Wednesday 16 May 2012

IL MANIFESTO BLOG
   blog sociale a cura di Angelo Mastrandrea
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  • Lunedì 29 novembre 2010, dalle ore 14 inaugurazione sul tetto della facoltà di architettura di
    piazza borghese a Roma della nuova "piazza dell'Università libera,
    pubblica e aperta".
    
    L'università, la ricerca, la cultura, lo spettacolo
    e la comunicazione saranno uniti per difendere un'espressione libera e
    democratica, il diritto di tutti ad un'istruzione pubblica contro i
    tagli alla ricerca, alla formazione e al mondo della cultura e dello
    spettacolo.
    
    Vi invitamo a partecipare alla prima giornata in difesa
    dell'università pubblica, della ricerca e della cultura.
    
    Hanno aderito
    sino ad ora: Antonello Venditti, Michele Mirabella (ANART), Ulderico
    Pesce, Alessandro Rossetti (ANAC), Franco Piersanti, Letizia
    Compatangelo (ASST), Roberto Faenza, Stefano Rulli (100 autori), Nicola
    Piovani, Benedetta Buccellato (APTI), Giovanni Arnone (MOVEM 09),
    Susanna Conti (Rete Ricerca Pubblica), Simona Marchini, Silvano Conti,
    Tommaso Fuffaro (articolo 21), Percussionisti Accademia Santa Cecilia,
    Giovanna Marini, Enrico Capuano, Curzio Maltese, Stefania Montorsi, Nino
    Crescenti, con contributi scritti di Giorgio Parisi, Ascanio Celestini,
    Massimo Carlotto
    
    Quelli del tetto di Piazza Borghese
di angelo mastrandrea
pubblicato il 28 novembre 2010
| 2 Commenti »


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  • Arroganza, speculazione, corruzione, autoritarismo contro le popolazioni e oltraggio criminale al territorio. Questo è quanto imposto, negli ultimi vent’anni, dalle istituzioni nazionali e locali sul problema rifiuti in Campania, trasformato in un affare per pochi, e una tragedia infinita per la maggioranza dei cittadini, innanzitutto per coloro costretti a convivere con discariche e inceneritori e  per gli ignari consumatori di acqua, aria e prodotti agricoli avvelenati. I disastri fatti in Campania hanno precise responsabilità politiche.
    Da un lato, l’attuale Governo, per garantire il “miracolo” ha utilizzato  la solita ricetta fatta di “discariche e inceneritori” e attraverso Leggi speciali, la militarizzazione dei territori facendo mancare sia le risorse per le cosiddette compensazioni ambientali ai comuni campani che ospitano impianti per il trattamento dei rifiuti, sia quelle per finanziare la raccolta differenziata. Dall’altro la totale incapacità di molte istituzioni locali di gestire in maniera adeguata l’intero ciclo dei rifiuti ha prodotto lo scempio al quale oggi tutto il mondo assiste.
    Chi si oppone a questi disastri, difendendo il diritto alla vita e agli spazi ancora esistenti di democrazia e verità, pur forte dell’appoggio delle comunità locali, soffre, oltre che di una repressione violenta, anche dell’isolamento dovuto al controllo dell’informazione da parte delle stesse forze di governo che spargono bugie per insinuare il sospetto che dietro i manifestanti vi siano chissà quali sovversivi e quella stessa camorra che ha tratto i veri vantaggi dalle scelte politiche fin qui fatte. Le molteplici iniziative dei movimenti civici napoletani e campani che hanno visto una grande partecipazione delle popolazioni locali, hanno indicato più volte e con precisione e competenza la strada per superare l’emergenza rifiuti in modo definitivo.

    Ciò nonostante la paralisi delle istituzioni locali e l’attivismo aggressivo e militare del governo ha peggiorato la situazione senza realizzare alcun risultato tangibile e permanente sul problema. Deve essere chiaro: l’unico modo per uscire dall’emergenza è realizzare la raccolta differenziata ! E’ necessario, allora, rilanciare la mobilitazione per dare nuova forza a questo patrimonio di democrazia e cultura. Proponiamo di uscire da questo isolamento organizzando insieme ai comitati locali di difesa del territorio e della salute, alle forze sociali, sindacali e politiche che si oppongono all’erosione della democrazia e ai reiterati attacchi alla vita e alla dignità dei cittadini campani, una grande manifestazione nazionale nella città di Napoli per sostenere con forza l’abrogazione della legge 123/2008 e l’approvazione di un nuovo piano rifiuti fondato esclusivamente sul raggiungimento dei seguenti obiettivi: riduzione della produzione dei rifiuti, raccolta differenziata, realizzazione di un numero sufficiente di impianti di compostaggio per il trattamento della frazione organica. Ma proponiamo anche, perché ci sembra assolutamente necessario, un confronto tra le Istituzioni e le comunità locali per stringere un patto di responsabilità territoriale.

