Nel 2007, in piena rivincita televisiva dell’erotismo sfrenato, dell’appetito feroce delle quarantenni che si lasciano indietro le insicurezze dei loro vent’anni– Sex and the City, Desperate Housewives, Cashmere Mafia, Californication, What About Brian?, Brothers and Sisters, ecc., spuntava nel panorama televisivo un serial nuovissimo ma già collaudato da una stagione di successi: Gossip Girl.Trasmette la serie il canale CW della Warner Brothers, una rete in chiaro che ha prodotto la maggior parte degli ultimi lavori di Aaron Spelling, il guru dietro a Beverly Hills 90210 e Party of five, tutti successi dovuti alla ripetizione di formule vincenti, come le favole che i bambini amano sentirsi raccontare più e più volte sempre uguali.
Gossip Girl è un pastiche di vecchie favole e moderne tecniche narrative. Il tipo di vicende narrate in questa serie, gli intrecci che si stringono e si allentano, gli amori che diventano odio o rancore, le vendette e le finzioni rimandano alla tecnica propria delle telenovelas o delle soap, tutti prodotti da daytime, quando le casalinghe usano la televisione come strumento di compagnia durante i lavori domestici. L’impianto generale delle puntate, invece, e i sofisticati mezzi di ripresa, illuminazione, scenografia e costumi, in Gossip Girl sono quelli dei telefilm da primetime, la nostra prima serata. Alcune serie hanno seguito questo stesso percorso: con l’intento di stupire l’audience con plateali colpi di scena, deus ex machina e segreti inconfessabili, le principali emittenti hanno trasferito contenuti da daytime, in prodotti da primetime. Senza perifrasi e senza remore gli autori hanno dichiarato subito che il serial non vuole raccontare storie, ma di bisbigliare gossip, un’esca irresistibile per un pubblico ormai abituato ai reality e alle trasmissioni-verità. Così come negli ideogrammi cinesi il pettegolezzo si scrive disegnando due figurine femminili sotto uno stesso tetto, anche nella nostra cultura sono le donne a trasmettere informazioni tra il vero e il falso nell’intimità delle loro case. Gossip Girl però vuole essere un’opera moderna e dunque ha sostituito la trasmissione di informazioni dall’interno delle case alla comunità pubblica del sito web. Le vicende vengono narrate da una misteriosa voce femminile autrice del sito che dà il nome al telefilm e la voce è quella di Kristen Bell, forse l’attrice televisiva più straordinaria della sua generazione (in questa clip la sua notevole interpretazione nella serie Deadwood). Tuttavia la voce fuori campo (come in Sex and the City, Desperate Housewives e lo stesso Gossip Girl) ha un ruolo cruciale, collegando le varie parti della narrazione che, a volte per incapacità degli autori, resterebbero scollate dal resto della trama. Inoltre, la voce fuori campo ha anche la funzione di introdurre una sorta di mistero, una caccia al tesoro per scoprirne l’identità.
In un episodio di CSI, una guest star dice: “Siete tutti giovani, fotogenici e scienziati. Se ne potrebbe trarre un telefilm di successo…” La ricetta di Gossip Girl è più o meno la stessa, e al telefilm è concesso di affrontare qualsiasi argomento, purché i protagonisti siano belli e facciano parte della “nobiltà” degli Stati Uniti. Molto prima della dinastia Kennedy ci sono stati i pionieri, gli avventurieri che si sono arricchiti nella corsa al petrolio, alla terra, alla proprietà solida della “roba”; quindi ci sono stati gli europei ricchi che hanno finanziato le ferrovie e messo in piedi la borsa di New York, immigrati di lusso, importazioni a 24 carati approdati agli Stati Uniti da qualche bosco scuro e fecondo della vecchia Europa. La radice dell’American Dream è tutta qui: la possibilità di passare di censo, di casta, di posizione sociale nel trasferirsi da un continente all’altro. In Gossip Girl ci sono tutti gli elementi base per farne una favola americana, mescolati come in una ricetta sapiente.
Più bassi e primordiali sono gli istinti, maggiore sarà il successo di pubblico della serie. Le storie narrate, infatti, rimangono ancorate a paradigmi eterni della narrativa occidentale e, come è accaduto al mito di Edipo – padre di ogni telenovela – anche Gossip Girl finisce per raccontare ancora una volta la favola conosciuta, e per questo apprezzata anche nelle sue parti più spinose. Si fa un gran parlare della spregiudicatezza sessuale di questa serie, tuttavia non è mai andata incontro a censura perché qui l’erotismo non si mostra nel candido tremare della perdita della verginità, piuttosto il sesso, anche omosessuale, il tradimento sessuale e la ninfomania sono raccontati all’interno della favola di Cenerentola. Dove c’è il ricco non può mancare il povero e l’unico ammodernamento alla vecchia favola apportato da Gossip Girl è la trasposizione di Cenerentola in un Cenerentolo.
E’ un breviario per essere ricchi e chic e, per estensione, giovani e belli. Ricetta diabolica irrinunciabile, ipnotica, come il leit motiv d’apertura recitato dalla voce di Kristen: “You know you love me…”
Voto: D-
pubblicato il 18 maggio 2011
Tag: aaron spelling, american dream, beverly hills 90210, blair waldorf, brothers and sisters, californication, cashmere mafia, cenerentola, desperate housewives, favole metropolitane, gossip girl, kristen bell, new york, party of five, segreti di famiglia, serena van der woodsen, sex and the city, what about brian, you know you love me
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8 Commenti a “Gossip girl – Cenerentola in visone”
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20 maggio 2011 alle 20:01
Articolo di una noia mortale.
21 maggio 2011 alle 16:11
E’ un modo come un altro di limitare la sovrappopolazione.
21 maggio 2011 alle 17:34
Nefeli,
io trovo i tuoi articoli molto particolari. Non sono un’esperta di telefilm, figurati che da un paio d’anni vivo senza accendere la tv, ma quando leggo le tue recensioni un po’ la tv mi manca. Insomma, stimoli la mia curiosità… E una recensione dovrebbe fare proprio questo, credo, stimolare la curiosità. Ma io non sono un’esperta quindi il mio parere conta poco, pochissimo…
Continuerò a leggerti quando avrò tempo anche perché il tuo stile di scrittura mi piace molto. Ciao!
21 maggio 2011 alle 17:47
E’ strano ed emozionante essere letti da chi non conosce l’oggetto dello scrivere. Grazie, il commento mi ha davvero colpito!
29 maggio 2011 alle 22:13
…Concordo pienamente con le parole di Titti. complimenti
29 maggio 2011 alle 22:21
Grazie anche a te. Una compositrice che legge il mio blog! Emozione…
8 ottobre 2011 alle 06:02
particolari. Non sono un’esperta di telefilm, figurati che da un paio d’anni vivo senza accendere la tv, ma quando leggo le tue recensioni un po’ la
8 ottobre 2011 alle 06:03
un’esperta di telefilm, figurati che da un paio d’anni