Wednesday 16 May 2012

IL MANIFESTO BLOG
   blog sociale a cura di Angelo Mastrandrea
Archivi per la categoria ‘estrema destra’
  • Paola Bonatelli

    Scene da anni ’70 ieri mattina davanti al liceo classico “Scipione Maffei”. Tre aderenti a Blocco studentesco, gruppo che fa riferimento a Casa Pound, hanno aggredito e picchiato uno studente del liceo, attivista del collettivo Metropolis e dei collettivi studenteschi. Il racconto di Zeno, il ragazzo aggredito, e di alcuni testimoni non lascia spazio a dubbi: “Mentre arrivavo a scuola – dice Zeno – ci siamo ‘notati’ subito. Loro erano in tre, stavano volantinando per l’iniziativa sulla scuola che si svolgerà sabato prossimo a Casa Pound di Verona, per cui noi dei collettivi abbiamo già protestato l’altro giorno, entrando nell’ufficio dell’assessore provinciale all’Istruzione Luciani, che, con l’assessore regionale Donazzan, è stato invitato a partecipare, per spiegargli chi sono gli organizzatori della conferenza. Comunque, fuori da scuola c’è stato il solito diverbio verbale. Ci siamo mandati affanculo a vicenda, poi io ho preso uno dei loro volantini, l’ho appallottolato e tirato. Sono partiti subito a calci e pugni, sono caduto a terra, mi usciva sangue dalla bocca e dal naso. Mi sono difeso come ho potuto, qualche colpo è andato a segno. Uno dei tre, un universitario portavoce del Blocco, ha mandato via gli altri due e, con gli insegnanti e il preside e poi con i carabinieri, si è assunto tutta la responsabilità. Ma in realtà mi sono saltati addosso tutti e tre”. Manco a dirlo, il comunicato apparso sul sito del Blocco (http://bloccoverona.splinder.com/tag/stampa) fornisce una versione del tutto diversa. I camerati non nascondono di “essersi difesi” ma vogliono chiarire “chi ha provocato”, precisando che si è trattato di una “colluttazione”, nella quale lo studente di sinistra avrebbe “usato impropriamente il casco” e continuato a minacciare e a cercare “il contatto” anche in ospedale. A farsi refertare sono andati in tre, lo studente picchiato ha avuto cinque giorni di prognosi e oggi sporgerà regolare denuncia: “Non è un caso – dice – che l’aggressione sia avvenuta dopo la protesta nell’ufficio dell’assessore, è un loro segno di debolezza. Evidentemente la nostra opera di vigilanza costante, dura e determinata, dà fastidio. In ospedale comunque non ci siamo neanche guardati”. Mentre iniziano ad arrivare i messaggi di solidarietà degli antifascisti – quello del Circolo Pink-glbte di Verona mette il dito nella piaga dei “tanti sdoganamenti dei gruppi neofascisti italiani” che portano “a legittimare continui atti di violenza”, mentre il Collettivo studentesco Zenit di Senigallia avvisa che non permetterà alcuna agibilità ai gruppi nazifascisti né a scuola né sul territorio – i collettivi studenteschi veronesi organizzano per sabato pomeriggio, in corrispondenza con l’iniziativa di Casa Pound, un presidio antifascista in cui, oltre a stigmatizzare le continue aggressioni, si chiederà la chiusura dei “covi fascisti e razzisti”. Cittadini, gruppi e associazioni sono invitati, perché sia possibile costruire “un’altra Verona”.

di angelo mastrandrea
pubblicato il 7 ottobre 2009
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  • Manifesti inneggianti alla repubblica di Salò sono comparsi questa mattina sui muri di Roma. A denunciarlo è il circolo Anpi “Omero Ciai” di Trastevere, che ci ha mandato anche alcune foto che testimoniano il fatto e una lettera al sindaco Alemanno e a tutte le forze politiche affinché condannino l’episodio. I manifesti, pur naturalmente riconducibili a qualche formazione di estrema destra, non sono firmati.

di angelo mastrandrea
pubblicato il 29 settembre 2009
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  • Massimo Arcangeli

