con l&#8217;autrice:<br />
Maurizio de Giovanni &#8211; scrittore<br />
Armida Parisi &#8211; giornalista de &#8220;Il Roma&#8221;<br />
Guido Pocobelli Ragosta &#8211; giornalista Rai<br />
modera Aldo Putignano</p>
<p><span style="font-family: MinionPro-Regular, serif"><span style="font-size: small"><strong>VINCENZA ALFANO</strong></span></span><span style="font-family: MinionPro-Regular, serif"><span style="font-size: small">, scrittrice e insegnante, è nata e risiede a Napoli. Dirige le attività dell’Officina della scrittura Homo Scrivens, laboratorio di scrittura creativa, e si occupa di scouting letterario. Ha vinto numerosi concorsi letterari e ha partecipato a numerosi progetti di scrittura collettiva, fra cui l’Enciclopedia degli scrittori inesistenti 2.0 (Homo Scrivens 2012). I suoi precedenti romanzi, Via da lì (Boopen LED 2009) e Fiction (Photocity Edizioni 2011), hanno avuto ampio riscontro della critica e del pubblico.</span></span></p>
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		<title>Morto al km 10 dell&#8217;Asse mediano</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Nov 2012 11:59:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Quanto vale la vita di una persona, che oggi chiamiamo “un nomade” e non un ragazzo di 21 anni e già padre di tre figli? E&#8217; mattina e non si sa molto di più solo che è stato scaricato dai compagni, davanti all&#8217;ospedale San Giuliano, moribondo. Non c&#8217;è stato nemmeno il tempo di intervenire. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/11/3414181580_8f4d9b8dc7_m.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-557" src="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/11/3414181580_8f4d9b8dc7_m.jpg" alt="" width="240" height="135" /></a></p>
<p>Quanto vale la vita di una persona, che oggi chiamiamo “un nomade” e non un ragazzo di 21 anni e già padre di tre figli? E&#8217; mattina e non si sa molto di più solo che è stato scaricato dai compagni, davanti all&#8217;ospedale San Giuliano, moribondo. Non c&#8217;è stato nemmeno il tempo di intervenire. Colpi d&#8217;arma da fuoco, una sparatoria avvenuta poco dopo le 5 con la polizia stradale. Un&#8217;Opel Kadett non si è fermata al posto di blocco, secondo la versione dei poliziotti pare che dall&#8217;autovettura abbiano per primi esploso dei colpi a cui è stato risposto. Spiegano anche che quel gruppo nel veicolo abbia potuto partecipare a una rapina poco prima sulla Strada Statale Telesina presso l&#8217;area di servizio Puglianiello e forse da lì è partita la segnalazione. Ci saranno diverse versioni nel corso della giornata, se ne parlerà, ma non è la dinamica dei fatti ora a essere dirimente. </p>
<p>Il ragazzo abitava nell&#8217;accampamento di Ponte Riccio di Giugliano, la stessa baraccopoli maledetta dove viveva Nicola Sejdovic, ucciso appena 6 mesi fa, nella notte di lunedì 21 maggio, sempre da un colpo di pistola, durante un furto in un bar nell’Agroaversano. Ora forse monterà la protesta dei residenti contro la microcriminalità, contro gli “zingari” che sono una piaga nell&#8217;intolleranza di territori di periferia già martoriati. Eppure può capitare che in una notizia di cronaca vi sia tanta tristezza, perché morire in una sparatoria a 21 anni al km 10 dell&#8217;Asse mediano non è il titolo di un pulp movie</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Legge Marchionne: 19 contro 19</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Oct 2012 14:14:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160;   Eccola pronta la risposta alla Marchionne&#8217;s way mandare in mobilità 19 operai per assumere quelli della Fiom dopo la decisione della Corte d&#8217;Appello di Roma. Niente fair play ma dura reazione come era nell&#8217;aria. Nel fine settimana era girata una lettera tra gli operai contro il reintegro dei colleghi, avevano firmato in circa 1800 sui [...]]]></description>
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<p> <a href="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/10/marchionne01g.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-549" src="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/10/marchionne01g.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a></p>
