Dal sito Rete Scuole parte l’idea, per contrastare la cattiva informazione a proposito della scuola italiana, di scrivere un Libro bianco su ciò che nella nostra scuola pubblica di oggi, oggi, grazie soprattutto alla Riformaccia Gelmini, non va. La maggioranza dei media del nostro Paese, a proposito della Riformaccia Gelmini, parlano di “un intervento eccellente, che taglia i costi e introduce la scuola del merito”. Questo è quello che, quotidianamente, viene fatto passare all’opinione pubblica. Insieme a un attacco senza precedenti ai docenti di ogni ordine e grado, additati come “fannulloni”. Falsità. Di fronte a questa menzogna, l’idea di Rete Scuole è quella di invitare docenti e genitori degli alunni e degli studenti italiani a scrivere insieme un libro bianco sulla scuola. SI tratta di una campagna di monitoraggio che coinvolgerà tutte le scuole italiane, e che metterà nero su bianco tutto quello che sta accadendo nei diversi livelli scolastici, dalle elementari, alle scuole secondarie di secondo grado. Quali sono le trasformazioni che la attuale riforma sta provocando nella scuola? Come sta cambiando la qualità dell’insegnamento e il benessere della popolazione scolastica? Servirà davvero a rendere la scuola più efficiente, oppure solo a risparmiare soldi, riducendo un servizio pubblico fondamentale per lo sviluppo del Paese? A tutte le scuole italiane viene proposto un questionario: si richiedono il numero di allievi per classe, il personale in esercizio effettivo e quello precario, le ore di sostegno effettivamente elargite, fino ai bilanci della scuola. I dati raccolti verranno poi rielaborati statisticamente e diventeranno oggetto del Libro bianco sulla riforma. Facendo il confronto anno dopo anno, e con l’anno precedente alle nuove modifiche, si potrà effettivamente monitorare se e come è cambiata la qualità della scuola. Insegnanti, genitori, ATA, sono chiamati tutti a collaborare: basta collegarsi al sito internet http://www2.scriviamolascuola.info, oppure scaricare i moduli in pdf.
pubblicato il 21 dicembre 2009
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Giuseppe Caliceti
“Ripeto: dobbiamo alzarci in piedi e
stare fermi per un minuto”. “Senza fare niente?” “Chi vuole può dire una
preghiera per i carabinieri che sono morti in Iraq di cui vi dicevo prima”.
“Ma sì, dai, il minuto di silenzio!”, esclama un altro bambino. “Non l’hai mai
visto? Lo fanno anche i calciatori in certe partite di calcio! L’arbitro
fischia e loro stanno fermi e in silenzio senza giocare per un minuto, poi
riprendono a giocare”. “Ma perché lo dobbiamo fare, Giuseppe?” “Per ricordarci
che i carabinieri sono morti. E perché i capi della scuola hanno detto che lo
dobbiamo fare e noi lo facciamo”. “Quanto manca adesso?” “Tra poco ci siamo,
bambini. La bidella suonerà la campanella e noi ci alziamo in piedi. Dopo un
minuto la campanella suona ancora e ci risediamo”. Dagli ultimi banchi arriva
un ultimo dubbio. “E se mi viene da grattare, posso grattarmi?” Drrriiiinnn! Mi
alzo in piedi insieme ai bambini. Durante il minuto di silenzio qualcuno chiude
gli occhi e recita una preghiera, ma la maggioranza si guarda, sorride, cerca
di non grattarsi, di non scoppiare a ridere. Driiinn! I bambini si rimettono a
sedere, fanno strani versi con la bocca come se avessero trascorso mezz’ora in
apnea. Mi rimetto a sedere anche io. “Il minuto di silenzio l’ho fatto fare”,
penso. “Diligentemente. Seguendo l’indicazione del fax arrivato dalla direzione
dell’istituto comprensivo e dalla direzione alla nostra scuola. Ma quel giorno
io, con la mia classe, lì al monumento dei caduti della Resistenza di Calerno,
dove qualcuno stamattina ha appeso le foto di alcuni dei carabinieri uccisi in
Iraq, non ci sono andato. Quello no, non me la sentivo proprio. Il sentimento
di cordoglio verso i morti è lo stesso, ma non posso mettere sullo stesso piano
chi è morto per liberare l’Italia dal fascismo e dal nazismo con chi è andato
in Iraq per una “missione di pace” mentre i suoi alleati sganciavano le bombe.
