Thursday 02 September 2010

IL MANIFESTO BLOG
   dal Kurdistan ai Paesi Baschi … passando per Belfast – di Orsola Casagrande
  • Il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) ha annunciato oggi, 13 agosto, un nuovo cessate il fuoco unilaterale. La tregua rimarrà in vigore fino al 20 settembre. In una dichiarazione scritta il PKK sostiene che la tregua unilaterale è stata dichiarata per dare una nuova possibilità alla pace attraverso la costruzione di un processo di pace. Il PKK sostiene che si limiterà ad azioni di difesa, mentre rinuncia ad attaccare l’esercito turco fino al 20 settembre. Nella dichiarazione il Partito Kurdo sostiene anche che questa nuova tregua offre al governo turco un’altra possibilità di lavorare seriamente e in maniera genuina a una soluzione pacifica del conflitto. Nel suo comunicato il PKK chiede anche al governo turco di sospendere le operazioni militari in atto in tutto il Kurdistan. Il PKK chiede anche il rilascio degli oltre 1700 prigionieri politici kurdi. “Il governo turco – si legge ancora nel comunicato – deve elaborare un progetto di coinvolgimento del nostro leader, Abdullah Ocalan, nel processo di pace”. Ancora il comunicato chiede l’abbassamento della soglia elettorale che in Turchia è del 10%.Infine un appello alla comunità internazionale, e in particolare alle Nazioni Unite, perchè giochi un ruolo attivo e costruttivo nel processo di pace.
    Il PKK aveva interrotto la tregua unilaterale che durava da 17 mesi, il 1 giugno di quest’anno. Dal primo giugno oltre 200 persone tra guerriglieri e militari hanno perso la vita in combattimento.

di orsola
pubblicato il 13 agosto 2010
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  • La Confederazione Democratica del Kurdistan (organizzazione del PKK che raccoglie tutte le strutture del Partito dei Lavoratori del Kurdistan) ha annunciato la fine, a partire dal 1 giugno 2010, del cessate il fuoco unilaterale proclamato 13 mesi fa.

    Il KCK, nel suo comunicato sottolinea le responsabilità dello stato turco e del governo dell’AKP che non hanno compiuto i passi necessari alla pace.

    “Nonostante i nostri sforzi per far cessare la violenza – si legge nel comunicato – il governo dell’AKP e lo stato turco hanno continuato a perseguire politiche di eliminazione del movimento di liberazione kurdo”.

    Il PKK e il KCK hanno dichiarato ben 6 tregue unilaterali dal 1993, tutte ignorate da Ankara.

    L’ultimo cessate il fuoco è stato dichiarato dal PKK 13 mesi fa, dopo l’annuncio da parte del leader kurdo Abdullah Ocalan di una sua proposta di pace. Ma quella proposta non ha mai varcato la soglia di Imrali, il carcere di massima sicurezza in cui Ocalan è rinchiuso dal 1999.

    Le operazioni militari contro la guerriglia kurda sono continuati. Secondo l’ala militare del PKK, HPG, le operazioni contro i kurdi sono stati 273.

    Dal 2009 poi la polizia ha condotto una pesante operazione di repressione contro il partito della società democratica (DTP, poi illegalizzato dalla Corte Costituzionale a dicembre) arrestando oltre 1500 membri.

    Il comunicato si conclude accusando l’AKP per “la continuazione di una violenta guerra”.

di orsola
pubblicato il 1 giugno 2010
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  • Una strage. Venti forse i morti. I militari israeliani hanno abbordato il convoglio Freedom Flotilla che si stava dirigendo verso la Striscia di Gaza per portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese che vive in quella prigione a cielo aperto che è Gaza. I pacifisti intendevano forzare il blocco imposto dagli israeliani. Ma i militari di Israele hanno abbordato la nave e hanno sparato. Il numero delle vittime è ancora incerto, ma secondo i volontari a bordo sarebbero almeno 16. Gli israeliani parlano di ‘almeno 4 morti’ e sostengono di aver risposto aprendo il fuoco dopo che  “dalla nave hanno sparato sui commando che stavano salendo a bordo”.  Per le ong si è trattato di un  “assalto illegale in acque internazionali” e le immagini diffuse dalla televisione Al Jazeera e dalla tv turca NTV (la nave batteva bandiera turca ed era partita proprio dalla Turchia. Ndr) sono agghiaccianti. Si vedono gli uomini dei commandi  israeliani armati fino ai denti calarsi nella nave dagli elicotteri, fucili puntati ad altezza d’uomo. Protesta ufficiale di Ankara, che convoca l’ambasciatore. Attaccata l’ambasciata di Israele a Istanbul.