    L’ennesima boutade leghista. Colpo di testa, colpo di vita o colpo di sole? Dopo l’icastica previsione di Bossi, di una futura “guerra” combattuta a suon di prodotti alimentari – polenta padana vs hamburger americano –, l’amenità di una proposta che parrebbe voler trasformare il conflitto globale-locale in una scaramuccia local-nazionale? Tutt’altro.
    Le varietà dialettali, ora occasionali alleate della globalizzazione in funzione antinazionale (il glocal), ora sue irriducibili nemiche, in mano alle provocazioni della Lega diventano un potente mezzo di ricatto, una ghiotta occasione per tornare ogni volta ad alzare il tiro. Il libero confronto democratico si fa conflitto permamente: da una parte il ladino di Belùm o lo zimbar di Luserna, dall’altra l’italiano nazionale. L’un contro gli altri armati. Anche nelle aule scolastiche.
    Nel nostro paese, durante l’età medievale, c’è stata una straordinaria fioritura di volgari. Non è escluso che dalla nuova dispersione e moltiplicazione dei segnali grafici e linguistici che si profila all’orizzonte scaturisca un nuovo, rivoluzionario assetto nei rapporti tra la lingua italiana, luogo deputato di definizione, dal Cinquecento in poi, della concentrazione e della selezione normativa, e le realtà centrifughe che tentano di farle concorrenza: da una parte l’inglese, dall’altra i dialetti. Evidentemente rinnovati: perché la mescidazione o ibridazione risultante dall’insinuazione in italiano – per effetto della diaspora dei popoli – di porzioni o frammenti di lingue altre è la stessa mescidazione o ibridazione di cui già soffre l’inglese e che potrebbe finire per investire, e in qualche modo già investe, anche le varietà espressive locali. Questo è però un altro discorso. Non può far certo da sponda alla brutalità manichea delle proposte in materia linguistica del Carroccio. Si appella semplicemente alla coscienza di noi tutti, ci interroga su quel che pensiamo potrebbe avvenire in futuro alle tante parlate disseminate lungo il Bel Paese e all’italiano normativo e unificante. Che, con quelle parlate, si interfaccia.
    Alla Padania che ha sfruttato la possibilità, concessa dalla riforma del codice della strada, di una doppia indicazione, in lingua e in dialetto, nella cartellonistica stradale (sicché Bergamo, per esempio, è diventata Berghem), ha risposto qualche anno fa la goliardica Roma di Pasquino con uno spassosissimo libello: Roma de cartello. L’autore, Tonino Tosto, vi ha tradotto in romanesco insegne di negozi e segnali stradali: lo stop è così diventato stoppe, il dosso saliscegne, l’incrocio pericoloso capocroce a risico, il segnale di rimozione della vettura abbada, te se la caricheno e via di questo passo. Stiano attenti i leghisti. I dialetti potrebbero diventare il loro cavallo di Troia.

di angelo mastrandrea
pubblicato il 20 agosto 2009
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  • Peppe Sini

    Se riuscissimo a vedere le cose per quello che sono, vedremmo chiaramente
    che il regime dell’apartheid che le misure razziste del cosiddetto
    “pacchetto sicurezza” da domani pretendono imporre in Italia e’ un crimine,
    un crimine contro l’umanita’.
    *
    Se riuscissimo a vedere le cose per quello che sono, vedremmo chiaramente
    che le deportazioni – e la negazione del diritto d’asilo per persone in fuga
    dalle guerre e dalle dittature, dalla fame e dalla morte – sono un crimine,
    un crimine contro l’umanita’.
    *
    Se riuscissimo a vedere le cose per quelli che sono, vedremmo chiaramente
    che lo squadrismo – e la sua scellerata legittimazione da parte del governo
    e il suo abominevole finanziamento da parte degli enti locali – e’ un
    crimine, un crimine contro l’umanita’.
    *
    Se riuscissimo a vedere le cose per quello che sono, vedremmo chiaramente
    che i campi di concentramento – in cui sono recluse e vessate e umiliate
    persone che nulla di male hanno fatto, e talora vi hanno finanche trovato la
    morte – sono un crimine, un crimine contro l’umanita’.
    *
    Se riuscissimo a vedere le cose per quello che sono, vedremmo chiaramente
    che la riduzione in schiavitu’ di tante persone venute nel nostro paese
    sperando in una vita migliore e’ un crimine, un crimine contro l’umanita’.
    *
    Se riuscissimo a vedere le cose per quello che sono insorgeremmo come leoni
    contro il regime della mafia e della corruzione, dello squadrismo e del
    razzismo, della violenza sessuale e della distruzione della biosfera.
    Insorgeremmo per difendere la legalita’, la Costituzione della Repubblica
    Italiana, l’ordinamento giuridico democratico, la civile convivenza, i
    diritti umani di tutti gli esseri umani.
    Insorgeremmo con la forza della verita’, con la forza del diritto, con la
    forza della nonviolenza.
    *
    Se ci cadessero le scaglie dagli occhi, se riuscissimo a vedere le cose per
    quello che sono.
    Ma noi non abbiamo le scaglie sugli occhi, noi riusciamo a vedere le cose
    per quello che sono.
    Solo la vilta’ ci puo’ rendere complici del colpo di stato razzista. E noi
    non siamo vili, noi non siamo complici.
    E’ l’ora di resistere.