<p>Eccola pronta la risposta alla Marchionne&#8217;s way mandare in mobilità 19 operai per assumere quelli della Fiom dopo la decisione della Corte d&#8217;Appello di Roma. Niente fair play ma dura reazione come era nell&#8217;aria. Nel fine settimana era girata una lettera tra gli operai contro il reintegro dei colleghi, avevano firmato in circa 1800 sui 2200 in servizio. Non è dunque una bel clima quello che si respira dentro la fabbrica. La Fiat ha diramato la seguente nota:”L&#8217;azienda ha da tempo sottolineato che la sua attuale struttura è sovradimensionata rispetto alla domanda del mercato italiano ed europeo da mesi in forte flessione e che, di conseguenza, ha gia&#8217; dovuto fare ricorso alla cassa integrazione per un totale di venti giorni. Altri dieci sono programmati per fine novembre&#8221;. Ma è fin troppo chiaro che 19 operai non fanno la differenza e chi ha il coraggio di sostenere il contrario o crede che siamo un popolo di ottusi o non ha paura di sembrare una barzelletta. La guerra dei poveri si era già scatenata con i richiami in Fip, meno della metà dei 5mila dipendenti avevano avuto il privilegio di ritornare a lavorare, e tra questi non c&#8217;era nemmeno uno della Fiom né del reparto “confino” di Nola. Al Lingotto e a Marchionne è stato dato tanto e lasciato fare tutto ora sarebbe il caso che intervenisse la politica</p>
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		<title>Così la camorra uccide i suoi figli</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2012 18:44:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  &#160; Quello dei rifiuti tossici è proprio il controsenso per antonomasia degli affari camorristici: avvelenare le terre dove si vive, contaminare i prodotti che si mangiano e uccidere i propri figli. Chi lo farebbe? Chi potrebbe mai perseverare sapendo ormai delle conseguenze letali dello smaltimento illecito? E&#8217; invece è successo un&#8217;altra volta in Terra [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/10/rifiuti_tossici.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-544" src="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/10/rifiuti_tossici-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Quello dei rifiuti tossici è proprio il controsenso per antonomasia degli affari camorristici: avvelenare le terre dove si vive, contaminare i prodotti che si mangiano e uccidere i propri figli. Chi lo farebbe? Chi potrebbe mai perseverare sapendo ormai delle conseguenze letali dello smaltimento illecito? E&#8217; invece è successo un&#8217;altra volta in Terra di lavoro. I contadini usavano materiali inquinanti provenienti anche dal Nord Italia per concimare i terreni e i casalesi facevano i soldi. Un vecchio refrain, una storia senza fine. Così ieri la squadra mobile di Caserta ha sequestrato un terreno agricolo a Trentoda Ducenta dell&#8217;imprenditore Elio Roma, e smascherato un altro business delle ecomafie. Pomodori, broccoli, e ogni tipo di ortaggi delle serre circostanti alle analisi sono state ritrovate contaminate da arsenico, cadmio, idrocarburi pesanti, stagno e di altre sostanze altamente nocive. Tutta frutta e verdure che poi imbustata o ripulita per anni è finita sulle nostre tavole. Le indagini hanno infatti confermato l&#8217;esistenza di un &#8221;cartello&#8221; di aziende del settore smaltimento rifiuti che tra gli anni &#8217;90 e sino ai primi anni del 2000 si sono imposte sul mercato perché in grado di dimezzare i prezzi e gli imprenditori non si sono fatti poi tanti scrupoli, mentre i contadini consapevolmente bruciavano i loro appezzamenti di terra.</p>
<p>Secondo le stime dei periti nominati dalla Procura nel podere sequestrato questa mattina sono stati conferiti almeno 3550 tonnellate di rifiuti industriali fangosi, in un periodo compreso tra marzo e maggio 2003. Una montagna tossica, che per anni ha agito silenziosa.</p>
<p>La scoperta è stata possibile grazie alle dichiarazioni dei pentiti Gaetano Vassallo, Emilio Di Caterino e, più di recente, anche dalle dichiarazioni di Tammaro Diana e Pasquale Di Giovanni. La Coldiretti ha calcolato che il business illecito dei rifiuti sia stimato almeno intorno ai 3miliardi di euro. Ma al di là degli aspetti tecnici quello che lascia senza fiato è sempre il cortocircuito di una società dove i soldi valgono più della vita</p>
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		<title>Aspettando il mister</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2012 12:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  «La mia disposizione è a non candidarmi», e qualcuno per un attimo ci crede davvero, dopo Walter Veltroni ecco un altro pilastro del post Bolognina a scricchiolare. Massimo D&#8217;Alema però immediatamente precisa: «Mi candido solo se me lo chiede il partito. E&#8217; il Pd a decidere, io non mi sono mai candidato». Ma Pierluigi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/10/P1010010.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-540" src="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/10/P1010010-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></div>
