Forum italiano dei movimenti per l’acqua
L’Italia dei Valori, contravvenendo alla parola data, ha annunciato la promozione autonoma e solitaria di un “grappolo” di referendum, tra i quali anche l’acqua, con deposito dei quesiti a metà aprile e inizio campagna il 1 maggio.
Si tratta di una grave decisione che, se attuata, da una parte renderebbe più complicata la raccolta di firme, dall’altra minerebbe un percorso ricco e inedito di partecipazione e inclusione come quello sin qui realizzato.Proprio per questo, come Forum italiano dei movimenti per l’acqua, chiediamo a tutte e tutti di attivarsi e di esercitare la massima pressione possibile per scongiurare questo esito.
Chiediamo a tutte e tutti di prendere contatti con i rappresentanti locali e istituzionali, con i parlamentari del territorio di riferimento per dire loro la gravità di questa scelta e per chiedere loro che si attivino per evitarla.
Proponiamo inoltre di inondare gli indirizzi dei parlamentari e degli europarlamentare dell’Italia dei Valori, scrivendo loro il seguente messaggio, a partire da oggi Giovedì 1° Aprile fino a Sabato 3 Aprile, con in oggetto: “Il referendum per l’acqua pubblica deve essere una battaglia comune”“Ho saputo che l’Italia dei Valori ha annunciato di voler procedere a promuovere autonomamente un proprio referendum sull’acqua, nonostante una vastissima coalizione sociale abbia appena depositato tre quesiti referendari per l’acqua pubblica e abbia lanciato l’avvio di una grande raccolta firme.
Voglio che sappiate che ritengo questa scelta gravissima.
Perché irrispettosa di un percorso che tantissime donne e tantissimi uomini come me hanno costruito in questi anni in tutti i territori del Paese.
Perché antepone gli interessi di partito ad un obiettivo grande, condiviso e di civiltà, come quello per l’acqua bene comune.
Chiedo pertanto a tutti voi di recedere immediatamente dal proposito annunciato e di incontrare il Comitato promotore dei quesiti depositati per collaborare alla comune battaglia.”Questi sono gli indirizzi email a cui inviare il messaggio:
barbato_f@camera.it, borghesi_a@camera.it, cambursano_r@camera.it, cimadoro_g@camera.it, digiuseppe_a@camera.it, dipietro_a@camera.it, distanislao_a@camera.it, donadi_m@camera.it, evangelisti_f@camera.it, favia_d@camera.it, formisano_aniello@camera.it, messina_i@camera.it, monai_c@camera.it, mura_s@camera.it, orlando_l@camera.it, paladini_g@camera.it, palagiano_a@camera.it, palomba_f@camera.it, piffari_s@camera.it, porcino_g@camera.it, razzi_a@camera.it, rota_i@camera.it, scilipoti_d@camera.it, zazzera_p@camera.it, FRANCESCOBARBATO81@LIBERO.IT, RENATO.CAMBURSANO@GMAIL.COM, INFO@HELVETIA.BG.IT, DIPIETRO@ANTONIODIPIETRO.IT, INFO@AUGUSTODISTANISLAO.COM, MASSIMODONADI@LIBERO.IT, FABIO.EVANGELISTI@GMAIL.COM, DAVIDFAVIA@HOTMAIL.COM, SEGRETERIA@LEOLUCAORLANDO.IT, FEDERICO.PALOMBA@LIBERO.IT, SERGIO@SCUOLAINMONTAGNA.IT, PIEFFEZETA@TIN.IT
belisario_f@posta.senato.it, giambrone_f@posta.senato.it, fabio.giambrone@libero.it, carlino_g@posta.senato.it, bugnano_p@posta.senato.it, caforio_g@posta.senato.it, detoni_g@posta.senato.it, dinardo_a@posta.senato.it, lannutti_e@posta.senato.it, ligotti_l@posta.senato.it, mascitelli_a@posta.senato.it, pardi_f@posta.senato.it, pedica_s@posta.senato.it, BUGNANO.P@TISCALINET.IT, INFO@GIUSEPPECAFORIO.COM, RUSSO.MI@LIBERO.IT, NELLODINARDO@LIBERO.IT, FABIO.GIAMBRONE@LIBERO.IT, ELIOLANNUTTI@ADUSBEF.IT, AVVLIGOTTI@TISCALI.IT, MASCITE@LIBERO.IT, F.PARDI@CHEAPNET.IT, STEPEDIC@TIN.IT, info@soniaalfano.it, pino.arlacchi@europarl.europa.eu, scrivimi@demagistris.it, vincenzo.iovine@europarl.europa.eu, niccolo.rinaldi@europarl.europa.eu, giommaria.uggias@europarl.europa.eu, gianni.vattimo@europarl.europa.eu, info@italiadeivalori.it, IDV_SEGRETERIA@CAMERA.IT, FBELISA@TIN.IT, FELICE.BELISARIO@SENATO.IT