    Vedi il video :

    http://www.youtube.com/watch?v=wExyiIoNndc

di orsola
pubblicato il 31 maggio 2010
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  • Le proteste contro l’impiccagione, domenica scorsa nel carcere di Evin, di cinque detenuti politici (quattro kurdi, tra cui una giovane donna, Sirin Elem Hulu) Ferzad Kemanger, Eli Heyderiyan, Ferhad Wekili, Mehdi Eslamian non accennano a diminuire. Giovedì a fermarsi sono state le città del Kurdistan dell’est, in territorio iraniano. Le città di Sine e Mahabad in particolare sono rimaste deserte: i negozi chiusi, le strade vuote, mentre in tutte le università dell’Iran gli studenti hanno boicottato le lezioni. C’è stato uno sciopero generale che ha paralizzato il Kurdistan iraniano.

    Le strade vuote di Sine

    Il regime iraniano ha decretato lo stato di emergenza a Sine dove ha trasferito megliaia di soldati. E in realtà soltanto soldati e poliziotti si vedevano per le strade. Testimoni hanno riportato che la gente stava protestando nelle case, indossando abiti neri. A mezzogiorno migliaia di giovani si sono riversati per strada e hanno inscenato una manifestazione. La polizia ha attaccato i giovani a Kemerbendi: almeno due sono stati i feriti.

    Anche nella città di Mahabad tutto si è fermato per lo sciopero generale: negozi e mercati sono rimasti chiusi. Alcune banche hanno continuato a lavorare ma la folla ha ‘informato’ i pochi impiegati che era meglio che smettessero di lavorare.

    Si sa di scioperi nelle città di Seqiz, Kamyaran, Qurwe, Bane, Meriwan, Şino, Diwandere, Bokan, Nexede, Bicar and Mako.

    Gli studenti sono scesi in sciopero nell’università di Urmiye e in altri atenei.

    Intanto Teheran si rifiuta da consegnare i corpi alle famiglie dei cinque prigionieri giustiziati domenica 9 maggio 2010.
    I famigliari si sono recati a Teheran per prelevare i corpi, ma le autorità si sono rifiutate di consegnarglieli, dicendo loro che entro dieci giorni sarà annunciato il luogo di sepoltura.
    Oltre al rifiuto le autorità hanno arrestato prima la madre e la sorella di Shirin Alam Hooli, rilasciandole sotto cauzione, poche ore dopo, in seguito hanno arrestato lo zio e il nonno di Shirin.
    Ieri, ci sono inoltre stati tentativi di arrestare tutta la famiglia di Kamangar, davanti alla prigione di Evin. Dopo essere ritornata da Teheran, la famiglia di Kamangar adesso si trova agli arresti domiciliari a Sanandaj.
    Il fratello di Ali Heydarian è stato convocato e minacciato dalle autorità di Sanandaj, inoltre a tutta la famiglia Heydarian è stato vietato di recarsi a raduni o manifestazioni.

