Wednesday 16 May 2012

IL MANIFESTO BLOG
   blog sociale a cura di Angelo Mastrandrea
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Papà è un mafioso, lo rinneghiamo
  • Francesco, Alessandro e Dario Sucameli
    In questi giorni si celebra il 18° anniversario della morte di Paolo
    Borsellino e decidiamo di onorare la sua memoria, quali figli di un
    imputato per mafia, testimoniando la nostra indignazione per lo
    scempio che del nostro nome ha fatto nostro padre e chiedendo scusa a
    quanti sono stati direttamente o indirettamente colpiti dalla sua
    azione criminosa. Questo noi facciamo per dimostrare che la verità
    rende liberi; che l’amore e la testimonianza di uomini giusti sono in
    grado persino di rompere le barriere dell’omertà e il muro di quel
    marcio e malinteso senso dell’onore e della famiglia che tanto e tutto
    giustifica.
    E in primo luogo chiediamo scusa ai cittadini mazaresi, quelli onesti,
    che ogni mattina sperimentano la fatica di una vita dignitosa, senza
    padroni né padrini. Ecco, noi vogliamo dire a tutti che l’esempio di
    uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ci ha reso capaci di
    riconoscere ancora l’onore e la dignità vera di una vita vissuta
    onestamente, di superare l’equivoco della solidarietà familiare e
    chiamare le cose con il loro nome: mafia. E scusate se con l’occasione
    vogliamo ricordare l’esempio di uomini miti e giusti, ma a voi tutti
    sconosciuti, quali sono stati i nostri nonni Francesco e Giuseppe che
    oggi non ci sono più e che rimangono il vero senso della nostra
    origine e che ci danno la forza di tenere la testa alta e di lottare
    per riabilitare il nostro nome. Sappiamo, facendo questo, di
    rappresentare anche la voce di altri nostri cari, che per pudore
    mantengono il riserbo e che vivono in mestizia il dolore per tanta
    vergogna. Chiediamo ancora scusa a tutti per lui: la mafia è solo una
    "montagna di merda"... anche quella che incontrate ogni giorno dentro
    il bar e sorridente vi invita a condividere un caffè, con quella
    sconvolgente normalità del male che avvolge la quotidianità della
    nostra terra. Voglia essere questo il nostro piccolo contributo di
    testimonianza e di resistenza alla Sicilia onesta. Grazie Paolo,
    grazie Giovanni: gli unici uomini d’onore che riconosciamo.
    
    L’uomo che Francesco, Alessandro e Dario non nominano mai è il padre:
    Pino Sucameli, architetto, 62 anni, fino al maggio 2007 insospettabile
    dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Mazara. Accusato d’aver
    favorito la latitanza di due boss mafiosi, si scoprì che aveva
    partecipato anche al summit organizzato dal capomafia Mariano Agate,
    presente anche Totò Riina, in cui si definì la strategia stragista di
    Cosa Nostra. Coinvolto nel filone mafia-massoneria, condannato anche
    per lo scandalo eolico di Mazara e per traffico internazionale per
    droga, è attualmente detenuto.
di angelo mastrandrea
pubblicato il 28 luglio 2010
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7 Commenti a “Papà è un mafioso, lo rinneghiamo”

  1. maurena lodi Scrive:

    Persone come queste restituiscono la forza e il coraggio per andare avanti.
    Grazie Dario,
    Grazie Francesco,
    Grazie Alessandro.

  2. Stefano Giacomo Scrive:

    Grazie, veramente di cuore. Persone come voi ci fanno davvero ancora sperare.

  3. franca Maria Bagnoli Scrive:

    Una bella testimonianza che onora la verità e supera la barriera del familismo.

  4. fularr Scrive:

    Ragazzi, siete molto coraggiosi. Rinnegare il proprio padre è doloroso.

  5. piero arecco Scrive:

    Molte grazie con il massimo rispetto e il piu’ sincero affetto.

  6. Giorgio Corini Scrive:

    Francesco, Alessandro, Dario, non so come esprimervi il mio sentimento distima che sento per voi e per i vostri familiari che hanno le vostre stesseconvinzioni. Vivo all’estero da 22 anni e queste vostre parole mi ridanno la speranza che SÍ é possibile che la nostra Italia possa risollevarsi da questo stato di prostrazione e di indifferenza diffusa. Grazie per quello che siete.

  7. Santoro Rina Scrive:

    Grazie a voi tre, di cuore, grazie per il vostro coraggio e per la speranza che ridate a tutti quelli che lottano per una vita più giusta e più rispettosa. Grazie davvero di esistere. Anche per noi, qui, in Francia, in questo momento. Il vostro senso dell’onore ci salverà dal dolore dell’infamità. Me ne ricorderò, quotidianamente.

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