pubblicato il 1 aprile 2010
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Parte oggi anche in Italia la Campagna internazionale di raccolta di firme per sollecitare i capi di Stato e di Governo del G20 a varare – nel prossimo meeting fissato per giugno in Canada – una tassa sulle transazioni finanziarie il cui gettito possa essere destinato a pagare parte dei costi della crisi innescata dalla finanza speculativa. La tassa – di importo compreso tra lo 0,01 e lo 0,1 per cento di ogni transazione (la “vecchia” Tobin tax cara ad associazioni come Attac) – potrebbe finanziare politiche sociali ed ambientali efficienti e necessarie nei Paesi sviluppati e ridare ossigeno alla cooperazione internazionale per lo sviluppo dei Paesi del Sud mondo, vittime di una crisi della cui genesi non hanno alcuna responsabilità. La Campagna - lanciata oggi in occasione del summit dei Capi di Stato e di Governo dell’UE e del meeting delle Nazioni Unite dedicato a Finanza e Sviluppo – è promossa in Italia da Social Watch (che riunisce Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Ucodep, Fcre, Lunaria, WWF Italia, Acli, ARCI/ARCS, Mani Tese), Sbilanciamoci, Sistema Banca Etica, ATTAC Italia, FIBA CISL, CISL, Consorzio Goel, Lega Missionaria studenti, CVX, Coalizione Italiana contro la Poverta-GCAP Italia, FOCSIV – Volontari nel Mondo, Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare, Valori, AMISnet, Azione Cattolica.
Le firme raccolte saranno inoltrate al governo italiano e in particolare al ministro dell’Economia Giulio Tremonti per chiedergli di farsi promotore, a livello nazionale e in tutte le sedi internazionali appropriate, dell’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Tasse di questo tipo già esistono in alcuni Paesi e l’idea di adottarle su scala globale si sta facendo sempre più strada tra i leader di molti Paesi Europei e non solo. Si stima che tassando dello 0,05% (un valore intermedio nella forbice tra le proposte più severe che puntano allo 0,1 e le più morbide che propongono lo 0,01) ogni compravendita di titoli e strumenti finanziari nella sola UE si potrebbe registrare un gettito tra i 163 e i 400 miliardi di dollari annui, mentre a livello mondiale il gettito sarebbe compreso tra 400 e 946 miliardi di dollari l’anno. Cifre importanti, che permetterebbero agli Stati di colmare gradualmente quelle voragini che si sono aperte nei conti pubblici con i salvataggi delle grandi banche e con le misure di sostegno all’economia rese necessarie per contrastare la pesante crisi economica provocata dagli eccessi della finanza speculativa (secondo stime recenti del Fondo Monetario Internazionale il costo globale della crisi avrebbe raggiunto i 13.620 miliardi di dollari a livello globale). Il gettito di una piccola tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe permettere agli Stati di avere risorse a disposizione per attuare politiche sociali, ambientali e di cooperazione internazionale efficaci ed efficienti e più che mai necessarie visto l’elevatissimo costo sociale della crisi.