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<div>«La mia disposizione è a non candidarmi», e qualcuno per un attimo ci crede davvero, dopo Walter Veltroni ecco un altro pilastro del post Bolognina a scricchiolare. Massimo D&#8217;Alema però immediatamente precisa: «Mi candido solo se me lo chiede il partito. E&#8217; il Pd a decidere, io non mi sono mai candidato». Ma Pierluigi Bersani potrebbe mai lasciarlo fuori se Renzi dovesse perdere? Lo scontro tra le anime del Pd è aperto. E il presidente del Copasir lancia un altro affondo fuori dalla Feltrinelli di Napoli, dove è arrivato per presentare il libro di due senatori, un tempo veltroniani, Giorgio Tonini e Enrico Morando, L&#8217;Italia dei democratici, sottotitolo: «Un nuovo manifesto politico per rilanciare il Pd». Sembra quasi fatto apposta, dopo la bomba lanciata a Che tempo che fa dall&#8217;ex sindaco di Roma, proprio nel giorno in cui Pier Luigi Bersani apriva a Bettole la sua campagna per le primarie.<br />
Nella sala c&#8217;è tensione, un paio di uditori interrompono a più riprese, finché quando inizia a parlare D&#8217;Alema un uomo indispettito si alza in piedi urlando: «Ma voi vi ammoccate (vi bevete, ndr) tutto quello che dicono?». E l&#8217;ex presidente del consiglio, stizzito: «Se si può presentare il libro, altrimenti andiamo a casa». In sala perde la pazienza anche la senatrice Maria Grazia Pagano («Ora basta!), poi è un coro di «vattene provocatore», e l&#8217;amico viene invitato ad alzarsi. «Siamo comunisti facciamo così da 60 anni», scherza qualcuno. Mentre D&#8217;Alema, che non può ascoltare i commenti delle retrovie, riprende il suo consueto aplomb e lancia il secondo attacco: «Nulla è falso come l&#8217;immagine oligarchica del partito che si è data. Questo è proprio un modo di farci del male &#8211; dice pacato &#8211; Io difendo solo la nostra storia che deve avere una dignità propria. Il limite ai mandati fu il secondo punto del programma dell&#8217;uomo qualunque di Giannini. Facciamo argine a questa ondata e dopo me ne vado tranquillo». Quando? «Alla fine delle primarie e prima delle elezioni».<br />
Una promessa, una minaccia? Di sicuro il sindaco di Firenze ha creato una falla nel sistema Pd, le facce dei dirigenti campani sono scure perché lui cavalca l&#8217;ondata dell&#8217;antipolitica. D&#8217;Alema però non è alle prime armi, in questo caso ce l&#8217;ha anche con il segretario, è da Bersani che si aspetterebbe una netta presa di posizione contro la smania rottamatrice del sindaco fiorentino. Ma a chi, al suo arrivo alla Feltrinelli, gli chiede se è d&#8217;accordo con Rosy Bindi, che secondo un retroscena di Repubblica (che però l&#8217;interessata ha voluto smentire) avrebbe proprio detto che «il partito ci deve difendere», D&#8217;Alema risponde: «Assolutamente non sono d&#8217;accordo. Come vedete io sono stato difeso dagli attacchi di Renzi da rettori di molte delle principali università, non dal partito. Non è il partito, sono gli elettori che ci difendono». Un modo per ribadire, insomma, che il vertice del Pd deve battere un colpo.<br />
Non manca un passaggio sul documento firmato da 700 sindaci, intellettuali, imprenditori apparso ieri su una pagina a pagamento dell&#8217;Unità: «Rafforza il mio impegno». Poi, a proposito del passo indietro di Veltroni: «Rispetto le motivazioni personali, non le discuto. Ha usato parole nette sulla barbarie della rottamazione», ma «capiamo con chi viene sostituito chi esce. E&#8217; un modo normale di lavorare collettivamente come si fa in un partito. Questo è un discorso serio, e mi scuso se ne faccio di questi tempi. Non cerco lavoro. Sono responsabile culturale del partito socialista europeo».</div>
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		<title>Cesaro e la decadenza del consiglio</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Oct 2012 17:12:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  “A pensar male si commette peccato, ma spesso si indovina”. Mi dispiace citare Giulio Andreotti per raccontare la parabola del presidente della provincia di Napoli. Eppure non mi viene niente di meglio in riferimento alla decisione del consiglio provinciale che ha decretato nei confronti di Luigi Cesaro una condizione di incompatibilità tra la carica [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/10/luigi_cesaro.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-533" src="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/10/luigi_cesaro-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" /></a></p>