di angelo mastrandrea
pubblicato il 7 agosto 2009
| 2 Commenti »


  • Peppe Sini

    Le misure razziste e disumane approvate in Senato il 2 luglio provocheranno
    enormi umiliazioni e indicibili sofferenze ad innumerevoli esseri umani;
    introducono nel nostro paese il regime dell’apartheid (“la vergogna
    dell’umanita’”, lo defini’ l’Onu); concretizzano l’eversione e la barbarie.
    Di questo stiamo parlando. Contro questo dobbiamo oggi impegnarci con la
    forza della verita’, con la forza dell’amore, con la forza del diritto.
    *
    La Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica possa e debba
    respingere questo crimine atroce ed infame. L’art. 74, comma primo, della
    Costituzione prevede che “Il Presidente della Repubblica, prima di
    promulgare la legge, puo’ con messaggio motivato alle Camere chiedere una
    nuova deliberazione”. E’ questo esattamente il caso: poiche’ il testo di
    legge deliberato il 2 luglio dal Senato e’ palesemente incostituzionale,
    palesemente violatore dei diritti umani protetti dalla Costituzione,
    palesemente razzista.
    *
    E’ quindi diritto e dovere di ogni cittadino italiano e di ogni essere umano
    ragionevole, come di ogni associazione democratica, come di ogni legale
    istituzione, chiedere al Presidente della Repubblica Italiana di adempiere
    al suo dovere istituzionale, civile, morale.
    Ed e’ altresi’ dovere e diritto di ogni cittadino italiano e di ogni essere
    umano ragionevole, come di ogni associazione democratica, come di ogni
    legale istituzione, esprimere fin d’ora al Presidente della Repubblica
    Italiana il proprio sostegno nella difesa della Costituzione e dell’umanita’
    contro razzismo e squadrismo.
    Per scrivere al Presidente della Repubblica: indirizzo postale: Presidente
    della Repubblica, piazza del Quirinale, 00187 Roma; fax: 0646993125; e-mail:
    presidenza.repubblica@quirinale.it ; web:
    https://servizi.quirinale.it/webmail/ (ci si ricordi che, ovviamente, le
    lettere devono recare nome, cognome e indirizzo preciso del mittente).

    * responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo

di angelo mastrandrea
pubblicato il 13 luglio 2009
| 7 Commenti »


  • Centri sociali napoletani
    Nel tardo pomeriggio di ieri due attivisti dei centri sociali
    napoletani aono stati vittime di un vero e proprio agguato
    premeditato. Un gruppo di 9 persone, dopo aver pedinato i
    giovani presumibilmente fin da casa, li hanno aggrediti
    all’interno del treno metropolitano, subito dopo la stazione
    dei campi Flegrei (profittando del fatto che era semivuoto).
    In nove contro due, travisati in volto, armati di bastoni e coltelli
    con cui hanno minacciato
    di ferire i giovani. Un raid violento e durato fino a due fermate
    successive dove sono poi scesi,
    senza che incredibilmente sia accorso nessuno!
    Uno dei due giovani e’ stato medicato all’Ospedale San
    Paolo dove gli sono stati refertati 5 giorni di prognosi,
    per i colpi di bastone ricevuti alla testa!

    I 9 aggressori sono riconducibili, per il loro abbigliamento e per le
    espressioni usate nell’aggressione, a gruppi neo fascisti di estrema destra.
    *Un fatto gravissimo e ancora più inquietante per la sua modalità che richiama
    evidentemente quella di un agguato pre-organizzato* (a meno che nove individui
    non vadano in giro travisati e armati per niente…).