    Primi firmatari: Sergio D’Angelo, Andrea Morniroli, Ornella De Zordo, Cristiano Lucchi, Guido Piccoli, Domenico Fininguerra, Claudio Giorno, Tonino Perna, Chiara Sasso, Guido Viale, Marco Boschini, Angelo Mastrandrea, Pierluigi Sullo.
    Per sottoscrivere l’appello: www.campolibero.it

di angelo mastrandrea
pubblicato il 20 novembre 2010
| Nessun commento »


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  • Francesco, Alessandro e Dario Sucameli
    In questi giorni si celebra il 18° anniversario della morte di Paolo
    Borsellino e decidiamo di onorare la sua memoria, quali figli di un
    imputato per mafia, testimoniando la nostra indignazione per lo
    scempio che del nostro nome ha fatto nostro padre e chiedendo scusa a
    quanti sono stati direttamente o indirettamente colpiti dalla sua
    azione criminosa. Questo noi facciamo per dimostrare che la verità
    rende liberi; che l’amore e la testimonianza di uomini giusti sono in
    grado persino di rompere le barriere dell’omertà e il muro di quel
    marcio e malinteso senso dell’onore e della famiglia che tanto e tutto
    giustifica.
    E in primo luogo chiediamo scusa ai cittadini mazaresi, quelli onesti,
    che ogni mattina sperimentano la fatica di una vita dignitosa, senza
    padroni né padrini. Ecco, noi vogliamo dire a tutti che l’esempio di
    uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ci ha reso capaci di
    riconoscere ancora l’onore e la dignità vera di una vita vissuta
    onestamente, di superare l’equivoco della solidarietà familiare e
    chiamare le cose con il loro nome: mafia. E scusate se con l’occasione
    vogliamo ricordare l’esempio di uomini miti e giusti, ma a voi tutti
    sconosciuti, quali sono stati i nostri nonni Francesco e Giuseppe che
    oggi non ci sono più e che rimangono il vero senso della nostra
    origine e che ci danno la forza di tenere la testa alta e di lottare
    per riabilitare il nostro nome. Sappiamo, facendo questo, di
    rappresentare anche la voce di altri nostri cari, che per pudore
    mantengono il riserbo e che vivono in mestizia il dolore per tanta
    vergogna. Chiediamo ancora scusa a tutti per lui: la mafia è solo una
    "montagna di merda"... anche quella che incontrate ogni giorno dentro
    il bar e sorridente vi invita a condividere un caffè, con quella
    sconvolgente normalità del male che avvolge la quotidianità della
    nostra terra. Voglia essere questo il nostro piccolo contributo di
    testimonianza e di resistenza alla Sicilia onesta. Grazie Paolo,
    grazie Giovanni: gli unici uomini d’onore che riconosciamo.
    
    L’uomo che Francesco, Alessandro e Dario non nominano mai è il padre:
    Pino Sucameli, architetto, 62 anni, fino al maggio 2007 insospettabile
    dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Mazara. Accusato d’aver
    favorito la latitanza di due boss mafiosi, si scoprì che aveva
    partecipato anche al summit organizzato dal capomafia Mariano Agate,
    presente anche Totò Riina, in cui si definì la strategia stragista di
    Cosa Nostra. Coinvolto nel filone mafia-massoneria, condannato anche
    per lo scandalo eolico di Mazara e per traffico internazionale per
    droga, è attualmente detenuto.
di angelo mastrandrea
pubblicato il 28 luglio 2010
| 7 Commenti »