pubblicato il 24 marzo 2010
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Comitato verità e giustizia per Genova
Il messaggio dei giudici d’appello, con le 44 condanne per i maltrattamenti e le torture su decine di cittadini detenuti nella caserma-carcere di Bolzaneto nel luglio 2001, è chiarissimo e dev’essere colto immediatamente dalle istituzioni. Tutti i condannati nelle forze dell’ordine devono essere immediatamente sospesi dagli incarichi, in modo che non abbiano contatti diretti con i cittadini; gli Ordini professionali devono agire sui propri iscritti con la sospensione: non è più possibile restare nel terreno dell’ambiguità. Se la Costituzione è una cosa seria, se la tutela dei diritti umani e civili è davvero una priorità, lo Stato deve inviare ai cittadini e ai lavoratori delle forze di polizia un messaggio nitido: l’Italia ripudia i comportamenti che hanno condotto alle condanne di oggi e lo deve dimostrare con atti concreti. Se buona parte delle pene è caduta in prescrizione è solo perché in Italia non ha una legge sulla tortura (reato che per la sua gravità non prevede prescrizione), nonostante l’Italia si sia impegnata oltre vent’anni fa ad approvarne una. Il parlamento ora non ha più scuse: la sentenza di oggi dimostra che abbiamo assoluto bisogno di quella legge.
pubblicato il 6 marzo 2010
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- Martedì 10 febbraio, il tribunale di Roma ha condannato per diffamazione, a otto mesi, il cronista di Liberazione, Checchino Antonini, e il suo ex direttore, Piero Sansonetti. I fatti risalgono al 2005 quando l’allora capo della polizia, De Gennaro, attribuì ottimi voti, relativi al 2001, a due funzionari coinvolti nelle violenze di quell’anno al G8 di Genova. Gigi Malabarba, allora capogruppo al Senato di Rifondazione, denunciò quei criteri di valutazione e di selezione dei quadri di Ps ma fu a sua volta attaccato dalle dichiarazioni dei segretari di alcuni sindacati di polizia che facevano quadrato attorno al Viminale. Liberazione raccontò di quello scontro, tutto interno alla battaglia per verità e giustizia sui fatti di Genova. E per quel racconto si è trovata sulle spalle una denuncia, e poi una condanna. Dopo quasi dieci anni, guai a toccare Genova 2001.Checchino Antonini e Piero Sansonetti sono stati condannati per aver svolto il proprio lavoro come hanno sempre fatto, senza mai aver derogato alla propria serietà professionale.
La solidarietà con i due cronisti ci sembra doverosa. Perché serve oggi a tenere aperti gli spazi per il conflitto sociale, per il diritto di cronaca, per tutte le battaglie di verità e giustizia in quello che, il familiare di una vittima della strage di Brescia, chiama il Paese dei comitati. Doverosa anche per non smettere mai di ricordare cosa è stato il G8 di Genova 2001, quali libertà fondamentali sono state lì violate e quali ragioni di libertà sono state gridate. Da tutti noi.
pubblicato il 15 febbraio 2010
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Associazione Habeshia
Cari amici immigrati residenti in Italia, la politica italiana non trova di meglio che prenderci in giro e giocare con le nostre vite, ne è la prova questa nuova proposta di permesso di soggiorno a punti. In una nazione dove siamo costretti ad attendere un anno per il rinnovo di permesso se l’iter burocratico non si blocca, se per disgrazia ce qualche errore diventano tempi biblici, quindi con la nuova ipotesi di permesso a punti abbiamo solo che da perdere.