di orsola
pubblicato il 15 maggio 2010
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  • Trentadue anni e finalmente i lavoratori della Turchia sono tornati a celebrare il 1 maggio nella piazza Taksim, a Istanbul. Oltre duecentomila persone si sono riversate nella piazza per eccellenza della vecchia Costantinopoli. Una grande festa di popolo, dove le parole d’ordine e gli slogan sono stati strettamente ‘operai’ (no alla disoccupazione, lavoro per tutti) ma anche direttamente collegati al mondo operaio. Grande infatti la richiesta di pace. Al governo dell’AKP i lavoratori kurdi e turchi, armeni, laz, circassi, hanno chiesto pace e dialogo.  Il governo islamico dell’AKP l’anno scorso aveva ripristinato la festa nazionale chiamata dal padre della patria, Mustafa Kemal Ataturk, festa di primavera. Ma ancora l’anno scorso la piazza Taksim è stata vietata ai lavoratori. Quest’anno invece, dopo estenuanti trattative condotte dai sindacati, la celebre Taksim è ritornata in mano ai sindacati e alla gente. “Inadatta a concentrazioni di massa”, così era stata dichiarata Taksim fino a quest’anno. Nel 1977 in occasione del 1 maggio, migliaia di lavoratori vennero attaccati vigliaccamente da uomini armati. I morti furono almeno trentaquattro. Gli assalitori non furono mai presi, ma la piazza venne vietata ai lavoratori.
    Le celebrazioni del 1 maggio in Turchia sono associate, purtroppo, con le immagini della violenza della polizia. In genere si comincia una settimana prima con arresti preventivi: centinaia di persone vengono poste in stato di ferme, dopo raid mirati, a associazioni, gruppi politici, sindacati. La giornata del 1 maggio negli ultimi anni si è conclusa con oltre mille arresti e con pesanti cariche della polizia.
    Aver ottenuto la riapertura di Taksim per i sindacati e per i lavoratori è una grande vittoria. Anche considerato il prezzo pagato, in termini di repressione. Per Suleyman Celebi, presidente della confederazione Disk (il sindacato rivoluzionario) ci sono soprattutto “due ragioni che hanno portato all’apertura di Taksim. Da una parte la lotta dinamica del sindacato, sia a livello nazionale che internazionale. L’altro fattore – aggiunge – è legato alla congiuntura interna del paese, visto che la decisione di aprire Taksim rientra nelle iniziative di democratizzazione e riforma messe in atto dal governo dell’AKP che già guarda alle prossime elezioni generali”. Per Sami Evren, presidente del sindacato del pubblico impiego, Kesk, lotte come quella recentissima dei lavoratori della Tekel, “hanno giocato un ruolo importante anche nella decisione di restituire Taksim ai lavoratori”. Anche per Evren il governo guidato da Recep Tayyip Erdogan ha gli occhi fissi sulle prossime elezioni. Perché non si può nascondere che la crisi economica, la conseguente disoccupazione crescente e le lotte, hanno contribuito a una minor popolarità dell’AKP. La lotta della Tekel è stata per molti versi più che un campanello d’allarme e non solo per il governo. Il paese si è come risvegliato davanti alle immagini quotidiane dei lavoratori della ex fabbrica statale di alcool e tabacco che per due mesi hanno lottato per contrastare i cambiamenti (in peggio, ovviamente) previsti nelle loro condizioni di lavoro.
    Sul legame tra 1 maggio e elezioni punta anche Mustafa Öztaşkın, presidente di Petrol-İş. “In questi otto anni di governo – dice – l’AKP ha cercato di creare questa immagine di partito e governo impegnato a lavorare per la democratizzazione del paese. Ma la maschera – aggiunge – cadeva ogni 1 maggio”.

    vedi una clip qui

di orsola
pubblicato il 2 maggio 2010
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  • Il parlamento turco ha approvato l’emendamento all’articolo 15 della Costituzione, così aprendo la strada al processo dei generali autori del golpe del 12 settembre 1980. L’emendamento è passato con 336 voti a favore e 70 contrari. Non hanno partecipato al voto i kemalisti del CHP, che non sostengono il governo nella sua decisione di cambiare la Costituzione. Nemmeno i kurdi del BDP (che pure erano favorevoli all’emendamento che apre la via al processo dei generali) hanno partecipato al voto, in segno di protesta per il pacchetto di emendamenti che non contiene nulla sulle libertà di kurdi, minoranze e sui diritti umani. L’articolo eliminato dall’emendamento è il numero 15 che regola la “sospensione dell’esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali”. L’articolo 15 era stato aggiunto proprio dai generali golpisti per garantirsi immunità. L’emendamento fa parte del pacchetto che il governo dell’AKP sta facendo votare in parlamento per cambiare la Costituzione.