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  • Sono passati pochi giorni dalle condanne in primo grado e in appello con cui il tribunale di Genova ha riconosciuto la colpevolezza degli alti funzionari e dell’allora capo della polizia, a vario titolo, per quei tragici avvenimenti. I condannati per i fatti della scuola Diaz, per il massacro, i pestaggi e la costruzione delle prove false contro le vittime, ricoprono a tutt’oggi incarichi delicatissimi nell’ambito della direzione effettiva degli apparati della polizia di stato e dei servizi segreti. Nonostante le condanne questi signori continuano ad esercitare le loro funzioni, e anzi, godono di protezioni trasversali della politica così evidenti, tanto da farli apparire come degli “intoccabili”, diversi da tutti davanti alla legge. Sempre in questo periodo il Generale dei carabinieri Giampaolo Ganzer, comandante del Ros ( Raggruppamento Operativo Speciale), protagonista nel dopo Genova nell’orchestrare inchieste ed arresti nei confronti degli attivisti politici di movimento, è stato condannato a Milano a quattordici anni di carcere per “associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga” ed altri reati. Anche lui, come se nulla fosse, è ancora a dirigere le “operazioni speciali” dell’Arma. Molti altri casi in questi anni, ci parlano di reati pesantissimi, fino all’omicidio, alle sevizie e alle torture, all’abuso sessuale e al ricatto, alla morte in mare di migranti tra cui bambini, in cui sono coinvolti i tutori dell’ordine. Genova è sicuramente il simbolo di dove si può arrivare se si costruisce l’idea di una totale impunità attorno ad azioni compiute indossando una divisa. Noi crediamo che bisogna dire basta. Quando militari, polizia e carabinieri, che hanno il potere di decidere sulla libertà e sulla vita della cittadinanza, godono di impunità invece che di maggiori controlli e attenzione, allora l’ombra autoritaria e fascista di un regime si delinea nettamente, rischiando di oscurare ogni cosa. Noi facciamo appello a tutti affinchè vi siano interventi amministrativi e legislativi perché:
    1. gli appartenenti a forze dell’ordine e forze armate, inquisiti per reati riguardanti le loro funzioni, vengano destinati ad altre funzioni non operative in attesa degli esiti processuali;
    2. in caso di condanna in primo grado vengano immediatamente sospesi;
    3. in caso di condanna definitiva vengano dimessi da ogni incarico.
    Rivolgiamo un appello a tutti inoltre affinchè si giunga alle immediate dimissioni dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro e dei vertici della polizia condannati a Genova, ed inoltre dell’allontanamento da ogni funzione del Generale dei Carabinieri Gianpaolo Ganzer, in virtù dei gravissimi reati di cui sono stati protagonisti e delle enormi conseguenze che essi hanno provocato.
    Attraverso la nostra presa di parola vogliamo dare un senso all’indignazione profonda che non può che assalire ogni persona per bene di fronte a questa vergogna.

    Sottoscrivi la petizione su:
    iolidimetto@globalproject.info
    Raccogli le firme anche tu richiedendo copia dell’appello.

di angelo mastrandrea
pubblicato il 21 luglio 2010
| 5 Commenti »


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  • LETTERA APERTA AL CARDINALE SEPE

    Signor cardinale,

    io non sono tra quelli che, come ha fatto il portavoce del Vaticano che ha parlato di una gestione attuale dei beni della Congregazione, di cui lei è stato Prefetto, “diversa dalla precedente”, scaricano su di lei ogni responsabilità delle scelte poco chiare che oggi emergono nelle varie inchieste della magistratura.

    Lei oggi è alla ribalta della cronaca per una vicenda che non fa onore alla nostra Chiesa. Una vicenda sulla quale non spetta certamente a me – né a nessun altro che non sia la magistratura – emettere un verdetto anticipato, ma rispetto alla quale, però, mi sento nel pieno diritto di fare e suggerire alcune riflessioni.

    Voglio partire – e fermarmi – dalla presunzione della sua innocenza.

    In questo momento lei ha su di sé i riflettori accesi e l’attenzione di stampa e televisione. Da innocente, quale occasione migliore per rendere, di fronte ai molti milioni di persone che la ascoltano e la guardano, un’autentica testimonianza cristiana, un messaggio chiaramente diverso da quello che molti inquisiti potenti hanno mandato in questi anni.