<p>“A pensar male si commette peccato, ma spesso si indovina”. Mi dispiace citare Giulio Andreotti per raccontare la parabola del presidente della provincia di Napoli. Eppure non mi viene niente di meglio in riferimento alla decisione del consiglio provinciale che ha decretato nei confronti di Luigi Cesaro una condizione di incompatibilità tra la carica di presidente e quella di deputato. Una casualità troppo fornutata per non avere un ragionevole dubbio che ci sia del marcio a piazza Matteotti. Proprio il giorno precedente Giggino &#8216;a purpetta, come è stato soprannominato dai suoi stessi amici, aveva infatti espresso la volontà di lasciare la carica per ripresentarsi alle elezioni. Era girata la voce di un&#8217;imminente conferenza stampa, poi il silenzio e il comunicato ufficiale con la scelta di prendere ancora tempo. Oggi abbiamo capito il perché. Chiaro che la scelta conviene a tutti. In questa maniera non viene sciolto il consiglio e l&#8217;ente evita il commissariamento, proseguendo l&#8217;attività fino alla costituzione della città metropolitana a fine 2013, quando sparirà la stessa provincia. Sulle poltrone così restano quegli stessi eletti a cui andava la possibilità di decidere se proporre la decadenza o accettare le dimissioni dell&#8217;amministratore locale, come fatto opportunamente in altri casi (vedi i sindaci di Portici Vincenzo Cuomo di Portici, Giuseppe Galasso di Avellino e Giovanni Pianese di Giugliano).</p>
<p>Le funzioni, ci fanno sapere, passeranno al suo vice, nominato sempre ieri, Antonio Pentangelo, collega di partito che ha rilevato la delega prima data a Ciro Alfano (Udc). Insomma un&#8217;opera di evidente maestria. Ed ecco la cronaca minuto per minuto. La mozione di incompatibilità viene depositata in calcio d&#8217;angolo da Giovanni Belleré, esponente di Fli, gli fanno barriera due compagni di partito contrari, come gli altri rappresentanti dell&#8217;opposizione Pd, Idv e Sel. A sorpresa il consigliere di Fed Giorgio Carcatella, dà la spallata e vota si. Favorevole anche l&#8217;Udc, nonostante la revoca della vice presidenza, che ha però determinato il voto contrario di Ciro Ascione. Alla fine Cesaro ha la meglio e ottiene quello che vuole. Tra dieci giorni si dovrà ripresentare in aula per dire la sua.</p>
<p>Ma perché Giggino a purpetta ha deciso di non terminare il suo mandato? Secondo la tesi alquanto fantasiosa del segretario di Sel Arturo Scotto: “Cesaro, come altri esponenti del Pdl nella nostra regione, pensa a salvare se stesso, forse dai processi, sicuramente dalla rabbia sociale dei cittadini napoletani”. E qua va ricitato Andreotti.</p>
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		<title>Sora Renata e la breccia angioina</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Oct 2012 15:49:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Renata è incontenibile. Forse presa da un delirio di onnipresenza o attirata dalla voglia di far ripartire le stagioni di Desperate Housewife, la serie tv Usa ormai terminata, ha sparso manifesti tutto il Sud con lo slogan “Ora facciamo pulizia”. E non è uno scherzo. Si tratta dei poster usciti il giorno dopo il Polverini [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/10/20121001_polverini_napoli_de_magistris.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-529" src="http://blog.ilmanifesto.it/napolicentrale/files/2012/10/20121001_polverini_napoli_de_magistris-300x161.jpg" alt="" width="300" height="161" /></a></p>
<p>Renata è incontenibile. Forse presa da un delirio di onnipresenza o attirata dalla voglia di far ripartire le stagioni di <em>Desperate Housewife,</em> la serie tv Usa ormai terminata, ha sparso manifesti tutto il Sud con lo slogan “Ora facciamo pulizia”. E non è uno scherzo. Si tratta dei poster usciti il giorno dopo il Polverini show quando in conferenza stampa ha coniato la frase: “Questa gente la mando a casa io”. Deve esserle piaciuta proprio tanto quella trovata, e fiera di sé prima ha tappezzato Roma e poi è scesa giù giù, pare fino a Reggio Calabria. Il sindaco De Magistris si è risentito di vedere la faccia della governatrice al Maschio Angioino e ha detto: “Oltre a essere abusivi sono di cattivo gusto”. Il governatore Caldoro dopo 48 ore dall&#8217;intrusione ancora non ha proferito parola evidentemente perché un po&#8217; “di mariuolo in corpo” ce l&#8217;hanno anche qui. Fatto sta che se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere ricordando la Renata che urla “a zecche ci vediamo dopo” fino in Sicilia. Qualcuno crede che in verità ci sia una svolta ecologista della sora Renata, essendo avanzati diversi rotoli dopo aver impacchettato la capitale sarebbe stato un peccato gettarli a Malagrotta. Eppure se fossi Casini inizierei a preoccuparmi.</p>
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