La legalizzazione della marijuana proposta dal governo di José Mujica in Uruguay apre un’interessante controtendenza nella guerra alla droga e spezza il fronte costoso quanto inefficace del proibizionismo.
Il progetto di legge, che verrà presentato al Parlamento nei prossimi giorni e fa parte di un piano generale contro la violenza, prevede che sia lo stato a farsi carico della coltivazione e della vendita (controllata) della cannabis indica.
Secondo il vicepresidente Danilo Astori, “la proposta ha la finalità di limitare il consumo di pasta base di cocaina, una sostanza criminogena e dannosissima per la salute.”
“Lo stato avrà il monopolio di produzione, distribuzione e vendita dell’erba”, ha precisato il presidente Mujica, “così come il controllo di qualità, quantità e prezzo.”
La legalizzazione della marijuana introduce una nuova dinamica nella lotta alle droghe e fa dell’Uruguay il primo paese latinoamericano che ripudia le fallimentari politiche proibizioniste. Il ministro della difesa Eleuterio Fernández è stato chiaro:“Pensiamo che la proibizione di certe droghe sta creando più problemi alla società che la stessa droga.”
Il ministro, che stima in 75 milioni di dollari il mercato annuale della marijuana nel paese, ha annunciato che l’Uruguay, oltre a difendere la legalizzazione in tutti i fori internazionali, “chiederà la fine del proibizionismo iniziato nel 1971 per un’erronea decisione del presidente Nixon, che ha provocato tutto questo disastro, dichiarando una guerra che è stata vinta dai narcos.”
Secondo un’inchiesta del maggio scorso, in Uruguay l’8,3 per cento della popolazione – 3,2 milioni di abitanti – ha fumato erba nell’ultimo anno.
pubblicato il 22 giugno 2012
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Un Commento a “Segnali di fumo”
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24 giugno 2012 alle 01:27
W l’Uruguay! Finalmente qualcuno che fa qualcosa di sensato sull’erba!
Bravi! Finiamola con questa ipocrisia che permette d’inondare il mercato di porcherie che son ben più dannose dell’erba e che permettono alle mafie di arricchirsi.
Legalizzatela!
La proibizione della marijuana è un atto criminale che solo una classe dirigente ottusa o corrotta può considerare come ragionevole e legittima.
La sola strada praticabile è quella della legalizzazione e dell’autoconsumo (entro certi limiti),