    Lei è un cardinale, un “cardine” su cui poggia la Chiesa, uno dei prescelti a testimoniare fino all’estremo, fino al sangue, che il rosso porpora della sua veste le ricorda continuamente; è uno dei prìncipi della Chiesa e essere principe nella Chiesa è diverso da essere potenti nel mondo, è essere uno dei prìncipi di quel re, Gesù Cristo, che si è lasciato processare dagli uomini come l’ultimo dei delinquenti. Ma tutto questo non devo essere io a ricordarglielo.

    Sono certo che lei non si difenderà “egoisticamente” gettando facile discredito su magistrati inquirenti e giornalisti, come solitamente fanno i potenti; e sono certo che lei non si difenderà abusando della sua posizione e del ruolo che ricopre.

    Alcuni anni fa, quando lei era stato scelto da papa Giovanni Paolo II per preparare il Giubileo del 2000, e cominciavano ad essere evidenti le contraddizioni e gli sprechi che si stavano manifestando nella preparazione di quell’evento, le scrissi una lettera, ripresa da alcuni giornali, per ricordarle la condizione di precarietà di ogni povero. Con la mia Comunità parrocchiale stavo riflettendo in modo sofferto sulle contraddizioni del Giubileo, quando un vecchio, che leggeva da un quotidiano le notizie che si rincorrevano in quei giorni, sui finanziamenti sproporzionati per il Giubileo, sorridendo mi chieste cosa ne pensassi; di fronte ai miei imbarazzati giri di parole per dipingere luci ed ombre di un fenomeno che, da esclusivamente religioso quale dovrebbe essere, stava diventando troppo economico, mi ricordò un detto delle nostre zone che forse anche Lei conosce: “Scialate puttane che sta arrivando il Giubileo”. Il grande appuntamento del 2000 stava cominciando a prendere la mano degli organizzatori e, nello stesso tempo, a sfuggirvi di mano. Dietro l’imponente macchina messa in moto si intravedeva, purtroppo, la grande tentazione farisaica dell’esteriorità.

    Il Grande Giubileo stava diventando un grande circo, sempre più simile alle olimpiadi o ai mondiali di calcio, ma di ben più grandi proporzioni. Era diventato un treno sul quale chiunque aveva la possibilità di gestire qualcosa stava cercando di salire, non importava se con urti e spintoni, non importava a cosa fossero davvero finalizzati i progetti e quale ne fosse l’utilità e la qualità.

    Oggi i nodi vengono al pettine. Spero sinceramente che la sua posizione giudiziaria venga chiarita senza ulteriori conseguenze e che lei risulti estraneo alla corruzione e ad altri reati. Credo, comunque, che questa triste vicenda vada vista come provvidenziale e sia lo stimolo per lanciare nella Chiesa, semmai a partire da lei, una approfondita riflessione sul giusto rapporto che deve intercorrere tra i vertici della Chiesa e quelli civili, tra i vescovi e i potenti, tra il Vaticano e i potentati economici e finanziari, tra i beni terreni che la Chiesa gestisce e i poveri, soprattutto in un tempo di crisi economica globale che l’umanità sta subendo.

    Approfittiamo per liberarci dalla frenesia delle cose inutili che ci fanno perdere di vista quelle davvero necessarie; approfittiamo per riconciliarci con la terra, che non deve più essere oggetto di sfruttamento, e con gli uomini e le donne che la abitano, che non devono essere più sfruttati. “Spalancate le porte a Cristo” è stato lo slogan dell’ultimo Giubileo: spalanchiamo le porte ai poveri cristi; spalanchiamo, ad esempio, le porte delle case di proprietà della Chiesa, e lasciamoci entrare i tanti, i troppi senzatetto.

    Spalanchiamo le porte delle favelas e di tutte le periferie, delle case di cartone dei barboni, dei campi profughi, dei reparti d’ospedale dove chiudono i loro giorni i malati terminali, delle celle dei prigionieri politici, delle case dei disoccupati e degli sfruttati, di ogni luogo dove è vivo il dolore e troppo debole la speranza. Porte attraverso cui poter entrare, porte attraverso cui qualcuno, grazie anche a noi, potrà finalmente uscire.

    Se, anziché queste porte, permetteremo ancora che si aprano le porte delle banche, degli uffici dei progettisti e delle mega imprese, dei burocrati, dei politicanti e degli affaristi, se lasceremo che si aprano ancora di più le porte dei ricchi, allora le porte di Dio resteranno davvero chiuse, soprattutto per noi!