Il ministro Maroni, copia male il sistema di altri paesi, “Un rospo che vuole essere elefante” non basta gonfiarsi, ma bisogna avere una struttura corporea che ti permette di esserlo, quindi l’Italia se vuole assomigliare a paesi come il Canada, in vece di copiare solo la piccola parte del sistema, per altro una parte finale di un sistema, perché prima bisogna mettere in atto una serie di politiche sociali, di assistenza con strutture di accoglienza e di accompagnamento del migrante che si vuole integrare, fondi necessari per attuare tale progetto. Cose che in Italia non ci sono. Si vuole avere come si dice “la botte piena con la moglie ubriaca” Italia cerca un immigrato già integrato prima di arrivare, senza un costo alla nazione, o con minor sforzo per lo stato pagando il più alto prezzo sulla propria pelle l’immigrato deve integrarsi, come premio finale avrà un permesso di soggiorno per due anni, non la cittadinanza. Tutto questo con un sistema di una paese in politica migratoria e tra i paesi più arretrati dell’Europa. In un paese che ce un clima di intolleranza verso il migrante spesso fomentato dalla politica, la stessa che pretende un rapido integrazione dello migrante che viene denigrato sotto ogni profilo. La politica italiana si diverte a vederci soffrire!
I requisiti:
1.l’iscrizione al servizio sanitario? Si, ma serve il permesso di soggiorno e il codice fiscale.
2. La conoscenza della lingua italiana? Serve una scuola, con un programma adeguato, con mediatori culturali.
3. La casa con contratto regolare? Servono soldi, permesso di soggiorno, e un proprietario di casa onesto.
4. La conoscenza della Costituzione? Impariamola insieme a tanti italiani, e a certi parlamentari.
5. Mandare figli a scuola? Si, le quote stabilite dalla legge Gelmini permettendo, tutti vogliamo che i nostri figli vadano a scuola.
pubblicato il 6 febbraio 2010
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Assemblea dei lavoratori di Rosarno a Roma
In data 31 gennaio 2010 ci siamo riuniti per costituire l’Assemblea
dei lavoratori Africani di Rosarno a Roma. Siamo i lavoratori che sono stati obbligati a lasciare Rosarno dopo aver rivendicato i nostri diritti. (...) Vivevamo in fabbriche abbandonate, senza acqua né elettricità. Il nostro lavoro era sottopagato. Lasciavamo i luoghi dove dormivamo ogni mattina alle 6.00 per rientrarci solo la sera alle 20.00 per 25 euro che non finivano nemmeno tutti nelle nostre tasche. A volte non riuscivamo nemmeno, dopo una giornata di duro lavoro, a farci pagare. Ritornavamo con le mani vuote e il corpo piegato dalla fatica. (...) Eravamo bastonati, minacciati, braccati come le bestie... prelevati, qualcuno è sparito per sempre. Ci hanno sparato addosso, per gioco o per l’interesse di qualcuno. (...) Non ne potevamo più. Coloro che non erano feriti da proiettili, erano feriti nella loro dignità umana, nel loro orgoglio di esseri umani. Non potevamo più attendere un aiuto che non sarebbe mai arrivato perché siamo invisibili, non esistiamo per le autorità di questo paese. (...) Domandiamo alle autorità di questo paese di incontrarci e di ascoltare le nostre richieste: • domandiamo che il permesso di soggiorno concesso per motivi umanitari agli 11 africani feriti a Rosarno, sia accordato anche a tutti noi, vittime dello sfruttamento e della nostra condizione irregolare che ci ha lasciato senza lavoro, abbandonati e dimenticati per strada. • Vogliamo che il governo di questo paese si assuma le sue responsabilità e ci garantisca la possibilità di lavorare con dignità.