Meglio parlare un po’ insieme. “Giuseppe, io sulla guerra non ho capito una
cosa: ma se noi siamo contro la guerra, perché i soldati italiani sono andati
in Iraq?” Un alunno tunisino risponde:“Per riportare la pace che non c’era più
perché gli americani avevano fatto scoppiare la guerra”. “Ma gli italiani non
erano con gli americani, maestro? E allora perché….?” La discussione va avanti
per qualche minuto per conto suo, poi i bambini mi guardano. Si aspettano da me
una risposta chiarificatrice.“Nel mondo ci sono ci delle cose complicate che i
bambini fanno fatica a capire”, dico. E aggiungo: “Ma che faccio fatica a
capire anche io che non sono più un bambino. Dai, adesso continuiamo insieme
con l’esercizio di grammatica”. Lo so, avrei potuto dire qualcosa di meglio. Ma
cosa? Parlare di democrazia imperfetta e di guerra preventiva come si sentiva
blaterare in quelle settimane alla tv? No, grazie. A volte è meglio il
silenzio. (novembre 2003, dopo l’attentato di Nassiryia)
pubblicato il 22 settembre 2009
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Lo scorso autunno gli studenti e le studentesse di tutta Italia sono scesi in piazza contro la legge 133 e contro i tagli che questo provvedimento prevedeva e prevede tuttora nei confronti delle Università.
Anche gli studenti delle scuole medie superiori hanno manifestato il loro netto dissenso alla riforma Gelmini della scuola e lo stesso vale per i maestri e le maestre delle scuole elementari.
Oggi si cominciano a subire materialmente i danni di questa famigerata legge e i primi (ma non ultimi purtroppo) ad esserne colpiti direttamente sono gli insegnanti delle scuole superiori che si trovano di fronte a un vero e proprio licenziamento di massa di 57.000 unità per quest’anno tra docenti e personale tecnico amministrativo e 200.000 unità in 3 anni. Tutto ciò è conseguenza diretta della L.133 in quanto prevede il taglio di 8 miliardi di euro nella scuola pubblica in tre anni.
A ciò si deve aggiungere il disegno di legge Aprea che, se approvato, porterebbe alle estreme conseguenze il processo di aziendalizzazione e regionalizzazione della scuola, trasformandola in fondazione di diritto privato sottoposta all’autorità dei dirigenti scolastici.
Come studenti e studentesse universitari ci sembra quindi doveroso e giusto esprimere la nostra massima solidarietà agli insegnanti precari che in questi giorni stanno lottando contro i licenziamenti tramite diverse occupazioni degli uffici scolastici e dei tetti dei provveditorati, ma anche attraverso scioperi della fame e altra forme di lotta.
Pensiamo infatti che la loro lotta si scagli contro lo stesso processo di smantellamento dell’istruzione pubblica avviato ormai da un anno dal Governo Berlusconi e che evidentemente non si fa scrupoli a passare sopra le vite e i progetti di studenti e lavoratori della formazione.
L’istruzione pubblica in tutte le sue articolazioni è in serio pericolo e il punto di non ritorno sembra essere sempre più vicino: per questo proponiamo a tutte le realtà universitarie questo appello di solidarietà con gli insegnanti precari, una solidarietà attiva che parta dalle nostre facoltà e dai nostri atenei, che si espliciti nella costruzione di assemblee e momenti di azione diretta, per la difesa e la costruzione di un’università pubblica e democratica. Facciamo appello quindi ad una lotta che sia in grado di mettersi in relazione e di arricchire la mobilitazione diffusa in tutta Italia degli insegnanti precari.Coordinamento dei Collettivi Sapienza – Roma, Kollettivo Universitario – Foggia, Laboratorio Corsaro – Torino, Collettivo UniRC – Reggio Calabria, Collettivo ArchIng – Cagliari, Collettivo di Lettere e Filosofia – Firenze, Collettivi Autorganizzati – Bari, Movimento Studentesco Catanese – Catania, Laboratorio di Psicologia – Sapienza, Collettivo di Giurisprudenza – Sapienza, Laboratorio di Economia – Sapienza, www.ateneinrivolta.org
PER ADESIONI: ateneinrivolta@gmail.com
pubblicato il 14 settembre 2009