    Con cristiana franchezza

    don Vitaliano Della Sala

di angelo mastrandrea
pubblicato il 21 giugno 2010
| 5 Commenti »


in varie
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  • Tonio dell’Olio
    Al primo posto c’è UBI Banca (Unione Banche Italiane) che nel 2009 ha
    impegnato 1 miliardo e 231 milioni di euro per conto delle industrie
    italiane che hanno esportato armi nel mondo. D’altra parte Pietro
    Gussalli Beretta, vicepresidente di Beretta Holding Spa, la principale
    azienda italiana e leader mondiale nella produzione di armi leggere,
    siede nel CdA di UBI Banca. È il primo dato che salta agli occhi nella
    relazione annuale della Presidenza del Consiglio sul commercio delle
    armi made in Italy. È bene saperlo perché qualcuno potrebbe sempre
    decidere di non depositare i propri risparmi nelle banche che
    finanziano il commercio di armi. Da anni Mosaico di pace, Nigrizia e
    Missione Oggi hanno dato vita a una campagna ad hoc chiamata Banche
    Armate. L’idea è di diventare “risparmiaTTori” decidendo come
    investire i propri soldi. Alla UBI seguono la Deutsche Bank con 913
    milioni di euro, il gruppo italo-francese BNL-BNP Paribas che ha
    movimentato 904 milioni di euro. A seguire circa 20 banche, sia
    italiane che estere, con importi assai inferiori. Fra gli istituti
    italiani il gruppo Intesa San Paolo con 186 milioni (a cui però
    andrebbero aggiunti anche i 47 milioni della Cassa di Risparmio di La
    Spezia, facente parte dello stesso gruppo) e Unicredit con 146
    milioni.
    Per la relazione più dettagliata, visitare il sito www.banchearmate.it
    Per investimenti etici, visitare la propria coscienza.

di angelo mastrandrea
pubblicato il 20 maggio 2010
| 1 Commento »


in varie
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  • Comitato verità e giustizia per Genova
    Apprendiamo con piacere che il ministero degli Interni ha intenzione di
    costituirsi parte civile nel processo che probabilmente seguirà la vicenda di
    Stefano Gugliotta, il cittadino picchiato e arrestato senza motivo a Roma da alcuni agenti.
    Ci pare che sia una scelta responsabile: non c’è niente di più odioso, in una
    democrazia, delle violenze perpetrate contro cittadini inermi da parte di
    uomini in divisa.

    Domandiamo però all’attuale ministro degli Interni e ai suoi
    predecessori, perché non si sia fatto altrettanto nel caso dei processi seguiti
    al G8 di Genova: nella scuola Diaz furono pestate e arrestate arbitrariamente
    quasi cento persone; nella caserma di Bolzaneto decine di detenuti furono
    maltrattati. Decine di agenti sono già stati condannati nei processi che si
    sono svolti a Genova (per Bolzaneto anche in secondo grado), eppure il Viminale
    non si è costituito parte civile e non ha neppure preso le distanze da quelle
    violenze e tanto meno chiesto scusa alle vittime dirette e ai cittadini.

    Gli imputati di grado più alto sono stati addirittura promossi e
    nessuno dei condannati è stato rimosso o sottoposto a provvedimenti
    disciplinari. Quali sono le ragioni di questa incoerenza? Perché si sono
    tollerate e coperte le violenze del G8 di Genova?

    La verità è che lo stato italiano non è stato capace di garantire la priorità dei diritti costituzionali
    rispetto alle pretese e alle carriere di alcuni alti funzionari, contribuendo
    così a creare quel clima di violenza e di impunità che conduce a episodi come
    quello avvenuto a Roma ai danni di Stefano Gugliotta (l’elenco è purtroppo
    molto lungo). La costituzione di parte civile annunciata dal Viminale sarà solo
    una foglia di fico, che non potrà coprire le vergogne accumulate in questi
    anni, se non sarà avviata un’autentica operazione-verità all’interno delle
    forze di polizia: la condanna degli abusi dev’essere netta e completa, il
    ricambio ai vertici dev’essere radicale, un riforma complessiva che porti
    trasparenza nelle forze di sicurezza dev’essere messa in cantiere. Sta
    diventando un’esigenza vitale per la nostra democrazia.