pubblicato il 4 febbraio 2010
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La Sezione Italiana di Amnesty International ha espresso soddisfazione per il fatto che il processo relativo ad azioni realizzate dalla polizia a Napoli nel marzo 2001 in occasione del Global Forum sia giunto alla sentenza di primo grado, emanata il 22 gennaio dal Tribunale del capoluogo campano. La conduzione di indagini imparziali e l’accertamento della verita’ giudiziaria costituiscono infatti importanti strumenti di protezione delle vittime di violazioni dei diritti umani e, al contempo, salvaguardano la reputazione di agenti di polizia erroneamente accusati. Il Tribunale di Napoli ha riconosciuto in primo grado le responsabilità di alcuni agenti e funzionari delle forze di polizia per gli abusi commessi nei confronti dei manifestanti, così confermando la gravità di quanto accaduto in quei giorni, rispetto a cui Amnesty International espresse sin da subito preoccupazione scrivendo all’allora ministro dell’Interno Enzo Bianco e ricordando il diritto di ognuno di manifestare pacificamente, senza timori per la propria incolumità. In questi anni, sottolinea l’organizzazione per i diritti umani, la ricerca della verità non è stata agevolata dall’istituzione di strumenti di monitoraggio, quali una commissione indipendente, o di una commissione parlamentare d'inchiesta, e non sono state espresse da parte delle istituzioni competenti condanne esplicite per quanto accaduto. Un esame attento della sentenza emessa dal Tribunale di Napoli potrà consentire di valutare se un verdetto diverso sarebbe stato possibile in caso di esistenza del reato di tortura e maltrattamenti, mai introdotto nel codice penale italiano nonostante le richieste avanzate da Amnesty International e da vari organismi internazionali. A causa di questa lacuna, a oltre 20 anni dalla ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura da parte dell’Italia, i maltrattamenti commessi dai pubblici ufficiali nell'esercizio delle proprie funzioni vengono perseguiti attraverso figure di reato ordinarie (lesioni, abuso d'ufficio, falso etc.), sono puniti con pene non adeguatamente severe e risultano soggetti a prescrizione. Amnesty International ha espresso più volte preoccupazione per i rischi di impunità delle forze di polizia derivanti dal contesto complessivo, caratterizzato anche dal fatto che l’Italia non si è sinora dotata di meccanismi di prevenzione dei maltrattamenti quali l’introduzione di regole per l’identificazione degli agenti di polizia durante le operazioni di ordine pubblico e l’istituzione di un organismo indipendente di monitoraggio sui luoghi di detenzione.
pubblicato il 25 gennaio 2010
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Il giudice della corte di appello di Napoli ha assolto questa mattina tutti e nove gli attivisti campani imputati dell’accusa infamante di “estorsione aggravata” per le mobilitazioni contro il carovita del 2005. Assolti con formula piena, perchè “il fatto non sussiste”. Viene così riconosciuta la matrice sociale e il carattere assolutamente politico e trasparente di quelle iniziative, che si erano concluse talvolta con l’offerta, da parte della direzione aziendale, di beni di prima necessità distribuiti ai clienti stessi del supermercato.
Nell’autunno del 2005 si svolsero in tutta Italia, ed anche a Napoli, diverse iniziative di mobilitazione contro il carovita che portarono a contrattare con le direzioni di alcuni centri commerciali della grande distribuzione la formalizzazione di alcuni listini prezzi calmierati per i generi di prima necessità aderendo alla campagna dei “Comitati per la Quarta Settimana”.Ecco il video di una delle iniziative “incriminate”:
pubblicato il 12 gennaio 2010
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Rete Migranti Reggio Calabria
La Rete Migranti di Reggio Calabria, costituita da soggettività di varia estrazione culturale, religiosa e politica, comprese le diverse realtà che da anni, soprattutto in questi drammatici momenti, lavorano al fianco dei migranti di Rosarno, ha da sempre denunciato lo stato di degrado, schiavitù e assenza assoluta di diritti in cui si ritrovano i “raccoglitori di arance”.
Una situazione la cui esplosività era ben conosciuta. L’ennesima aggressione fisica subita da uno dei braccianti ha scatenato la loro rabbia spontanea. Questa reazione ha provocato una risposta spropositata, violenta e xenofoba di una parte della popolazione rosarnese che si è sentita autorizzata “al tiro al bersaglio”. Quanto accaduto è l’esemplificazione di uno stato di ingiustizia sociale, sfruttamento e diseguaglianze prodotto anche da politiche nazionali razziste e securitarie che mai come in questo momento si sono rivelate fallimentari e inappropriate.