    Un clima assolutamente intollerabile si sta consumando in
    questa citta’! Poco meno di una settimana fa infatti
    l’aggressione contro una ragazza in
    Piazza Bellini colpevole di aver difeso un amico gay, ora un
    vero e proprio agguato con la spirale di
    violenza squadrista che si innalza sempre di piu’.
    Non e’ possibile consentire ai fascisti di girare armati
    in citta’ per seminare violenza gratuita e bestialita’.

    Ci chiediamo oggi cosa hanno da dire le istituzioni napoletane,
    a cominciare dal sindaco Iervolino e dal
    Presidente della Regione Bassolino, davanti a quello che
    avviene da settimane? Aggressioni, raid, agguati sotto casa:
    e’ possibile oggi immaginare una citta’ dove questi
    individui possono sentirsi autorizzati ad esprimere le loro
    lugubri litanie fasciste in questo modo?
    L’omofobia, il razzismo, il sessismo, la barbarie che
    questi individui seminano nelle citta’ è espressione di un clima mefitico
    di violenza verso la diversità e verso i movimenti che in Italia mette radici
    troppo spesso nell’indifferenza o addirittura nella legittimazione di
    partiti e istituzioni, nel loro securitarismo contro gli ultimi, nelle
    loro torsioni
    autoritarie.
    Siamo poi curiosi di registrare le parole del
    neo presidente della Provincia di Napoli Cesaro, la cui voce
    risulta cosi’ difficile da ascoltare, date le sue
    rarissime uscite pubbliche. Cosa ha da dire Cesaro rispetto
    a quello che accade a Napoli con la violenza dei neofascisti,
    visto che i loro protettori politici hanno sostenuto la sua candidatura (vedi
    l’appoggio de La Destra alla sua coalizione).

    In ogni caso non aspetteremo le voci di chi sembra essere
    distante dalla realta’ metropolitana che vede questa
    citta’ registrare la barbarie di questi piccoli gruppi,
    dai numeri esigui, non attenderemo ancora la sconcertante
    passivita’ di chi dovrebbe essere chiamato ad amministrare la
    convivenza civile in questa citta’.

    Pochi mesi fa la stessa Questura di Napoli, addirittura in conferenza stampa,
    lanciava il solito teorema degli “opposti estremismi”,
    riferendosi ad iniziative antifasciste pubbliche e alla luce del sole, con cui
    gli studenti si opponevano alla presenza nell’Università di
    organizzazioni razziste
    note sui media nazionali per aver aggredito il movimento
    delll’Onda.
    A seguito di quel teorema diversi attivisti dei centri sociali e dell’Onda sono
    stati messi sotto processo con denunce a “senso unico”.
    Oggi invece che si manifesta lo squadrismo, dopo numerose aggressioni
    vigliacche agli immigrati in via Foria,
    dopo Piazza Bellini, dopo l’agguato fascista in metropolitana, dopo
    l’incendio dell’auto di un
    attivista dei centri sociali solo qualche mese fa, “tutto scorre”…

    In realtà noi non abbiamo aspettative dalle Istituzioni di questa città.
    Le nostre esperienze sono nate e vissute nelle strade, ben fuori dai Palazzi.
    Ci aspettiamo invece moltissimo dai movimenti, dalle forze sociali
    veramente democratiche
    e da quanti ritengono che l’emergere di pratiche squadriste, xenofobe
    e sessiste non sia certo solo un problema
    di qualcuno. A questa consapevolezza, a questo protagonismo facciamo appello!

    Da oggi riteniamo indispensabile un meccanismo di autodifesa militante
    contro fascisti,
    razzisti, sessisti, e contro la loro barbarie.
    Autodifesa significa capacita’ di denuncia dell’attivita’ dei
    neofascisti, significa costruire una mobilitazione e un’indignazione
    popolare che
    ricacci nelle fogne questi balordi, significa espellere dai
    consessi sociali questi personaggi.
    Nei nostri metodi non saremo mai infami fascisti. Non lo
    saremo perche’ mai e’ stato e mai sara’ che uno
    scontro possa andare sul livello di 9 contro 1. Loro sono le
    bestie, noi no.
    Nei nostri metodi non saremo mai infami fascisti. Non lo
    saremo perche’ non tendiamo agguati con le lame
    sotto casa di nessuno. Loro sono le bestie, noi no.