di angelo mastrandrea
pubblicato il 13 maggio 2010
| 4 Commenti »


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  • Laboratorio Insurgencia
    Da diverse settimane stiamo lavorando con i rappresentanti stranieri della delegazione di europarlamentari che da oggi visiteranno i siti di smaltimento dei rifiuti in Campania a seguito di numerose petizioni indirizzate proprio a Bruxelles.
    In particolare sia con l’onorevole Merkies sia con l’onorevole Auken abbiamo avuto modo in queste settimana di inviare una corposa documentazione per raccontare lo scandalo del piano rifiuti e la vicenda della discarica di Chiaiano, in particolare il dramma legato ai danni riportati a causa dell’attivita’ della discarica.
    Danni alle abitazioni, danni alle strade, nessun controllo sulla qualita’ di acqua e aria. L’assenza totale dei controlli previsti dal 2008.
    Oggi è andata in scena l’ennesima vergognosa farsa !
    Intorno alle ore 13:30 i cittadini del Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano si sono recati come previsto all’ingresso della discarica. Ad attenderli quasi un centinaio di Carabinieri pronti a sbarrare la strada. Uno schieramento di forze senza nessuna giustificazione plausibile visto che la visita della commissione era stata richiesta proprio dai cittadini. Ad allarmare le forze dell’ordine e soprattutto l’esercito e’ stata la richiesta della delegazione europea di incontrare i sindaci di Marano e Mugnano ed il Presidio permanente per discutere con loro e visitare insieme la discarica. Sotto una pioggia battente la democrazia italiana ha dimostrato ancora una volta il suo vero volto. Dopo esserci rifugiati dalla pioggia all’interno di una struttura in prossimita’ della discarica, veniva impedito ai giornalisti sia delle Tv tra cui la Rai sia delle testate giornalistiche di poter partecipare all a visita ed all’incontro. Una situazione incredibile con i sindaci ed i cittadini tenuti chiusi in una toilette della struttura, la delegazione europea incredula che non comprendeva chi impedisse l’accesso ai giornalisti, e gli stessi tenuti fuori da un cordone di militari dell’esercito. A chiarire lo scenario c’ha pensato il generale Morelli che si e’ assunto la responsabilita’ di impedire l’accesso ai giornalisti tra le proteste dei deputati europei. L’onorevole Auken, danese del gruppo dei Verdi ha dichiarato l’assurdita’ di uno stato dove i militari tengono le pubbliche relazioni, denunciando l’assoluta mancanza di trasparenza nella visita. L’onorevole Merkies ha voluto incontrare i cittadini ed i sindaci con il resto della delegazione europea denunciando la loro indignazione per l’assoluta mancanza di democrazia con cui si sta svolgendo la visita. I Sindaci ed i cittadini sono stati poi invitati a lasciare l’area dai militari dell’esercito guidati dal generale Morelli. La visita dunque si e’ svolta senza i cittadini che avevano firmato la petizione, senza la stampa e senza i sindaci della zona. Una situazione vergognosa.
di angelo mastrandrea
pubblicato il 28 aprile 2010
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  • Tonio Dall'Olio
    È partita la raccolta di firme per il referendum contro la
    privatizzazione dell’acqua. Un bene comune essenziale per la vita di
    ogni essere vivente. “La sacralità dell’acqua è da sempre sinonimo di
    vita” ha ribadito Alex Zanotelli, missionario comboniano e direttore
    di Mosaico di pace, da sempre impegnato nella battaglia contro la
    privatizzazione dell’acqua. “Anche in prospettiva di risorse idriche
    che andranno sempre più scarseggiando, è vitale intraprendere una
    rivoluzione culturale, etica e morale nella gestione di un bene
    inalienabile e comune” ha detto il missionario che avverte: “a lungo
    termine, di questo passo interi gruppi sociali più poveri e
    vulnerabili verranno privati dall’accesso all’acqua potabile, che
    diventerà troppo costosa e non avranno più i mezzi per comprarsela!”.
    Per questo non possiamo far mancare la nostra firma e cercare il modo
    di contribuire a questa campagna di civiltà che mette al primo posto
    la salvaguardia di un diritto di tutti e non il profitto di alcuni.
    Ciascuno cerchi nel proprio comune dove è possibile firmare e se
    nessuno ha intrapreso l’iniziativa, ci si attivi. Abbiamo tre mesi di
    tempo per raccogliere 500mila firme. Istruzioni per l’uso:
    http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/
di angelo mastrandrea
pubblicato il 26 aprile 2010
| 2 Commenti »