di orsola
pubblicato il 30 aprile 2010
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  • La Turchia continua a comprare armamenti. Nonostante la crisi economica Ankara ha in programma un nuovo importante acquisto: si tratta della nuova generazione di F-35. In particolare gli aerei da guerra su cui la Turchia ha messo gli occhi (e presto metterà anche i soldi) sono gli F-35 Joint Strike Fighter Lightning II. Gli aerei sono prodotti da un consorzio internazionale guidato dall’americana Lockheed Martin. Il consorzio sta anche preparando 30 nuovi F-16 per le forze armate turche per un valore di poco meno di due miliardi di dollari. Questi F-16 sono previsti come ‘tappabuchi’ in attesa della consegna dei nuovi F-35 prevista per il 2016. In più la Turchia acquisterà circa 30 nuove piattaforme per un valore di 12 miliardi di dollari. Ma la lista della spesa delle forze armate turche non finisce qui. Infatti anche la marina vuole la sua parte e ha già firmato ordini per almeno 7 miliardi di dollari: in produzione nuove fregate, sottomarini.

di orsola
pubblicato il 22 aprile 2010
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  • “La società italiana si mobiliti”. Questo l’appello di Gino Strada, fondatore di Emergency, dopo l’arresto dei tre operatori italiani dell’organizzazione a Lashkargah. Questo blog sottoscrive l’appello di Emergency.

    Guarda l’intervento di Gino Strada qui

    Guarda il video dell’arresto dei tre operatori italiani a Lashkargah (con la presenza di militari dell’Isaf) qui

di orsola
pubblicato il 11 aprile 2010
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  • “La Torino Lyon?  E’ una follia. Una devastazione, un consumo inutile di territorio: va assolutamente impedita. La linea che c’è già è più che sufficiente, va solo rafforzata, e basta. Dietrole grandi opere c’è sempre la mafia. Questo secondo me bisogna assolutamente scoprirlo e svelarlo, perché di fatto lo sappiamo, ormai, che funziona in questo modo. La cosa più importante da svelare, da raccontare alla gente, è che le mafie non potrebbero agire impunemente su questo terreno se non avessero dei collegamenti ormai di fatto formali, continuativi, con ampi settori dell’imprenditoria, della finanza e della politica. Perché senza questo legame sarebbe impossibile portare avanti questo discorso criminoso”. Massimo Carlotto al Valsusa Film Festival.

    qui il video

di orsola
pubblicato il 25 marzo 2010
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  • Il 4 marzo, alle cinque del mattino, gli studi di RojTv, la televisione satellitare kurda, nei pressi di Bruxelles, sono stati perquisiti e devastati. L’operazione di polizia era indirizzata a un presunto ‘reclutamento’ di giovani da inviare in Kurdistan a combattere da parte del PKK.

    Una ventina di persone, tra cui molti giornalisti, sono stati arrestati e portati in questura. Per otto persone, tra cui i leader del Congresso Nazionale del Kurdistan (KNK) è stato confermato l’arresto. L’operazione è stata condotta dalla polizia belga con l’aiuto di agenti turchi. E da quanto sta cominciando a emergere quella del 4 marzo potrebbe essere  la prima operazione ‘ordinata’ dalla triade, il nuovo organismo creato da Turchia, Stati Uniti e Iraq. Una sorta di alleanza che ha come obiettivo l’annientamento del movimento di liberazione kurdo. Tutto questo mentre il PKK continua a osservare il cessate il fuoco unilaterale proclamato a marzo del 2009 e a proporre il dialogo come unica soluzione al conflitto in atto dal 1984.

    In questo video, che non ha bisogno di commenti, l’operazione contro RojTv

di orsola
pubblicato il 6 marzo 2010
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