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Giuseppe Caliceti Cari Sindacati Tutti della Scuola (più o meno confederati), vi scrivo per esprimere la mia preoccupazione e quella di tanti altri miei colleghi e genitori di alunni e studenti che nei mesi scorsi hanno dato vita al cosiddetto movimento dell’Onda primaria e ancora fanno parte di tanti coordinamenti per difendere la scuola pubblica italiana, non solo per protestare civilmente contro gli effetti negativi della Riforma Gelmini, ma perchè sono stupito dal vostro comportamento. Gilda, Cisl e Uil: avete firmato un contratto che prevede una aumento di salario mensile di 8 euro: neppure l’offensiva social-card governativa è così vergognosa. Voi della Cgil non avete firmato, ma invece di proporre un referendum tra i docenti sulla Riforma Gelmini (è quello che tutti ci aspettiamo, visto che non siamo stati consultati dal Governo ma neppure dai sindacati), ne avete proposto uno per sapere se aveva fatto bene o male a non firmare il nuovo contratto: che c’è di più triste? Comunque, tutti siete stati molto morbidi e gentili col Governo di fronte ai suoi attacchi violenti per smantellare la scuola pubblica italiana. Più volte siete stati presi alla sprovvista dalle sue decisioni. O siete arrivati in ritardo rispetto all’indignazione e alla protesta “dal basso”. Dopo anni in cui avete attivamente contribuito a fare della scuola italiana di base una delle migliori del mondo, oggi la vostra proposta è riassumibile nel motto al ribasso: “Salviamo il salvabile”. In tanti non capiamo il vostro comportamento schizofrenico. Da una parte firmate e trattate a nostro nome col Governo (pensiamo agli organici), dall’ altra organizzate convegni mostrando preoccupazione per la piega che stanno prendendo le cose e, nelle assemblee sindacali, vi dichiarate contro numerosi aspetti della Riforma Gelmini. A che gioco state giocando? Un caso personale. Qualche settimana fa Alan Alberatosi e il resto dell'Ufficio scuola FLC di Reggio Emilia ha inviato una mail a tutti gli iscritti al Coordinamento insegnanti e genitori contro la Gelmini invitandoli tra l’altro, riferendosi al sottoscritto, a diffidare da queste “firme” del Manifesto (…) e "guru" della scuola che straparlano, spesso usando i dati e le statistiche in modo approssimativo. Da Cgil mi sarei aspettato, di fronte a delle critiche, qualcosa in più dell'imbarazzo e del risentimento. Per esempio, mi pare che i sindacati confederati si siano mossi in ben altro modo di fronte ai possibili licenziamenti di Alitalia o della Fiat, che sono molto meno di quelli annunciati da Gelmini. Pensate se domani il Governo decidesse di far fuori in tre anni 250.000 posti di lavoro nei sindacati confederali: la vostra mobilitazione sarebbe un po' diversa da quella che c'è stata – anche da parte della Cgil – per difendere la scuola pubblica italiana. Siete lì per rappresentare e ascoltare chi lavora nella scuola, cordatevelo. Compresi la sua rabbia, la sua frustrazione, la sensazione di spaesamento di fronte a quanto sta accadendo. E non chiedeteci “a chi giova questa polemica”; non diteci “così si fa il gioco del nemico”: non è tempo. E a proposito del Manifesto, scusate, la Cgil di Reggio Emilia non sta collaborando alla campagna per tenerlo in vita? Spesso, in questi mesi, mi sono chiesto il perchè del vostro comportamento. Scusatemi per questo esercizio di fantapolitica, ma credo che siate stati ricattati: non può essere altrimenti. Il Governo deve avervi detto qualcosa del tipo: o tagliamo voi, o i lavoratori che rappresentate. E non parlateci di crisi economica: guardate Obama, non si risparmia sulla pelle dei bambini e dei ragazzi e sul nostro futuro! Comunque siano andate le cose, il risultato adesso è questo: il Governo appare più forte di prima e la sfiducia nei sindacati in genere, almeno tra i lavoratori della scuola, è diminuita: basta fare un giro per le scuole o nelle assemblee sindacali. Ecco, ora sarebbe il momento ideale perchè un Governo di destra che già più volte ha attaccato in vari modi la nostra Costituzione, sferrasse un colpo mortale ai sindacati - che tra l’ altro, anche in passato, in modo più o meno frontale, ha attaccato. Basta un annuncio della Gelmini, di Tremonti, di Berlusconi o della Gelmini. Amplificato ad arte a reti unificate. Sicuri che non avete sbagliato niente? Sveglia!
pubblicato il 15 marzo 2009
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