    La nostra rabbia e la nostra autodifesa sara’ di
    massa, politica e pubblica, perche’
    davanti alla barbarie rivendichiamo di essere altro, ed
    e’ questa diversita’ che dovra’ schiacciarli.

di angelo mastrandrea
pubblicato il 29 giugno 2009
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  • Luca Fazio

    Avviso ai non milanesi. C’è un motivo particolare per cui, nonostante tutto, ogni tanto ci si sente comunque orgogliosi di vivere a Milano. La ragione è questa. Dispiace dirla con parole che sembrano antiche, perché le ragioni dell’antifascismo, oggi che se ne appropria perfino quello statista di Fini, avrebbero bisogno di una bella rispolverata, comunque è sempre stato così, e così sarà anche questa volta: qui, Forza Nuova, con tutti i nazifascisti europei in gita premio al seguito, non ci metterà proprio piede. Nemmeno il prossimo 5 aprile, nonostante abbiano già stampato i manifesti per un bel dibattito al Palazzo delle Stelline contro le banche e i poteri forti (vi ricorda qualcosa?) e si siano dati appuntamento per una manifestazione in un non meglio precisato punto del «stadtzentrum» (centro città) – quando scherzano, scherzano ancora in tedesco.

    Ci proveranno, come al solito, ma questo fa parte del gioco. La parte delle belle statuine, ancora una volta, la stanno recitando le istituzioni locali – comune di Milano, questura e prefettura – sempre più ingessate nel loro vigliacco ruolo super partes, come se per legge si potesse autorizzare impunemente, o proteggere, una parata nazifascista in camicia nera. Il vice sindaco De Corato, che non trova niente da dire se non che i «radical chic» devono pensare ai centri sociali, Letizia Moratti, che prima di diventare sindaco portò il padre ex partigiano in carrozzella al corteo del 25 aprile, il questore Indolfi, il prefetto Lombardi, tutti costoro per rispettare la Costituzione hanno bisogno di sentirsi dire che a Milano, il 5 aprile, potrebbe essere a rischio l’ordine pubblico. Siccome ci sono buone probabilità che questo accada, facciamoglielo sapere per tempo, tutti insieme, centri sociali, sinistra antifascista ma al gran completo, e anche quei «degni nonnetti dell’Anpi», come scherzano i fascisti di Forza Nuova.

di angelo mastrandrea
pubblicato il 30 marzo 2009
| 4 Commenti »


  • Luca Fazio

    Se chi commette un reato delinque, questa volta dov’erano le benedette ronde del governo Berlusconi? Dopo quello che è accaduto sabato scorso a Bergamo, forse ci toccherà rivalutare il pacioso «presidio del territorio gestito da associazioni» auspicato dai politici nostrani per «aumentare la percezione di sicurezza dei cittadini» (il virgolettato è bipartisan). I volontari con la pettorina e i telefonini, per esempio, di fronte a un centinaio di malintenzionati colti in flagranza di reato avrebbero potuto chiamare la polizia e guadagnarsi una bella medaglia al merito: l’apologia di fascismo, fino a prova contraria, è ancora un reato previsto dalla legge Scelba del 20 giugno 1952 (e l’articolo 4 sancisce quello commesso da chiunque «pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche»). Sarebbe stato un bel colpo. Peccato che la polizia fosse già sul posto, ma per difendere i delinquenti.
    Sicuramente il ministro degli Interni Maroni, per quanto incattivito dal suo «pacchetto sicurezza», non avrà dato disposizioni in questo senso, per cui adesso dovrebbe toccare al questore Dario Rotondi spiegare come mai i suoi poliziotti si sono dati tanto da fare, quasi mano nella mano, per scortare in pieno centro un gruppetto di nazifascisti di Forza Nuova. Erano armati di spranghe, mazze e caschi – per molto meno in prima serata vengono scomodate le Br…- e marciavano con il braccio romanamente teso per urlare «boia chi molla è il grido di battaglia», con il solito ciarpame ideologico/cimiteriale di contorno. Per tutti i bergamaschi con un briciolo di senno, roba da percepirsi piuttosto insicuri. In più, cosa molto grave per un qualunque tutore dell’ordine pubblico, il corteo fascista aizzato dal leader Roberto Fiore – uno che se gli dai del fascista si offende e chiama l’avvocato – non era nemmeno autorizzato.
    Tutto ciò sarà pure discutibile, o disgustoso, ma è niente rispetto a quello che è accaduto in seguito. Una volta protetta la lugubre parata non autorizzata e guidata dal segretario di Forza Nuova Roberto Fiore e dal prete lefebvriano don Giulio Tam, gli uomini comandati dal dottor Rotondi non sono certo rimasti con le mani in mano, e ci sono i video a testimoniarlo: alcuni antifascisti trattenuti a terra con i piedi schiacciati sulla faccia («pezzo di merda stai zitto»), altri fermati casualmente e portati in questura, una ragazza apostrofata «zecca puttana» (questa l’abbiamo già sentita da qualche parte…), per non dire dei tre individui con il passamontagna che manganellano a caso.
    Purtroppo abbiamo metabolizzato che il clima non è più quello di una volta perché «non c’è un governo di sinistra» – così un funzionario della Digos avrebbe «spiegato» i pestaggi – ma forse il questore di Bergamo potrebbe mostrarsi meno pigro e banale dei suoi sottoposti. Troppo facile cavarsela ringraziando il personale per il lavoro svolto e minimizzare i disordini dicendo «non si è trattato di una cosa di grande rilievo». Come no… Proteggere i fascisti non è più reato?