in varie
Share 'Barcellona-Genova, lo sbarco dei diritti' on AddThis Share 'Barcellona-Genova, lo sbarco dei diritti' on Facebook Share 'Barcellona-Genova, lo sbarco dei diritti' on FriendFeed Share 'Barcellona-Genova, lo sbarco dei diritti' on Google Reader Share 'Barcellona-Genova, lo sbarco dei diritti' on Tumblr Share 'Barcellona-Genova, lo sbarco dei diritti' on Twitter Share 'Barcellona-Genova, lo sbarco dei diritti' on Email
  • Siamo un gruppo di italiani/e che vivono a Barcellona.

    Insieme ad amici (non solo italiani) assistiamo seriamente preoccupati a ciò che avviene in Italia. Certo la crisi c’è anche qua, ma la sensazione è che la situazione nel nostro Paese sia particolare, soprattutto sul lato culturale, umano, relazionale.

    Il razzismo cresce, così come l’arroganza, la prepotenza, la repressione, il malaffare, il maschilismo, la diffusa cultura mafiosa, la mancanza di risposte per il mondo del lavoro, sempre più subalterno e sempre più precario. I meriti e i talenti delle persone, soprattutto dei giovani, non sono valorizzati. Cresce la cultura del favore, del disinteresse per il bene comune, della corsa al denaro, del privato in tutti i sensi.

    In Spagna,  negli ultimi mesi, sono usciti molti articoli raccontando quello che avviene in Italia, a volte in toni scandalistici, più spesso in toni perplessi, preoccupati, sconcertati.

    Si è parlato dei campi Rom bruciati, dei provvedimenti di chiusura agli immigrati, delle aggressioni, dell’aumento dei gruppi neofascisti, delle ronde, dell’esercito nelle strade, della chiusura degli spazi di libertà e di democrazia, delle leggi ad personam.

    Dall’estero abbiamo il vantaggio di non essere quotidianamente bombardati da un’informazione (??) volgare e martellante, da logiche di comunicazione davvero malsane.

    E allora: che fare? Prima di tutto capire meglio, confrontarci, quindi provare a reagire. Siamo convinti che ci siano migliaia di esperienze di resistenza, di salvaguardia del territorio, di difesa dei diritti, della salute, di servizi pubblici di qualità. E che vadano sostenute.

    Al termine di un percorso che abbiamo appena iniziato, vogliamo quindi organizzare una nave che parta da Barcellona il 25 giugno 2010 e arrivi a Genova.

    Sarà la nave dei diritti, che ricorderà la nostra Costituzione e la sua origine, laica e pluralista, la centralità della libertà e della democrazia vera, partecipata, trasparente: dai luoghi di lavoro alle scuole, ai quartieri, ai servizi, al territorio. Ricorderà che il pianeta che abbiamo è uno, è questo, questo è il nostro mare, di tutti i popoli. Che chiunque ha diritto di esistere, spostarsi, viaggiare, migrare, come ha diritto che la sua terra non sia sfruttata, depredata. Ricorderà che le menzogne immobilizzano, mentre la verità è rivoluzionaria.

    Ricorderà che cultura e arte sono i punti più alti del genere umano, sono fonte di gioia e piacere per chi li produce e per chi ne beneficia, non sono fatte per il mercato.

    Ricorderà che esistere può voler dire resistere, difendere la propria e l’altrui dignità, conservare la lucidità, il senso critico e la capacità di giudizio.

    Creiamo ponti, non muri.

    È un grido di aiuto e solidarietà, che vogliamo unisca chi sta assistendo da fuori a un imbarbarimento pericoloso a coloro che già stanno resistendo e non devono essere lasciati/e soli/e.

    Non siamo un partito, non siamo una fondazione, non sventoliamo bandiere, tanto meno bianche. Siamo piuttosto un movimento di cittadini/e che non gode di alcun finanziamento.

    Potete contattarci fin da subito all’indirizzo e-mail: contatto@losbarco.org

di angelo mastrandrea
pubblicato il 2 aprile 2010
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