Degli oltre 1500 migranti impegnati nell’agricoltura locale, al momento solo pochi permangono a Rosarno, in attesa di scappare dalla terra che li ha resi schiavi nonostante fossero il cardine dell’economia di quel territorio: paradossale era la loro unica richiesta, impressa sui muri dell’ex Opera Sila di Gioia Tauro, “Non sparateci addosso”.
La Calabria solidale che da sempre lotta per l’integrazione e l’accoglienza, rifiuta questo stato delle cose e lancia la costituzione di una Rete di Solidarietà nazionale che supporti i migranti, costretti a lasciare il loro tetto d’amianto, la loro baracca, il loro lavoro niente affatto dignitoso e il loro ultimo stipendio per ritrovarsi nuovamente alla ricerca di un futuro che speravano di guadagnarsi in Calabria.
L’eccezionalità di quanto sta avvenendo evidenzia non solo l’incapacità dello Stato di rispondere adeguatamente alla domanda sociale rivolta dai migranti, ma anche come abbia lasciato in maniera incosciente, pericolosa e irresponsabile che a risolvere il “problema” fossero mani mafiose e/o rondiste.
La complessità della situazione in atto a Rosarno, forse non casuale ma comunque pericolosa, necessita di un tempo di analisi prima di un intervento politico. L’assemblea nazionale della Rete Antirazzista, che si terrà a Roma il 24 gennaio, diventa un primo momento per riflettere e rispondere, attraverso un ragionamento collettivo, ad una situazione che oggi si è determinata nella Piana di Gioia Tauro, ma che coinvolge tutta l’Italia rischiando di divenire un pericoloso precedente. Noi parteciperemo all’assemblea di Roma proponendo la convocazione in tempi brevi di un nuovo incontro nazionale da tenersi a Riace, borgo virtuoso dell’ospitalità diffusa e multietnica.
pubblicato il 11 gennaio 2010
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Rete antirazzista di Cosenza
In questo momento di forte tensione esprimiamo tutta la nostra
indignazione perquanto sta accadendo nella piana di Gioia Tauro.
Per decenni, in Calabria, la questione migranti è stata
sottovalutata e, in particolare a Rosarno, dove migliaia di
persone quotidianamente vengono sfruttate ed umiliate anche se
dal loro lavoro dipende lo sviluppo del settore agricolo.
Le responsabilità sono da individuare a tutti i livelli politici ,
compreso quello regionale con Loiero in testa, che si è limitato
ad interventi tampone in clima di emergenza.
Quello che più ci indigna è che in queste ore molto spazio
viene dato alla rivolta dei migranti per le strade di Rosarno
senza una indagine approfondita circa le cause: ingiustizia
della Bossi-Fini in primis e le condizioni disumane di vita
dei migranti. Comprendiamo le ragioni dei cittadini di Rosarno
ma non possiamo tacere sulle aberranti condizioni in cui versano
migliaia di migranti nella piana, costretti a lavorare per pochi
spiccioli nella più totale precarietà, a dormire in luoghi
malsani, soggetti al ricatto dei caporali.
A partire da queste considerazioni la rete antirazzista di
Cosenza chiede che si ponga fine a questa guerra fra poveri
e si appella al buon senso dei Rosarnesi, ai quali si chiede
uno sforzo di comprensione per le condizioni in cui vivono
queste persone vessate da politiche razziste e xenofobe.
La gravità del momento impone una riflessione lucida e pacata
sulla situazione attuale al fine di ripristinare la civile
convivenza posta sotto assedio dalle politiche xenofobe
e razziste del Governo. Ci si auspica che tutta la Calabria
scenda in piazza per manifestare la solidarietà ai migranti
e per dire basta a questa infinita ingiustizia.
Lanciamo pertanto un appello ad associazioni, organizzazioni,
partiti, istituzioni, singoli cittadini, organizzazioni
di categoria che vogliono costruire realmente una Calabria
migliore perchè partecipino, tutti, all’incontro pubblico
che si terrà a Rosarno domenica 10 gennaio 2009 alle ore 14.00.
pubblicato il 9 gennaio 2010
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