di angelo mastrandrea
pubblicato il 5 marzo 2009
| 9 Commenti »


  •  Roberto Ferrucci

    Per anni, e fino a non poco tempo fa, le sparate della Lega sono state lette, più o meno da tutti, da politica e istituzioni in particolare, come qualcosa di folkloristico. Le chiare e inequivocabili istigazioni alla violenza e al razzismo, anziché preoccupare, anziché essere fermate con forza, determinazione, venivano liquidate con un sorriso. Il risultato? Eccolo. Le ronde padane, quelle che fecero tanto ridere più di dieci anni fa, a Jesolo e dintorni, oggi sono istituzionali, riconosciute dalla legge. Non serve dirlo a voi lettori che il fascismo iniziò con molto meno. E inutile dire che, analizzando quest’escalation, è evidente intuire dove arriveremo. Quel che più sconcerta è l’indifferenza e la rassegnazione di chi, invece di reagire urlando in piazza, se ne sta nelle stanze di partito a discutere di scemenze. Già, perché qualunque argomento, sia il nuovo segretario del Pd, sia il destino della sinistra sparita, sono sciocchezze di fronte a quel che sta accadendo sul territorio, assecondato e legalizzato da chi sta oggi al potere. E il peggio parte sempre da qui. Dal nord est, serbatoio della Lega. Le ultime isole, la provincia e il comune di Venezia, il comune di Padova, amministrate dal centro sinistra, è quasi certo cambieranno colore la prossima primavera e quella del 2010.
    Una deriva che mette i brividi, ma a cui sembra impossibile fare fronte. Ma del resto ce la siamo voluta. Ridevamo, quando Gentilini diceva che bisognava vestire da leprotti gli extra comunitari, qualche magistrato, tiepidamente, ci provò, a fermare legalmente l’istigazione alla violenza, ma furono tentavi tiepidi e inutili. Oggi, siamo passati alle vie di fatto. Gentilini ha trovato emuli ben più feroci e determinati di lui, una dozzina di sindaci sparpagliati nel Veneto e privi di scrupoli. Istigano alla violenza nei loro comizi, nei loro comunicati stampa, nelle loro ordinanze. Usano un linguaggio che in qualunque altro paese fa scattare una denuncia se non le manette. E l’assuefazione a quel linguaggio è ormai dentro a tutti noi. Non ci si indigna più. Al massimo ci si rassegna. E siamo finiti in un Far West diffuso. Far West significa ovest lontano. Lo conosciamo bene, il Far West. Sta dentro il nostro immaginario, con le facce di Clint Eastwood e John Wayne, i film di Sergio Leone, i duelli sotto il sole a picco. Da quelle parti, la legge la facevano gli sceriffi, ed era una legge un po’ così, spesso improvvisata, beccavi uno, lanciavi la fune attorno al ramo del primo albero, e il tizio, poco dopo, ci pendeva sotto, appeso per il collo. Nessun processo, nessuna difesa.
    Il nostro Nord Est è ben diverso dal Far West. È il suo opposto geografico, ci siamo pienamente dentro e, soprattutto, sono passati quasi un paio di secoli da quel Far West. Nel frattempo, credevamo che la società avesse fatto passi da gigante e quelle cose lì fossero relegate, appunto, a un immaginario del passato. Invece no. Ultimamente, dalle nostre parti, succedono cose che pensavi di vedere soltanto al cinema. Le ronde, ad esempio, pensavi fossero cose da ventennio fascista, da vedere, appunto, al cinema. Chi ha qualche decina d’anni più di me, quelle ronde se le ricorda bene, e dovrebbe sentirsi scorrere addosso gli stessi brividi di allora, alla sola idea. Invece, in questo paese dal nome Italia le ronde sono già una realtà. Disarmate ma pur sempre inquietanti quelle a Jesolo e dintorni, terrificanti quelle armate di spranga e altro che imperversano ed entrano in azione nelle periferie di Roma. Non si parla d’altro, dalle nostre parti, da qualche mese. Mentre il mondo sprofonda in una crisi di cui non si conoscono ancora gli esiti, mentre gli altri governi sono concentrati su ciò che di più serio esista oggi al mondo, qui si fa della demagogia. Una demagogia a uso e consumo di chi ha interesse che la gente si concentri su altro. Non solo. Perché poi tutto ciò va alimentato, la fiamma va tenuta alta e mica è facile. E allora le istituzioni, pur di ottenere il risultato prefissato, non badano a esagerazioni che travalicano ben più che il buon senso e la legge stessa. Sì, perché quando ascolti un sindaco – sedicente sceriffo – dire in pubblico che è un peccato che la polizia sia arrivata in tempo per salvare dal linciaggio un rumeno appena fermato, questa non è altro che istigazione alla violenza. E tutti sappiamo che è inconcepibile che un sindaco possa fare affermazioni del genere. Lo sappiamo, così come sappiamo anche che menti sprovvedute e incoscienti, davanti a parole simili che piovono dall’alto di un’istituzione, possono tranquillamente farsi prendere la mano con l’idea che, tanto, l’ha detto pure il sindaco. E così il Nord Est, ma anche l’Italia tutta, rischia di diventare ben peggio di quel lontano Far West. Un paese incarognito e sempre più isolato dal resto del mondo. Ma con le spranghe a portata di mano.

di angelo mastrandrea
pubblicato il 23 febbraio 2009
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  • Ci risiamo.  Come due settimane fa a Guidonia, un altro stupro accende la caccia al rumeno. E’ accaduto a Roma nei pressi del parco della Caffarella, dove una ragazzina di 14 anni è stata violentata da due sconosciuti. Il copione è sempre lo stesso: estremisti di destra (pare Forza Nuova) arrivano a fomentare gli animi di chi già pensa di cominciare a fare le ronde cittadine come i leghisti, qualcuno armato di bastoni sfascia un locale frequentato da immigrati e picchia quattro rumeni. A Guidonia era accaduto più o meno lo stesso, solo che nel bar assaltato c’era un gruppo di albanesi. Nemmeno a dirlo, nessuno di questi ha alcunché a che vedere con la violenza sessuale del giorno prima. Si tratta di puro e semplice razzismo, ormai dilagante come testimonia l’incendio del clochard di Nettuno (per allontanare la “noia”), mentre l’emergenza sicurezza si ritorce contro la stessa destra che in campagna elettorale aveva provato a fare la faccia feroce. Nel frattempo, Alemanno prova a barcamenarsi annunciando per l’ennesima volta lo sgombero di tutti i campi rom (cosa che già avviene quotidianamente con il solo risultato di sparpagliare gli insediamenti abusivi e spingerli sempre più fuori città e fuori controllo), e nei paesi attorno a Roma i cittadini raccolgono firme contro l’arrivo dei rom dalla capitale. E’ la guerra di tutti contro tutti. Nessuno che si azzardi a parlare di politiche sociali e di progetti di inclusione. Al massimo si pensa a tenere tutti a Guantanamo-Lampedusa. Quelli che arrivano via mare. E gli altri?

di angelo mastrandrea
pubblicato il 15 febbraio 2009
| 9 Commenti »